Primo Piano

​Piano Taranto: Il M5S deve garantire la svolta​ Ilva

​«Il movimento al 50% perché proponeva la riconversione»​

Cronaca
Taranto sabato 14 luglio 2018
di La Redazione
​Le associazioni riunite sotto le insegne di Piano Taranto​
​Le associazioni riunite sotto le insegne di Piano Taranto​ © Renato Ingenito

«A seguito dell’incontro avvenuto lo scorso 9 Luglio tra il Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio e i sindacati, abbiamo appreso dagli organi di stampa che le azioni del Governo - dopo l’attento esame delle 23 mila pagine del dossier Ilva - verterebbero sulla continuità produttiva.

La decisione non sarebbe stata ancora presa, ma ribadiamo al Ministro Di Maio - come già richiesto durante l’incontro al Mise del 19 giugno con le associazioni - l’esigenza di rendere subito pubblici i documenti di cui Taranto non è ancora a conoscenza sul dossier Ilva, primi fra tutti il piano industriale - tenuto ben nascosto dal Governo precedente e che è allegato fondamentale del contratto di cessione - ed i bilanci, di cui non si ha notizia dal lontano 2014».

Così le associazioni che si riuniscono sotto le insegne di Piano Taranto: Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Comitato quartiere Tamburi, FLMUniti CUB, Genitori Tarantini, Giustizia per Taranto, Isde Medici per l’ambiente Massafra, Isde Medici per l’ambiente Taranto, Legamjonici, LiberiAmo Taranto, Peacelink, Tamburi Combattenti Taranto L.I.D.E.R., Taranto Respira, TuttaMiaLaCittà. «Dopo ventitre anni, il dubbio che si voglia ripercorrere la stessa strada intrapresa da Romano Prodi e Lamberto Dini - quando l’Italsider fu svenduta ai Riva - è più forte che mai. Quando siamo stati convocati a Roma, abbiamo detto chiaramente al Vice Premier che l’unica strada per salvare Taranto è avviare immediatamente tutte le procedure che portano alla chiusura della fabbrica, salvaguardando i redditi mediante i fondi comunitari ed attuando quel piano di riconversione economica, in virtù del quale il Movimento Cinque Stelle ha preso sul territorio il 50% dei voti.

Come primi atti tangibili di una reale volontà di discontinuità col passato, chiediamo che si legiferi da subito per abrogare gli effetti del Decreto del settembre scorso, col quale si è di fatto sospeso lo stato di diritto nella nostra città, e si ritirino i ricorsi presentati al TAR dai Commissari straordinari nel 2017, coi quali si ostacola il principio del “chi inquina paga”. La situazione sanitaria, sociale ed economica è così grave ed emergenziale che non è possibile più perdere tempo o tergiversare: “Ilva è incompatibile con il diritto alla salute, ad un lavoro dignitoso e all’assenza di discriminazioni”. Il rischio per la salute di operai e cittadini ma soprattutto dei bambini - come afferma Isde Italia - persiste ancora ed è inaccettabile che una popolazione debba continuare a pagare da anni, con la vita e la disabilità dei suoi cittadini, la produzione dell’acciaio. Ferma restando questa nostra posizione, riteniamo irrinunciabile una Valutazione di Impatto Sanitario preventiva che chiarisca l’impatto potenziale sulla popolazione della produzione dell’acciaio».

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Fra ha scritto il 15 luglio 2018 alle 07:55 :

    Creare ancora incertezze nelle nostre menti è la cosa più ingiusta che tutta la politica sta creando,state portando la spazzatura di Roma a Taranto e se non fosse di Roma ,di Napoli o di tutto lo stivale .Ci tengo a dire che Taranto è gestita male ,siamo al buio ,le strade sono pessime ,c’è inquinamento ,però la monnezza Emiglio ha detto che la possono scaricare a Taranto ,ed il nostro sindaco fa be be behhh!! Rispondi a Fra