Luigi Cimolai parla della copertura dei parchi minerali

«A Taranto più difficile che a Chernobyl»

L'acciaio necessario prodotto dall'Ilva sarà lavorato in Friuli

Attualità
Taranto giovedì 15 febbraio 2018
di La Redazione
Un rendering della copertura parchi dell'Ilva
Un rendering della copertura parchi dell'Ilva © n.c.

«Sarà un’operazione più complessa della protezione della centrale di Chernobyl». Parole più che eloquenti quelle con cui Luigi Cimolai, presidente dell’omonima azienda, ha descritto al Corriere della Sera la copertura dei parchi minerali dell’Ilva, opera titanica affidata proprio alla Cimolai S.p.A.
«Le costruzioni — ha continuato l’ing. Cimolai — copriranno il Parco minerale e il Parco fossile. E l’operazione sarà più complessa di quanto non lo sia stato il nostro intervento a Chernobyl, perché a Taranto, durante le operazioni, l’Ilva non potrà fermarsi». Il gruppo Cimolai, ricorda il Corriere, 500 milioni di fatturato e 3 mila dipendenti, ha da poco iniziato i lavori a Taranto: la copertura dovrà evitare che nei cosiddetti Wind Days le polveri raggiungano il quartiere Tamburi. Lo scorso primo febbraio è partita la copertura del Parco minerale, dal primo giugno partirà quella del Parco fossile: saranno completati in 24 mesi, nel 2020. L’investimento complessivo è di 300 milioni di euro, a carico di Am Investco; ma la somma sarà anticipata dall’amministrazione straordinaria di Ilva, attingendo ai fondi dei Riva sequestrati dalla Procura di Milano, e poi rimborsata da Am Investco entro 90 giorni dalla definitiva acquisizione dell’Ilva. Il gruppo Cimolai, oltre che la copertura a protezione della centrale nucleare di Chernobyl, ha realizzato anche le paratoie per il raddoppio del Canale di Panama e due stadi dei prossimi mondiali in Russia (a Volgograd e Nižnij Novgorod). E nel 2024 completerà la costruzione del più grande telescopio del mondo, alto 80 metri, in Cile. «Per Taranto utilizzeremo una media di 200 operai sul cantiere pugliese e 250 negli stabilimenti friulani». «Per avere un’idea, l’impatto visivo sarà per estensione simile a quello della stazione dell’Alta velocità di Reggio Emilia, con un’altezza doppia». Per la copertura servirà molto acciaio, 60 mila tonnellate. Prodotto a Taranto, ma lavorato in Friuli Venezia Giulia. Si poteva evitare un doppio viaggio di mille chilometri? «Nelle vicinanze di Taranto non c’erano aziende con una capacità produttiva da 150 mila tonnellate all’anno, necessarie per un’opera del genere. Né era possibile mettere in piedi qualcosa di temporaneo: sarebbe costato 50 milioni, il trasporto ne costa 4». Trasporto che potrebbe essere effettuato anche in maniera non tradizionale: su nave o su treno, rispetto alla consueta gomma.

Lascia il tuo commento
commenti