Angelo Fuggiano rimasto ucciso al IV sporgente Ilva

La tragedia, morire di lavoro a 28 anni

Lascia moglie e due bambini. Subito sciopero

Cronaca
Taranto venerdì 18 maggio 2018
di La Redazione
Il luogo della tragedia Ilva
Il luogo della tragedia Ilva © Francesco Manfuso

La tragedia si è consumata ieri mattina al porto. Esattamente al IV sporgente, quello in uso all’Ilva, reparto Impianti Marittimi.

Angelo Fuggiano, di appena 28 anni, è morto mentre lavorava alle dipendenze della Ferplast, ditta dell’appalto siderurgico. Da una prima ricostruzione sembra che sia stato colpito da una pesantissima fune mentre erano in corso interventi di manutenzione. Il povero Angelo è apparso subito in gravisisme condizioni e purtroppo vani sono risultati i tentativi di rianimarlo.

Angelo Fuggiano era un ragazzo del rione Tamburi, lascia la moglie e due bambini in tenerissima età. La ricostruzione dell’incidente fatta dall’Ilva: «Questa mattina, durante le attività di manutenzione nella sala argani della gru DM6 al IV sporgente, si è verificato un incidente che ha coinvolto Angelo Fuggiano, 28 anni, dipendente della ditta appaltatrice Ferplast, il quale è deceduto a seguito di un impatto con una fune. L’area è attualmente non operativa e occupata solamente dalla ditta esterna che ha in corso la manutenzione dell’area stessa.

La gru DM6 era ferma da due giorni per attività di manutenzione. Sul posto sono interventi immediatamente i Vigili del Fuoco, il personale sanitario interno e i medici del 118 per cercare di rianimare il dipendente subito accasciatosi dopo l’accaduto. Sono in corso da parte dell’azienda tutte le indagini per poter risalire alle cause dell’evento. L’azienda esprime profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Angelo Fuggiano e a tutti i suoi cari».

La versione sulla dinamica dei fatti sembra confermata dalle parole di Antonio Talò, segretario della Uilm: «Il lavoratore stava provvedendo ad un cambio fune ad una delle gru che scaricano i minerali che servono alla produzione dell’acciaio, quando, secondo le prime ricostruzioni, la fune stessa si e’ staccata dall’alloggiamento del carro ponte colpendolo. Si tratta di funi molto pesanti ed è evidente che anche se si è colpiti di striscio, le conseguenze sono molto gravi». Non appena si è diffusa la notizia sono divampate le polemiche e i sindacati hanno immediatamente provclamato uno sciopero cominciato alle 11 di stamani e chesi protrarrà fino al primo turno di domani 18 maggio.

Tra i primi ad intervenire, Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl: «Una situazione vergognosa e non più tollerabile, sono mesi che stiamo denunciando le gravi inefficienze sulla sicurezza dei lavoratori e dell’impianto. La gestione commissariale è inadempiente anche sugli aspetti minimi e basilari della sicurezza dello sito, che ricordiamo essere il maggior impianto siderurgico d’Europa, ci sono casi di lavoratori che sono costretti a farsi cucire all’esterno le imbragature eludendo quindi anche l’omologatura delle stesse.

Come carenti sono i dispositivi per la sicurezza personale, per non parlare della manutenzione degli impianti ormai ai minimi. Bisogna finirla col giocare con la pelle dei lavoratori è una vergogna per un paese civile. Da subito vanno assicurati e ripristinati gli standard di sicurezza conseguentemente va accelerata la partita con ArcelorMittal sulla cessione dell’impianto e l’implementazione e l’ammodernamento dello stesso». Fim, Fiom, Uilm e Usb denunciano «le precarie condizioni in cui vivono i lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto Ilva che alle continue tensioni di precarietà, mancanza di stipendi, incertezza sul futuro, aggiungono anche minori condizioni di sicurezza». I sindacati chiedono l’intervento del prefetto «per rappresentare la grave e oramai non più sostenibile situazione».

«Nel corso degli ultimi mesi - scrivono - sono stati consumati più scioperi (ultimo il 30 Aprile) denunciando le condizioni di sicurezza carenti, generate anche da una serie di mancanze organizzative, assenza di investimenti e manutenzioni più volte denunciati, oggi l’ennesimo inaccettabile episodio». Fim, Fiom, Uilm e Usb ritengono «non più rinviabile una seria discussione sull’intero sistema degli appalti che vengono ancor più aggravate dallo stallo della trattativa Ilva in cui uno dei punti delle nostre rivendicazioni è l’avvio di un vero e proprio codice degli appalti».

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