Il futuro del siderurgico

​Ilva, «Basta con l’immunità e stop all’area a caldo»​

“Position paper” di Peacelink al ministro Di Maio

Cronaca
Taranto mercoledì 11 luglio 2018
di La Redazione
Ilva
Ilva © Tbs

Un dossier di Peaclink sul caso Ilva è stato inviato al ministro Di Maio e ai sindacati.

«Lo spirito - scrive Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione - è quello di giungere, pur nel rispetto del pluralismo delle posizioni, ad una posizione il più possibile convergente e condivisa sulle criticità ambientali, sanitarie ed economiche dell’Ilva. Ci auguriamo che finisca il tempo in cui esistevano due verità sull’Ilva, una scientifica e una politica. Sull’attuale impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento prodotto dall’Ilva occorre massima chiarezza. Qualora qualcuno sia convinto che l’emergenza ambientale e sanitaria sia finita, occorre che venga allo scoperto e che porti la documentazione in suo possesso, chiedendo al contempo - per onestà intellettuale - l’abrogazione delle norme che concedono l’immunità penale a chi gestisce l’Ilva. Non è corretto che si dica che l’emergenza è finita e che al tempo stesso si concendano ancora scudi penali per fronteggiare quell’emergenza che si nega a parole».

Peacelink chiede anche un incontro al prefetto Cafagna. Il dossier (“Position Paper ILVA 2018”) continene la piattaforma già sottoposta al ministro dell’ambiente Sergio Costa. «Quello che chiediamo all’attuale governo - si legge nel report - lo abbiamo già espresso con una dettagliata lettera al ministro Luigi Di Maio, incontrato recentemente con altre associazioni. Nella lettera si sottolinea “l’esigenza di cancellazione dei recenti decreti salva Ilva e del ripristino delle precedenti norme ambientali che, se applicate, consentirebbero la chiusura dell’Ilva».

Peacelink chiede «discontinuità con il passato». Vale a dire: «Gli atti prodotti dal Ministero dell’Ambiente rispecchiano il punto di vista dei precedenti governi. Chiediamo che vengano adottati nuovi atti che non contrappongano il Ministero dell’Ambiente ai cittadini e agli enti locali». Da qui la richiesta di un nuovo intervento legislativo. «Attendiamo dal Governo un nuovo decreto di ripristino della legalità per Taranto con cui venga: abrogata l’immunità penale ai commissari Ilva; abrogata l’immunità penale ai nuovi acquirenti o affittuari dell’Ilva; abrogato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri Gentiloni (Dpcm 29 settembre 2017) che proroga fino al 2023 l’attuazione delle prescrizioni Aia che dovevano essere già state realizzate entro il 2015 dall’Ilva».

«La legge - sostiene Peacelink - prevede quindi la chiusura dell’impianto non a norma che produce situazioni di pericolo e di danno. Se non vi fossero stati i decreti salva Ilva, lo stabilimento dopo le varie diffide ricevute in fase ispettiva sarebbe stato chiuso in virtù del mancato rispetto proprio dell’art. 29 deciesdel dlgs. n. 152/2006. In un paese civile sarebbe stata applicata la legge». «Il nuovo Governo - secondo Peacelink - non dovrebbe fare altro che ripristinare di fronte alla conclamata situazione di pericolo sanitario e di danno ambientale quelle norme di legge che i precedenti governi hanno cambiato in peggio e stravolto con decreti pro Ilva, suscitando la contrarietà della Commissione Europea che ha già avviato una apposita procedura di infrazione per mancato rispetto della direttiva 75/2010/UE. Il Governo attuale può fare molto in nome della vera legalità. Si tratta solo di ripristinare le norme a difesa dell’ambiente e della vita che i precedenti governi hanno ignominiosamente sospeso». «A Taranto - rileva l’associazione - i bambini che si ammalano di cancro sono il 54% in più rispetto al dato regionale. Vogliamo che i bambini di Taranto abbiano le stesse tutele dei bambini di Genova.

A Genova è stata chiusa l’area a caldo perché non compatibile con la salute e quella produzione è stata trasferita a Taranto. Taranto ha diritto alle stesse tutele di Genova. Per l’ILVA di Taranto, dove è in corso un processo per disastro ambientale, va pertanto fermata l’area a caldo (ancora sotto sequestro) per il semplice motivo che non è stata messa a norma, nonostante tutte le promesse fatte e nonostante tutto il tempo che avevano a disposizione».

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