Il dramma del lavoro

Ilva, l’ultimatum dei “giganti”. Le foto di ieri

Taranto bloccata ieri dalla protesta dell’indotto. “Soldi entro venerdì o è caos”

Cronaca
Taranto mercoledì 11 febbraio 2015
di Giovanni Di Meo
Il Sindaco Ippazio Stefàno incontra gli autotrasportatori © Renato Ingenito

“Se non arrivano soldi entro venerdì, la lotta sarà ancora più dura”, dice Vladimiro Pulpo, uno dei capi della protesta. “Rischiamo di non avere più il controllo della situazione” ammette il presidente di Confindustria, Enzo Cesareo, che nota come “in banca non accettano rassicurazioni”. Perchè solo quelle ci sono, per ora, per gli autotrasportatori dell’indotto Ilva. Che ieri mattina, con una quarantina di mezzi pesanti, hanno bloccato Taranto, con una marcia dalle statali 7 e 106 culminata sotto Palazzo di Città, dove hanno simbolicamente consegnato le chiavi dei tir al sindaco. Ippazio Stefàno, da parte sua, ha riportato le ‘rassicurazioni’ arrivate dal sottosegretario Delrio. Ma servono fatti, dicono i manifestanti.

I rappresentanti della categoria rivendicano il pagamento dei sette mesi di stipendi arretrati perchè non hanno nemmeno le risorse per acquistare il carburante e devono far fronte anche a un indebitamento finanziario con gli istituti di credito provocato da questa situazione.

“Le banche – ha precisato Giacinto Fallone, uno dei portavoce – hanno già chiesto a molti imprenditori di Taranto il rientro per tutte le fatture non onorate dall’Ilva. Praticamente stanno ponendo in fallimento le imprese e in povertà i titolari e soci che hanno garantito con i propri beni personali i fidi bancari”. Ieri il Comitato degli autotrasportatori, dopo una riunione nella sede dell’associazione degli industriali, aveva annunciato che si prevedono "ulteriori manifestazioni ed azioni anche clamorose che andranno avanti fino all’ottenimento di garanzie e risposte certe". L’Ilva ha un debito di 15 milioni di euro nei confronti degli autotrasportatori e circa 170 milioni di euro complessivamente nei confronti delle aziende dell’indotto. I prossimi passi? Possibile una manifestazione a Roma. Ma non solo. Se “l’ultimatum” - soldi entro venerdì - non sarà rispettato, il blocco del Siderurgico di Taranto potrebbe essere l’arma finale di una categoria allo stremo.

“Chiediamo scusa alla città, che però deve capire quanto sta accadendo. Rischiamo il tracollo. Personalmente mi auguro un intervento del Prefetto, perchè si rinegozi il rapporto con l’Ilva” spiega uno dei manifestanti, Arduino Vecchione. E da Genova arrivano notizie di un vasto incendio nell’area del molo proprio del Siderurgico. L’Ilva brucia.

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