L'arresto

A soli diciassette anni carceriere di migranti

L'operazione dei poliziotti della Mobile all'interno dell'hotspot

Cronaca
Taranto venerdì 13 ottobre 2017
di La Redazione
L’hotspot di Taranto
L’hotspot di Taranto © n.c.
Carceriere di migranti a soli 17 anni. I poliziotti della Mobile hanno notificato un’ordinanza di collocamento in comunità emessa dal gip del Tribunale per i Minorenni di Taranto a un ragazzo ghanese. E’ indiziato di associazione a delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina e dia aver organizzato in Niger, Libia ed Italia, sino al maggio scorso insieme ad altre persone al momento non identificate , il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato, tra cui minori, esponendoli a pericolo per la vita e l’incolumità e sottoponendoli a trattamenti inumani e degradanti. Le indagini sono partite dopo lo sbarco di 952 migranti tutti di origine nordafricana giunti nel porto di Taranto lo scorso 22 maggio a bordo della nave della Guardia Costiera “Diciotti”. Nei giorni successivi allo sbarco, i poliziotti in servizio presso l’hotspot sono intervenuti per sedare una lite scoppiata tra alcuni stranieri, fra i quali l’indagato, accusato dagli altri di essere uno dei carcerieri operanti in un ghetto di Sabah, in Libia, all’interno di una sorta di “prigione” nella quale erano stati tutti rinchiusi e sottoposti a minacce e percosse, e dai cui riuscivano ad allontanarsi solo dopo aver versato del denaro. Gli stranieri coinvolti nella zuffa, nel corso delle testimonianze rese ai poliziotti, hanno riferito di essere stati costretti a vivere per giorni, ammassati in una stanza di pochi metri quadrati e guardati a vista da carcerieri armati . Le condizioni di vita raccontate erano tremende, ricevendo da mangiare solo una volta al giorno. Il cibo in una ciotola che serviva per più persone. Il 17enne è stato indicato come nipote di uno dei capi della prigione e come colui che intimava ai migranti di telefonare ai propri parenti, per poi bastonarli mentre erano al telefono in modo tale da far ascoltare ai loro familiari quanto subivano per convincerli a mandare il denaro necessario per la traversata in Italia.
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