La denuncia: il tetto del reparto Cco1 ridotto a pezzi

​L’Ilva cade a pezzi. Usb: ecco la foto choc​

Ancora in primo piano il nodo della manutenzione in fabbrica

Cronaca
Taranto sabato 13 gennaio 2018
di La Redazione
​L’Ilva cade a pezzi
​L’Ilva cade a pezzi © Tbs

“Ancora degrado” nello stabilimento Ilva di Taranto. Il sindacato Usb “continua a denunciare lo stato di abbandono e di mancanza di sicurezza in cui versa lo stabilimento” e diffonde una nota con foto decisamente significative.

“Questa mattina abbiamo fotografato il tetto del capannone Cco1 che, nonostante le nostre ripetute segnalazioni in questi anni, si presenta sempre più logoro e a rischio crollo - spiega francesco Rizzo, coordinatore provinciale Usb -. Anche in questo caso, evidentemente, si attende che qualcuno si faccia male, prima di intervenire”. Solo di ieri l’ennesimo incidente grave e il crollo di alcuni morsetti che hanno sfiorato dei lavoratori.

Ma dal sindacato arrivano anche voci diverse. “Sono d’accordo con Gozzi” così Marco Bentivogli, segretario generale FimCisl, si esprime a Focus Economia di Sebastiano Barisoni su Radio 24 concordando con la posizione del presidente di Federacciai rispetto alle scarse possibilità che Mittal compri Ilva alla situazione attuale del ricorso e spiega: “Un soggetto industriale che acquista un’azienda il cui il cuore produttivo, cioè l’area a caldo, è sotto sequestro della magistratura, è come se si acquistasse un appartamento e ti dovessero spiegare che la cucina e la sala sono sotto sequestro. qui si traccheggia in ricorsi e contenziosi che hanno molto più a che fare con questioni elettorali che con questioni industriali”.

Continua Bentivogli a Focus Economia su Radio 24: “Il rischio vero è che ArcelorMittal tra un po’ dica ‘Ci sono altre occasioni di acquisizione in giro per il mondo, ci rivolgiamo altrove’, e noi dopo ArcelorMittal non abbiamo altri concorrenti, anche la seconda cordata che ha perso la gara aveva un conto salatissimo dal punto di vista dell’occupazione e dal punto di vista salariale. Allora questo deve essere un richiamo ad un maggiore senso di responsabilità. L’Aia (autorizzazione di impatto ambientale n.d.r.), la tanto discussa ultima Aia del 2012, contiene le misure più restrittive che si utilizzano in Europa nella produzione d’acciaio. Si può discutere di tutto, però in Germania, in Svezia, in paesi che hanno un rapporto di eco sostenibilità nelle produzioni molto serio, hanno delle autorizzazioni, dei paralleli di documentazione, di autorizzazione integrata ambientale, molto meno restrittivi, il problema è applicarle, siccome le prescrizioni non sono tutte applicate. A gennaio c’è la possibilità di far partire la copertura dei parchi minerari e di eliminare per sempre lo spolverio verso il quartiere Tamburi e il rischio è proprio che l’operazione di Emiliano porti a ritardare ulteriormente”.

Lascia il tuo commento
commenti
Le più commentate
Le più lette