Il caso

Pet coke: le polemiche sulla nave

La GH Rich Wall al molo polisettoriale

Cronaca
Taranto sabato 12 agosto 2017
di La Redazione
Una veduta del porto di Taranto
Una veduta del porto di Taranto © Tbs

TARANTO - Il caso Pet Coke tiene banco. è al molo polisettoriale la Gh Rich Wall con il suo carico di 53mila tonnellate di Pet Coke. Come scritto da Luciano Manna (PeaceLink) su Facebook, “lo scarto di produzione tra i più tossici e cancerogeni esistenti ce lo porta dal Texas, Usa, dal porto di Houston. Questo scarto derivante le attività di raffineria, qualche anno fa era reputato semplicemente rifiuto da smaltire, sino a quando il governo Berlusconi autorizzò per legge che il pet coke, con una determinata caratteristica chimica, diventasse combustibile.
Dove viene utilizzato questo pet coke?
Lo abbiamo chiesto più volte, nessuno ha ritenuto giusto informarci, ma sappiamo che Ilva non può né usarlo né detenerlo, Cementir ha l’area a caldo spenta. Certo una cosa è sicura, per far arrivare 53mila tonnellate dagli Usa (un quantitativo per i traffici marittimi molto contenuto) questo pet deve fruttare molto e questo può avvenire solo se utilizzato come combustibile, trovo impensabile che un petroliere americano spenda soldi per smaltirlo in Italia e non nel suo paese.
Andrà in qualche cementificio lucano, forse”. A gestire il carico è l’agenzia Carmed (famiglia Caramia).
Sul caso si registra un’interrogazione del consigliere regionale Gianni Liviano: al presidente della giunta regionale, Michele Emiliano, ed all’assessore all’Ambiente Caracciolo il consigliere regionale tarantino chiede se “le operazioni di scarico, trasbordo, movimentazione, trasporto, deposito e utilizzo finale, sono state effettuate rispettando tutte le misure di sicurezza necessarie al fine di non fare incorrere rischio all’ambiente e alla salute umana; tenendo conto che una prescrizione Aia impedisce l’uso del pet coke da parte dell’Ilva e che lo stabilimento Cementir ha una parte degli impianti fermi, di verificare la destinazione di tale carico e in particolare di poter comprendere se, una volta scaricato nel Porto, il carico di pet coke venga stoccato in un sito sul territorio o se viene trasportato in altri siti”.
Ancora, Liviano chiede di “verificare altresì se, in caso di stoccaggio sul territorio, il sito utilizzato ha le autorizzazioni necessarie” e “di escludere che questo ulteriore scarico di petcoke nel porto di taranto precluda ad una trasformazione del porto di Taranto, città già alle prese con gravissime problematiche ambientali e sanitarie, in hub per lo scarico di pet coke”.

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