La città del futuro

L’Ospedale Militare? Può diventare il Policlinico

La proposta per utilizzare le aree oltre il Muraglione

Cronaca
Taranto lunedì 20 marzo 2017
di Giuseppe Mazzarino
L'ospedale militare di Taranto
L'ospedale militare di Taranto © Tbs

«Che cosa c’è dietro quel Muraglione, che amputa buona parte di Taranto della vista del Mar Piccolo? Prima di dibattere se “abbatterlo” o meno (e poi: a spese di chi? e per che farne dell’ingentissimo materiale di risulta?), cerchiamo di capirlo.

Dal centro verso la periferia, il Muraglione inizia con l’Ospedale militare (già marittimo), poi recinge l’Arsenale, ed arriva quasi al ponte di Punta Penna (ponte Aldo Moro, se vogliamo essere precisi), dove c’è un’altra area militare, dell’Aeronautica, stavolta: l’ex idroscalo. Sono tra le poche aree verdi sopravvissute al sacco di Taranto: fuori delle zone militari, si è salvato solo il Peripato. Tutto ciò che doveva essere nei vari piani regolatori giardini, aiuole, piazze è stato cementificato.

L’Ospedale militare: immenso, nel cuore di Taranto Nuova, con grandi viali, piazzette, portici, padiglioni anche in abbandono e taluni in dissesto, perché ormai è sovradimensionato dopo la fine della leva obbligatoria. Ma chiunque abbia dato un’occhiata ad una Facoltà di Medicina appena lo vede lo cataloga: un Policlinico. La Difesa e la Marina, notoriamente, sono più che disponibili ad avviare un discorso con gli enti locali e con l’Università per un uso comune dell’enorme struttura (e dei suoi enormi spazi); magari ottenendo un più piccolo ma funzionale presidio sanitario nell’area della nuova base navale, in Mar Grande.

Quanto all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, si sa che la sua Facoltà di Medicina è sovraffollata e scoppia; e piuttosto che perdere studenti (e relative tasse) e cattedre (e relativi professori) avrebbe tutto l’interesse ad aprire a Taranto una “sua” seconda sede, con relativo Policlinico. Una struttura necessaria per Taranto, che ha fame di posti letto, ma ancor più necessaria perché in un Policlinico universitario si cura sì, ma soprattutto si insegna e si fa ricerca. E di insegnamento universitario in sede Taranto ha un disperato bisogno se vuole davvero avere prospettive di sviluppo e se vuole frenare la corsa fuori sede di generazioni e generazioni di studenti universitari, con un costo economico per le famiglie (e per gli esercizi commerciali tarantini) pesantissimo, ed un non meno pesante costo di frattura sociale e di perdita della memoria.

Medicina, poi, è un corso lungo e costoso: oggi i ceti più modesti, con l’aggravamento ormai decennale della crisi (che a Taranto poi ha colpito più duramente che altrove), non sono in grado di avviare i figli alla professione medica, mantenendoli fuori sede. L’ascensore sociale, già inceppato nell’ultimo quindicennio/ventennio, rischia di fermarsi definitivamente. Ma l’Università, dicevamo, fa anche ricerca, non solo didattica: e allora a Taranto dovrebbero esserci centri di eccellenza, magari proprio in quell’auspicabile Policlinico, in due specialità che hanno purtroppo una stretta correlazione col territorio: l’oncologia (sappiamo che l’inquinamento è uno dei fattori di incremento dei tumori) e la medicina del lavoro (dove c’è la massima concentrazione industriale di tutto il Sud c’è purtroppo più materia di studio, non solo di cura, di malattia da lavoro).

E se davvero Taranto dovesse diventare, come aveva annunciato il governo Renzi qualche mese fa, il punto di arrivo in Italia unico, o comunque principale, dei profughi e migranti soccorsi in mare, oltre ad allestire le strutture di ricovero e di ospitalità bisognerebbe dotare Taranto di un centro di ricerca e cura di eccellenza relativo ad epidemiologia e morbi esotici. Gli interlocutori sono quattro: il Comune in primo luogo; l’Università; la Regione (che ha competenza sui posti letto); il governo, soprattutto ma non solo a livello di ministero della Difesa. Ecco, piuttosto che dividerci sull’abbattimento del Muraglione, cominciando a sapere che cosa c’è dietro e a che cosa potrebbe essere destinato possiamo progettare come riempirlo e “valorizzarlo”. Non solo esteticamente, magari con i murales sul lato esterno. 

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I commenti degli utenti
  • Piero nasole ha scritto il 21 marzo 2017 alle 16:14 :

    Magari ,è una grande occasione,anziché spendere quei 56 milioni di € previsti per il nuovo ospedale S.Cataldo.Suggerirei anche che gli ingressi entrate ,uscite,siano gestiti dalla marina militare.MAGARI PERTARANTO ! Rispondi a Piero nasole

  • Laura Carano Terracciano ha scritto il 20 marzo 2017 alle 14:23 :

    Magari potessimo ottenere quanto prospettato ma Taranto si lascia soffiare le sue potenzialita da le altre cittá del sud compresa Bari forse perciò si dice che San Cataldo è amico dei forestieri . Perciò andiamo prima di tutto a fare un discorso molto serio con San Cataldo! Rispondi a Laura Carano Terracciano

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