Il caso del parroco trasferito

Don Luigi si difende: «Mai preso soldi»

Trasferito dalla sua storica parrocchia di Tramontone, il sacerdote ha replicato ai pettegolezzi messi in giro sul suo conto

Attualità
Taranto sabato 12 agosto 2017
di La Redazione
don Luigi Trivisano ha respinto i pettegolezzi circolati su presunti maneggi di denaro
don Luigi Trivisano ha respinto i pettegolezzi circolati su presunti maneggi di denaro © tbs

TARANTO - «Alcune persone praticanti della chiesa hanno messo in giro delle voci diffamatorie nei miei riguardi ma io non mi sono mai appropriato di denaro della parrocchia».
A parlare è don Luigi Trivisano, parroco della chiesa San’Egidio di Tramontone, che stamattina, nel corso di una conferenza stampa, si è difeso dalle accuse. In realtà si tratta di “voci”, come lui stesso le ha definite, relative ai fondi raccolti per la ristrutturazione del tetto della parrocchia. Tra pochi giorni lascerà la Sant’Egidio. Sarà al fianco di don Luigi Larizza (altro sacerdote della diocesi tarantina finito recentemente al centro delle polemiche) alla chiesa Sacro Cuore. Un trasferimento che, per quel che risulta a TarantoBuonasera, sarebbe dipeso esclusivamente dalle sue condizioni di salute e non da altro.
La storia di don Luigi Trivisano parte nel lontano 1986. «Fui incaricato dall’arcivescovo Motolose di costruire in questa zona una parrocchia da intitolare al santo tarantino, Egidio. Giovanissimo ma con idee chiare e molta fede accettai l’incarico; con l’aiuto di Dio e con un sostenuto gruppo di parrocchiani, a cui va buona parte del merito, creammo in una villetta la parrocchia. Con il passare del tempo la comunità crebbe e si sentì l’esigenza di costruire l’attuale chiesa con annesse opere parrocchiali, sempre con l’aiuto del Signore e con il sostegno spirituale ed economico dei parrocchiani, che li porto sempre nel cuore, siamo riusciti nell’intento.
Tutto ciò mi è costato due infarti e due operazioni alla colonna vertebrale ed un esborso finanziario per sostenere le spese correnti ed il mutuo. La comunità parrocchiale e i tarantini tutti devono sapere, se non lo sanno già - ha aggiunto don Luigi - che alcune persone praticanti della chiesa, hanno messo in giro delle voci diffamatorie nei miei riguardi, o meglio la cosa più eclatante e che mi sia appropiato di denaro della parrocchia. Non sono proprietario di immobili, non ho conti in banca, titoli di stato e altri valori. La mia cultura di uomo e di parroco, ha da sempre abolito le calunnie, pettogolezzi e cattiverie nei confronti altrui, perchè convinto che il bene prevalga sul male. Nel febbraio 2015 iniziò il mio calvario per un’invalidità che mi costrinse a camminare con il deambulatore. Il vice parroco ritenne opportuno costituire un comitato formato da laici della parrocchia per raccogliere fondi per la ristrutturazione del tetto. A maggio 2015 - ha proseguito il parroco - fui costretto ad un intervento all’Humanitas di Milano per cui mi assentai alcuni mesi. Al mio rientro continuai a celebrare sempre con l’ausilio del deambulatore. Nel 2016, poi, casualmente, arrivò in parrocchia un estratto conto dal quale si evinceva che non era il conto della parrocchia, ma che ne era stato aperto uno ex novo dal vice parroco. Mi misi in all’erta e chiamai subito sua Eccellenza (l’arcivescovo mons. Santoro, ndr) mettendolo a conoscenza. Lui mi rassicurò dicendomi che aveva autorizzato il vice per l’apertura del conto. In chiesa è stato da sempre esposto il bilancio delle offerte date dai fedeli per il tetto. Alcuni giorni fa qualcuno ci ha scritto sopra: “e il resto?” qualcuno non contento ha scritto: “chiedetelo a don Luigi!”. Ecco perchè ho deciso di recarmi in banca per chiedere la movimentazione dei due conti intestati alla parrocchia, ma mi è stato negato più volte quello in riferimento al tetto. Il consiglio per gli affari economici su delibera - ha sottolineato don Luigi Trivisano - mi ha dato mandato per intraprendere azioni legali per porre fine sia alle diffamazioni e per il mancato accesso alla movimentazione del conto corrento per la ristrutturazione del tetto. Detto questo vorrei andare via a testa alta e dignitosamente. Quindi se qualcuno vuole aggiungere qualcosa parli ora pubblicamente. Ciò che mi ha spinto ad essere qui oggi è che mi preme lasciare l’incarico di parroco e la parrocchia con la maggiore trasparenza possibile senza punti d’ombra, che è sempre stata la mia priorità, questo per permettere al mio successore di proseguire in condizioni di serenità amministrativa».

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