Dopo il Blitz Piovra

Racket delle cozze, in 36 a processo. I nomi

Stamattina la decisione del Gup

Cronaca
Taranto venerdì 21 aprile 2017
di La Redazione
Il racket delle cozze, blitz Piovra 2 - Respect
Il racket delle cozze, blitz Piovra 2 - Respect © Tbs

Ventotto saranno processati con il rito ordinario (1 giugno) e sette con l’abbreviato (4 maggio).

Solo uno ha patteggiato la pena. Sono i numeri dell’udienza preliminare per i processi “Piovra” e “Piovra 2 -Respect”, che si è tenuta stamattina dinanzi al gup dott. ssa Paola Incalza. Tredici le persone arrestate nell’aprile del 2016 per aver imposto il pizzo ai mitilicoltori e immesso prodotti ittici non controllati nel mercato.

Si tratta di Damiano Ranieri, di 51 anni, che avrebbe capeggiato l’organizzazione, del fratello 36enne Giovanni Ranieri, del 51enne Cosimo Blasi, e suo figlio Nicola, 33enne, del 42enne Massimo Ranieri, del 44enne Massimo Russo, del 52enne Domenico D’Arcante, del 57enne Giuseppe D’Arcante, il 31enne Salvatore D’Oronzo, del 26enne Angelo Blasi, del 39enne Antonio De Giorgio, del 61enne Michele De Giorgio e del 33enne Christian Morrone. Altre sei sono state arrestate a febbraio scorso, sempre da carabinieri e da guardia costiera.

Si tratta del 42enne Massimo Ranieri, del 27enne Cosimo Ranieri, del 31enne Rodolfo Fiorino, della 42enne Elisa Scrima e Cosimo e Simone Ranieri, gemelli di 19 anni. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Salvatore Maggio, Fabrizio Lamanna, Maurizio Besio, Marino Galeandro, Adriano Minetola, Pasquale Blasi, Nicola Cervellera, Marcello Ferramosca, Massimiliano Scavo. Pietro Putignano, Armando Amendolito, Giuseppe D’Ippolito, Gianluca Sebastio, Gaetano Melucci, Patrizia Boccuni, Fiorella Gargaro, Enzo Sapia, Diego Colucci, Francesco Lentini, Giuseppe Gentile, Dionigi Rusciano. Le indagini sono state avviate nel 2014 e hanno consentito di denunciare numerose persone e delineare un collaudato meccanismo di imposizione di “guardiania fittizia” sulle coltivazioni di mitili, i cui operatori che non soggiacevano al gruppo subivano danneggiamenti e furti. Il prodotto, secondo quanto riferito dagli investigatori, veniva poi immesso sul mercato grazie a commercianti compiacenti, che evitavano gli obbligatori controlli igienico-sanitari, vendendo anche i datteri di mare.

L’attività investigativa è stata supportata da riprese eseguite con teleobiettivi e da registrazioni captate con microfoni collocati anche a bordo di imbarcazioni.

Lascia il tuo commento
commenti
Le più commentate
Le più lette