L'editoriale

Una visita storica, ma porti dei frutti

Mattarella a Taranto

Attualità
Taranto domenica 17 settembre 2017
di Enzo Ferrari
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella © n.c.

TARANTO - L’arrivo del Presidente della Repubblica è uno di quegli eventi che resteranno nella storia di questa città. Sergio Mattarella non è il primo e non sarà certamente l’ultimo Capo di Stato a toccare il suolo della Città dei Due Mari. Questa visita, però, ha un carattere molto speciale. Mai, infatti, un Presidente aveva inaugurato a Taranto l’anno scolastico e Mattarella - come ha iniziato a fare già negli scorsi in altre parti d’Italia - ha scelto di farlo in una scuola simbolo di un quartiere simbolo della città: l’istituto comprensivo Pirandello del quartiere Paolo VI. Una periferia che è il crogiuolo dove si mescolano disagi profondi insieme a grandi opportunità di crescita e nella quale è molto forte il contributo sociale offerto dalle agenzie educative, come scuole e parrocchie, e dai tanti operatori e volontari che ogni giorno spendono il proprio tempo al servizio della comunità. Difficilmente vedremo a Taranto un altro presidente inaugurare ancora un anno scolastico. Ecco perché l’evento di lunedì 18 settembre è di portata storica. Al presidente Mattarella va riconosciuto l’enorme merito della scelta compiuta, una scelta che dimostra la sua grande sensibilità verso le terre più problematiche e le genti meno fortunate. La presenza di Mattarella a Paolo VI non deve però essere solo un evento di passaggio. È importante che sia un seme che germogli e porti dei frutti: per la gente del quartiere, che lunedì si sentirà più orgogliosa e protagonista; per i giovanissimi studenti, che potranno sentirsi più consapevoli dell’importanza del percorso scolastico per la loro crescita di cittadini attivi; per la città intera, che anche attraverso una giornata simbolica come questa potrà trovare energie morali e culturali per risollevarsi; per le istituzioni tutte - locali e centrali - dalle quali si pretende la stessa efficienza, lo stesso impegno, la stessa determinazione profusi per allestire questo evento anche per affrontare le emergenze più decisive per il futuro di Taranto e dei tarantini.
Non dimentichiamo che proprio le estenuanti dilazioni negli interventi per risolvere la vertenza Ilva hanno acuito i conflitti sociali e inasprito le relazioni all’interno di questa città lacerata e smarrita in un senso di indeterminatezza che non offre orizzonti definiti.
Di tutto ciò, Paolo VI è un quartiere simbolo: nato per mano dell’allora Italsider, ha rappresentato le speranze e le illusioni di una città che si sentiva proiettata nel futuro. E poi ne ha anticipato disillusione, contraddizioni, disagi.
Oggi, nella crisi del presente e nell’incertezza del futuro, questo quartiere - che proprio l’anno scorso ha celebrato i suoi cinquant’anni di vita - si ritrova ad essere nuovamente protagonista.
Con l’entusiasmo delle sue scuole, dei suoi ragazzi e dei suoi insegnanti: che sia il simbolo di una nuova ripartenza.
Per questa opportunità non possiamo che dire: grazie, Presidente.

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