Il protocollo

Parto in anonimato: in ospedale ora si può

Un servizio per le gestanti in difficoltà

Cronaca
Taranto lunedì 17 luglio 2017
di La Redazione
Il dottor Oronzo Forleo © Studio R. Ingenito

TARANTO - Dopo la “Culla per la vita”, ecco la possibilità di partorire in anonimato. Nei giorni scorsi è stato infatti firmato un protocollo operativo tra il Tribunale per i minorenni, la Procura della Repubblica e la Asl. Il protocollo definisce una serie di servizi per le donne che vogliano partorire in assoluto anonimato e si occupa di eventuali altre situazioni di pregiudizio per il neonato.
Il parto in anonimato non è una novità poiché l’ordinamento italiano già prevede il diritto di non riconoscere il neonato come figlio e di mantenerne la segretezza del parto. Il protocollo vuole prevedere però anche le procedure operative per consentire l’esercizio del “diritto a conoscere le proprie origini” da parte del figlio maggiorenne che è stato adottato. Materia questa che ultimamente ha subito profonde innovazioni giurisprudenziali che hanno garantito questo diritto.
Il protocollo esamina tutti i casi particolari per fornire agli operatori del settore gli strumenti adeguati per una univoca capacità organizzativa e di risoluzione di questo tipo di problematiche.
Ad esempio, il protocollo defnisce i servizi e le modalità operative nel caso in cui ci si trovi di fronte a donne straniere che richiedono l’intervento di mediatori culturali adeguatamente preparati. Oppure ci si preoccupa di donne con difetti sensoriali e con limiti di comprensione o di donne con problematiche psichiatriche e quelle con incertezza della volontà di abbandonare il proprio figlio.
Il grande valore del protocollo è comunque quello di aver riunito strutture complesse diverse, quali appunto il Tribunale per i minorenni, la direzione generale a la direzione sanitaria della Asl e le unità operative complesse di Neonatologia e di Ostetricia e ginecologia e il Rischio clinico. A firmare il protocollo sono stati il direttore generale della Asl, Stefano Rossi, il direttore medico del Poc SS Annunziata, Maria Leone, Marcello Chironi per il rischio clinico, Letizia Marra per la Ginecologia, il direttore della Terapia intensiva neonatale Oronzo Forleo, i magistrati Antonella Montanaro Bina Santella, in prima linea nela varare questo progetto grazie anche al contirbuto delle assistenti sociali del Santissima Annunziata, Ada Acquaviva e Italia Di Maggio.
Da sottolineare, per la riuscita del progetto e per la celerità con la quale è stato realizzato, la consolidata vicinanza tra il Tribunale per i minorenni e la Terapia intensiva neonatale che già operano in grande sinergia per le problematiche dei “neonati difficili”.
Il parto in anonimato ripropone infatti il tema della “Culla per la vita”, un servizio già da tempo presente in ospedale grazie al quale, sempre in anonimato, si può lasciare in mani sicure un neonato da abbandonare oppure si possono lasciare messaggi di richieste di aiuto che saranno acquisite dal dottor Forleo e dal suo team. Un modo per offrire alle gestanti un percorso diverso rispetto all’aborto.
Un modello operativo di successo per la comunità e gli operatori che rappresenta un ottimo esempio della qualità del lavoro congiunto svolto con un’unica finalità: il raggiungimento del bene comune attraverso servizi socio-sanitari di grande civiltà.

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