L'intervento

Il rito abbreviato nella riforma

Le novità per accedere a questo procedimento speciale

Cronaca
Taranto giovedì 07 dicembre 2017
di La Redazione
Avvocati in aula
Avvocati in aula © Tbs

Importante modifica al codice di procedura penale apportata attraverso l’approvazione da parte della Camera dei Deputati, avvenuta lo scorso 28 Novembre, del Disegno di Legge in materia di inapplicabilità e di svolgimento del giudizio abbreviato, nonché di modifica all’articolo 69 del codice penale, in materia di concorso di circostanze aggravanti e attenuanti.

In via principale, con riferimento all’accesso al rito alternativo, in caso di definitiva approvazione da parte del Senato, sarebbe dunque esclusa la possibilità per l’imputato di reati particolarmente gravi, per cui è prevista la pena dell’ergastolo, di accedere al rito abbreviato che permette, in caso di condanna, di poter usufruire di uno “sconto” di pena di un terzo rispetto ad un eventuale giudizio svolto con rito ordinario. Il rito abbreviato è infatti un procedimento speciale che, elidendo il giudizio, porta il giudice del processo a decidere allo stato degli atti, id est sulla base degli elementi contenuti nel fascicolo del PM, oltre ad eventuale integrazione.

Il procedimento può essere definito già nella fase dell’udienza preliminare e, con l’attuale formulazione ed in attesa di definitiva approvazione del DDL, in caso di accesso al rito alternativo, in luogo della pena dell’ergastolo era possibile ottenere una condanna a trenta anni di reclusione. L’accesso al rito abbreviato risulta ancora oggi infatti possibile per ogni tipo di reato, anche i più gravi compresi sequestro di persona con eventuale morte del sequestrato e omicidi connessi a casi di maltrattamenti o stalking.

Una modifica al codice di rito fortemente voluta dalle forze politiche che puntano a raccogliere consenso sulla base della forte esigenza sociale di un aumento delle garanzie di sicurezza e di tutela per le vittime dei reati. La nuova Legge lascia comunque una seppur residuale possibilità all’imputato, cioè quella di chiedere l’accesso al rito speciale, subordinando la richiesta a una diversa qualificazione del fatto come reato. In sostanza l’imputato può chiedere al Giudice dell’udienza preliminare di valutare l’imputazione formulata dal PM per, eventualmente, derubricare il reato in un delitto per il quale non sia previsto l’ergastolo e così consentire all’imputato l’accesso al rito e il conseguente sconto di pena.

Il Disegno di Legge, il cui iter di approvazione era cominciato nella scorsa estate, passa ora al Senato. Si registra dunque la volontà del legislatore di andare incontro ad una particolare esigenza sociale, di estrema percezione nell’ultimo periodo, di evitare che coloro i quali si rendono responsabili dei delitti più efferati possano usufruire di riti alternativi in grado di procurare comunque vantaggi procedurali e sotto il profilo sanzionatorio. Si tratta ovviamente di delitti di estremo allarme sociale. L’art. 5 del DDL reca invece una modifica dell’art. 69 del codice penale, che regola l’applicabilità delle attenuanti e delle aggravanti nel computo della pena. Anche in questo caso la modifica apportata è di particolare rilevanza e riguarda proprio i delitti contro la persona, per i quali cambiano le regole rispetto alla valutazione della prevalenza e dell’equivalenza delle attenuanti sulle aggravanti in alcuni casi.

Esclusa infatti la possibilità di un giudizio di prevalenza od equivalenza delle attenuanti concorrenti con le aggravanti nei delitti commessi per motivi abietti o con particolare crudeltà. Le eventuali diminuzioni potranno applicarsi solo a pene già aumentate in virtù delle aggravanti. Con conseguenti aumenti sulle pene definitive che garantiranno permanenze più lunghe nelle strutture carcerarie dei responsabili di condotte di particolare efferatezza e crudeltà.

Avv. Mimmo Lardiello

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