Le indagini

Troppo grave la ferita subita, è morta la donna ferita in ospedale. Ora è omicidio

Si aggrava la posizione di Giovanni Maggio

Cronaca
Taranto domenica 13 agosto 2017
di La Redazione
Giovanni Maggio accanto alla barella dov’era la povera donna
Giovanni Maggio accanto alla barella dov’era la povera donna © Tbs

È morta la notte scorsa la donna di 74 anni aggredita il 9 agosto scorso mentre era in osservazione in una delle salette d’attesa del Pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto.

Troppo grave la ferita subita: la povera donna era stata colpita con un oggetto contundente alla testa, con ogni probabilità un cacciavite come emerso dalle indagini della Polizia. A sferrare il colpo mortale il 42enne pregiudicato Giovanni Maggio, che successivamente si è dato alla fuga, interrotta poi dagli agenti della Questura di Taranto. Maggio, dopo un lungo e complesso interrogatorio, è stato sottoposto a fermo. Decisive le riprese del sistema di videosorveglianza, ma fondamentali ai fini investigativi si sono rivelate anche le dichiarazioni di alcuni testimoni. Il gip Vilma Gilli ha convalidato il provvedimento restrittivo, al termine dell’udienza di convalida di ieri, disponendo la custodia cautelare in carcere. Maggio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Dalle indagini è emerso che il tribunale aveva imposto al 42enne di avviare un percorso di cura con il Centro di igiene mentale e con il Sert.

L’uomo, che secondo quanto ricostruuto dagli investigatori avrebbe agito in preda ad un raptus, era già stato accusato in passato di tentato omicidio e nel 2008 fu denunciato da sua moglie, che aveva subito un’aggressione proprio con un cacciavite. La anziana donna, vittima di Maggio era stata inizialmente dichiarata morta cerebralmentea seguito delle ferite riportate, ma un piccolo segnale vitale rilevato dagli esami strumentali aveva indotto i sanitari a interrompere il periodo di osservazione. La notte scorsa il decesso. Per Maggio la contestazione viene modificata da tentato omicidio in omicidio volontario. “La ricostruzione di quanto accaduto mercoledì sera nella sala d’attesa del Santissima Anniunziata di Taranto è agghiacciante.

Così come è sconcertante sapere che l’uomo che ha colpito l’anziana portandola in fin di vita, pregiudicato per avere aggredito la moglie nel 2008, era solito girare con un cacciavite in tasca. E’ certamente doveroso capire per quale motivo una persona tanto pericolosa abbia potuto agire con tale violenza in un ambiente pubblico e protetto, quale dovrebbe essere un ospedale, ma è altrettanto importante sapere cosa si sia fatto, o meglio se qualcosa sia stato fatto, per fermare per tempo un individuo probabilmente affetto da patologie psichiatriche.

Parallelamente all’indagine giudiziaria, che farà il suo corso, l’ASL di Taranto ha il dovere di fare chiarezza su entrambi gli aspetti: quello legato alla sicurezza dei locali ospedalieri, e quello relativo alla salute mentale di un cittadino residente nel territorio comunale, nel rione Tamburi. E’ necessario che eventuali errori e responsabilità emergano con chiarezza onde evitare che episodi simili possano ripetersi”, lo dichiara l’onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia. I segretari generali territoriali Guido Cardella (Cisl Medici) e Aldo Gemma (Cisl Fp), sono intervenuti nei confronti del management Asl/Ta denunciando ancora una volta i gravissimi episodi di cronaca consumati presso il presidio di Pronto soccorso dell’Ospedale Ss Annunziata - reparto che conta in media 250 accessi al giorno, per un bacino di utenza di circa 300 mila abitanti - come la recentissima aggressione mortale ad una paziente in attesa di dimissione, quindi ancora in carico alla struttura sanitaria.

Appena un mese addietro era stata espressa profonda solidarietà e vicinanza ad una dottoressa di turno presso il medesimo Pronto Soccorso, aggredita da un individuo completamente ubriaco, al punto che solo grazie all’immediato interventi di una Guardia Giurata e del personale della Polizia di Stato vennero evitate conseguenze peggiori. Conseguenze che non fu possibile scongiurare nel caso dell’aggressione mortale alla dott.ssa Paola Labriola del Centro di salute mentale di Bari, avvenuta non molti mesi addietro, a seguito della quale i sindacati chiesero, inutilmente fino ad oggi, di dotare tutte le strutture sanitarie sensibili di sistemi di sicurezza e di controllo. “Stigmatizziamo le evidenti, sconsiderate sottovalutazioni che il Direttore generale ed i Direttori sanitario e amministrativo della Asl/ Ta mostrano sui fatti sopra richiamati – dichiarano Cardella e Gemma - e quel che è peggio finora hanno minimizzato le sempre più frequenti aggressioni ai medici e al personale paramedico e, come nell’ultimo caso, agli utenti bisognosi di attenzioni per il loro cagionevole stato di salute”.

Lascia il tuo commento
commenti
Le più commentate
Le più lette