L'intervento

Caso Ilva, «Pensiamo al futuro di 13.700 famiglie»

​Le parole di Antonio Surgo, responsabile del Movimento Europeo Socialista di Taranto​

Cronaca
Taranto venerdì 13 luglio 2018
di La Redazione
Gli operai Ilva
Gli operai Ilva © Tbs

«Sembra esserci la volontà di rendere ancora più difficile, una strada che pareva essere già tracciata da mesi».

Queste le parole di Antonio Surgo, responsabile del Movimento Europeo Socialista di Taranto, che commenta la missiva inviata da Emiliano a Di Maio. «È giusto che si chiarisca eventuale zona d’ombra – dichiara Surgo – ma Emiliano afferma che l’offerta della cordata concorrente Acciaitalia, ormai sciolta, fosse la migliore, anche in virtù della “decarbonizzazione” promossa dall’ormai defunta alleanza tra Arvedi, Leonardo Del Vecchio e l’indiana Jindal. Un progetto che avrebbe cambiato l’assetto produttivo dell’Ilva, un ridimensionamento con un forte impatto occupazionale». «Nei giorni scorsi il pericolo chiusura è stato scongiurato, Di Maio aveva centrato la questione chiedendo certezze sia dal punto di vista ambientale che occupazionale».

L’azione congiunta dei sindacati, sempre secondo Surgo, in questa fase è fondamentale: «Bisogna tenere alta la tensione sul futuro delle 13.700 famiglie degli operai del Gruppo Ilva, senza contare le ditte serie dell’indotto. La Uilm e il suo segretario generale Rocco Palombella stanno chiedendo a gran voce garanzie su tutti i fronti». Critiche, infine, al governo oprecendente per «non aver concluso un accordo che sembrava ormai scritto. Calenda e Bellanova hanno lasciato in sospeso una situazione fin troppo delicata». Ad ArcelorMittal, Surgo riconosce la serietà per affrontare questioni come occupazione e ambientalizzazione.

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