I retroscena

Blitz "Lampo", l’organizzazione faceva affari con la cocaina

Nel corso delle indagini sono emersi legami tra il gruppo riconducibile a Capogrosso e quello diretto dal barese Tommaso Putignano

Cronaca
Taranto martedì 14 novembre 2017
di La Redazione
Blitz Lampo, un incontro tra gli indagati che è stato ripreso dagli investigatori
Blitz Lampo, un incontro tra gli indagati che è stato ripreso dagli investigatori © Tbs

L’organizzazione faceva affari con la cocaina.

Nel corso delle indagini che hanno condotto all'operazione "Lampo" sono emersi legami tra il gruppo riconducibile a Capogrosso e quello diretto dal barese Tommaso Putignano. In particolare è stata documentata l’esistenza di una grossa attività di spaccio di cocaina. La droga smerciata da una fitta rete di pusher grazie a periodici rifornimenti di stupefacente da un altro gruppo capeggiato da Riccardo Sgaramella, detto “Salotto” che operava ad Andria.

Attraverso le indagini con intercettazioni telefoniche , ambientali e riprese filmate, è stata inoltre accertata la disponibilità da parte del gruppo di un considerevole patrimonio economico, messo su proprio con gli introiti delle attività illecite poste in essere e da utilizzare per le quotidiane esigenze organizzative (acquisto di telefonini, schede, ricariche telefoniche, carburante) e per le eventuali spese legali sostenute degli affiliati. Sulla scorta delle risultanze investigative e degli accertamenti patrimoniali condotti sul tenore di vita degli indagati e rispetto ai redditi dichiarati, contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari il gip, accogliendo le richieste degli inquirenti, ha disposto anche il sequestro preventivo di un’attività commerciale di onoranze funebri, di quattro veicoli e di diversi rapporti finanziari bancari e postali riconducibili a Cataldo Caporosso e ai suoi familiari.

Secondo gli investigatori “l’indagine ha confermato l’elevato livello criminale raggiunto dalla consorteria capeggiata da Caporosso nel territorio jonico e, anche in virtù dell’investitura ricevuta dal reggente della cosca Bellocco di Rosarno, la capacità del gruppo di infiltrarsi nei settori economici più redditizi”.

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