La Storia

​I progetti per “salvare” la palude Salina Piccola​

​Tra le proposte presentate quella che prevede la realizzazione del parco “Laudato sì” con giardini urbani etno-botanici​

Cronaca
Taranto domenica 14 gennaio 2018
di La Redazione
​I progetti per “salvare” la palude Salina Piccola​
​I progetti per “salvare” la palude Salina Piccola​ © Tbs

«Qual è il futuro che intendete dare a quest’area?».

È l’interrogativo che Francesco Set­tembre, dell’Osservatorio Perma­nente Salinella, rivolge a Comune, Provincia e Regione in riferimento al progetto di valorizzazione della palude Salina Piccola.

«Siamo convinti che a Taranto siano in pochi, tolti ovviamente gli abitanti del quartiere Salinella, a conoscere l’esistenza della pa­lude della Salina Piccola - spiega Settembre. Quest’area naturale, localizzata all’interno di una de­pressione ad Est della città e nel cuore del quartiere Salinella, era ed è tutt’oggi una delle tre saline natu­rali presenti nel territorio tarantino (le altre due sono la Salina Grande e le Terre Salse, queste ultime ri­denominate in età moderna Palude di San Brunone e sono attualmente occupate dalla zona industriale e dal locale cimitero), vere e proprie paludi che, prosciugandosi nel cor­so delle estati, lasciavano sui propri fondali i sali contenuti nell’acqua.

Proprio la ricchezza di sale (defi­nito “l’oro bianco” dell’antichità) ha creato un antico legame palude - popolazione le cui vicende stori­che sono state raccolte e raccontate dal sito www.perieghesis.it. Ancora oggi la “nostra” palude dona scorci di bellezza che potremmo definire “da cartolina”, specialmente duran­te la stagione delle piogge. Non è altrettanto inusuale avvistare spe­cie protette di animali, così come avvenuto lo scorso 6 gennaio quan­do ci siamo imbattuti in uno splen­dido Airone Cenerino. Accedendo dall’antica Via del Trullo (una strada che scorre tra il relitto della Salinella e le sedi della Questura, dei Vigili del Fuoco e del Comando della Guardia di Finanza) è inoltre possibile imbattersi in salicornie, cannucce di palude, tamerici e numerose specie rare di avifauna (il già citato Airone Cenerino, ma anche Aironi Guardabuoi e Gru) così come anfibi, rettili e insetti».

«Si tratta, definitivamente e senza alcuna ombra di dubbio, di un’area ricca di biodiversità da preservare, proteggere e valorizzare a tutti i costi - sottolineano dall’Osserva­torio Permanente Salinella - alla stregua di quanto già fatto per le paludi La Vela e quella di Torre Colimena, per le quali sono state istituite riserve naturali regionali e che sono diventate sedi di impor­tanti attività formative e ricreative, ove è possibile vivere la natura in modo sostenibile. Sono diversi i progetti presentati per quest’area, per lo più dal Wwf Taranto (di con­certo con altre realtà quali Endas Puglia, Università Popolare Zeus, Vivere Solidale srl giusto per citar­ne alcune): si va dall’allestimento di giardini urbani etno-botanici - il parco “Laudato si’” - alla re­alizzazione di piste ciclabili che permetterebbero di raggiungere - partendo dall’antica via del Trul­lo - la contrada Manganecchia, la già citata Palude La Vela e le aree contigue come la pineta Cimino. Quello del parco Laudato si’ è un progetto già previsto nell’ambito dello strumento esecutivo, piano di dettaglio dei servizi prioritari, in fase di redazione dal Civico Ente per dare attuazione alla Variante al Prg delle Aree Contermini al Cep Salinella approvata definitivamente con DGR nr. 128/2011 oggetto di attenzione da parte della Giunta comunale con atto nr.151/2015 e 244/2015 per il rispetto degli adempimenti prescrittivi regionali. Diverse sono le lettere indirizzate alla Pubblica Amministrazione che è possibile trovare in rete riguardo questo progetto (questa del 28 feb­braio 2016, questa dell’ottobre 2015 o ancora questa datata 8 Agosto 2014), ma ad oggi (almeno fino all’8 gennaio), non è dato sapere quali si­ano i reali progetti a tutela dell’Oasi della Salina Piccola, nonostante sul sito del Comune di Taranto siano disponibili tutti gli atti e le tavole presentate dal Wwf Taranto».

Quindi, l’appello indirizzato alle istituzioni. «E allora è proprio al Comune di Taranto, ma anche alla Provincia ed alla Regione Puglia, che rivolgiamo la nostra domanda: qual è il futuro che intendete dare a quest’area? Il progetto già c’è, a che punto si trova e cosa ne ostacola la realizzazione?».

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