Interrogato l'aggressore del pronto soccorso

Perizia psichiatrica per Giovanni Maggio

L'autore del gesto che ha ridotto in fin di vita una donna di 73 anni ha fatto scena muta davanti al giudice

Cronaca
Taranto sabato 12 agosto 2017
di La Redazione
Un fotogramma estratto dal video delle telecamere di sorveglianza: Maggio è proprio a pochi centimetri dalla barella dove era adagiata la sfortunata paziente.
Un fotogramma estratto dal video delle telecamere di sorveglianza: Maggio è proprio a pochi centimetri dalla barella dove era adagiata la sfortunata paziente. © tbs

TARANTO - Scena muta questa mattina davanti al giudice Gilli; rinuncia al ricorso al Riesame; quindi, in sede processuale, la richiesta di perizia psichiatrica. è questa la strategia difensiva studiata dall’avv. Cosimo Romano, legale di Giovanni Maggio, il 42enne tarantino fermato per la drammatica aggressione al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata.
Maggio è stato catturato nella tarda serata di mercoledì, 9 agosto, dai poliziotti della Squadra Mobile guidati dal dirigente Carlo Pagano; il decreto di fermo è stato firmato dal pubblico ministero Maria Grazia Anastasia.
Difficile che si trovi un movente, in questa storia assurda che lascia, al di là della rapida cattura del sospettato, più di un motivo di inquietudine. L’ipotesi è quella di un raptus, rafforzata da quella prescrizione a cui in passato Maggio si sarebbe sottratto di rivolgersi alle cure del Cim, il Centro di Igiene Mentale.
Sono stati gli stessi vertici della Questura, in testa il questore Schimera, a ricostruite cosa è accaduto in quei tremendi minuti della notte tra martedì e mercoledì.
«L’attività di indagine, condotta in relazione alle lesioni gravissime riportate da una anziana donna di 73 anni mentre si trovava sotto osservazione presso il pronto Soccorso dell’Ospedale Ss Annunziata di Taranto, ha consentito di acquisire gravi elementi a carico del fermato, ritenuto responsabile di aver compiuto atti diretti in modo non equivoco a cagionare la morte della predetta donna, colpendola alla tempia destra e conficcandole in profondità nel cranio un oggetto contundente sottile e acuminato provocandole così un vastissimo ematoma cranico, con l’aggravante di avere approfittato di circostanze di tempo, luogo e persona, in relazione all’età avanzata e allo stato patologico della vittima».
La fase della violenta aggressione alla donna «la si è di fatto ricavata dalla visione di alcune telecamere presenti all’interno della struttura - è stato spiegato - che hanno consentito di ricostruire seppure solo in parte gli spostamenti del fermato, ma che una volta messi in strettissima correlazione logico-temporale con gli eventi ricostruiti mediante le dichiarazioni rese da alcuni persone presenti nelle immediate vicinanze della stanza ove giaceva la vittima, hanno consentito in ultimo di addebitare all’uomo la responsabilità per l’avvenuta aggressione». Maggio, «disteso su un fianco in una delle salette di attesa, dopo essersi improvvisamente svegliato, e dopo aver mimato ripetutamente il gesto di colpire con violenza qualcuno, è uscito velocemente dalla stanza in cui si trovava, con la mano sinistra nella tasca del suo Gilet (la medesima tasca dove si è potuto ricostruire era solito nascondere un cacciavite), portandosi all’interno della sala, poco distante, in cui giaceva la donna, e dalla quale poi, rapidamente si è allontanato per recarsi presso la saletta del triage e raggiungere poi l’uscita del Pronto Soccorso, allontanandosi definitivamente».
Indosso al fermato sono stati anche ritrovati una serie di documenti, «da lui gelosamente custoditi in tasca» relativi a precedenti denunce da lui sporte nei confronti di una serie di persone per presunte aggressioni e minacce subite, ed in relazione alle stesse, una serie di schede di accesso al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Taranto, dove Maggio si era recato allo scopo di farsi refertare. Nel 2008 Maggio era stato denunciato dalla moglie, che aveva minacciato proprio con un cacciavite.

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