Il processo

Città Nostra, mano pesante del pm. Chiesti oltre 200 anni di carcere

Il Pubblico ministero: da venti a quattordici anni per i capi dell’associazione

Cronaca
Taranto sabato 16 settembre 2017
di La Redazione
Blitz Città Nostra
Blitz Città Nostra © Tbs

Pocesso Città Nostra: mano pesante del pm Alessio Coccioli.

Nel corso dell’udienza che si è tenuta stamattina al tribunale di Lecce ha chiesto 20 anni per il presunto boss Cosimo Di Pierro, diciotto per suo figlio Angelo, diciotto per Pasquale e Cosimo De Leonardo, quattordici per Ignazio Taurino e Gaetano Diodato. Le altre richieste sono dieci anni per Daniele Angelini, otto per Calogero Bonsignore, otto per Giuseppe Carella, otto per Antonio Ciaccia, dieci per Massimiliano Cocciolo, dieci per Giuseppe D’Addario, dieci per Massimo D’Addario, diciotto per Egidio De Biaso, dodici per Francesco De Santis, dieci per Cristian Galiano, dieci per Emanuele Giannotta, quattro per Alfonso Greco, dodici per Cosimo Inerte, dodici per Riccardo Labarbera, quattordici per Francesco Mancino, otto per Francesco Micoli, quattro per Gianfranco Micoli, dodici per Davide Montella, sei per Francesco Montella, otto per Fabrizio Nigro, sei per Umberto Nigro, dieci per Piergiuseppe Pontrella, dieci per Andrea Sansone, nove per Egidio Turbato.

Il 22 settembre al via le arringhe della difesa con gli avvocati Salvatore Maggio e Gaetano Vitale che assistono i presunti capi promotori dell’associazione. Le arringhe della difesa anche il 29 settembre e il 4 ottobre L’11 ottobre la sentenza. “La città è nelle nostre mani” aveva detto agli affiliati il presunto boss Cosimo Di Pierro. Per imporre la propria egemonia l’organizzazione aveva dichiarato guerra agli altri gruppi della mala tarantina. Alla fine del 2014 una escalation di sparatorie nelle vie della città. Gli investigatori della Squadra Mobile durante le indagini hanno anche ripreso in diretta un rito di affiliazione all’organizzazione mafiosa e hanno recuperato numerose armi. Secondo gli investigatori il clan si era alleato con un gruppo capeggiato da Gaetano Diodato e da Angelo Di Pierro (figlio di Cosimo Di Pierro) specializzato nel traffico di droga. Le indagini sono iniziate dopo che a Cosimo Di Pierro erano stati concessi i “domiciliari”.

Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguitev è emerso che il presunto boss avrebbe voluto impossessarsi della città ricostruendo una organizzazione criminale che poteva contare sulla disponibilità di armi e di esplosivo. Appuntamento ora con le arringhe della difesa del prossimo 22 settembre.

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