Il futuro del siderurgico

​Di Maio sull’Ilva: «Spero che Mittal non salti»​

Il ministro pare voler scongiurare la chiusura della fabbrica

Cronaca
Taranto sabato 14 luglio 2018
di La Redazione
Luigi Di Maio
Luigi Di Maio © Tbs

«Ci aspettiamo passi in avanti sul piano ambientale e sul piano occupazionale, altrimenti la trattativa non può continuare» anzi non può ricominciare, perchè quella ‘precedente’ è stata «fatta saltare dai sindacati perchè c’erano quattromila esuberi».

Davanti a Luca Telese e David Parenzo a L’Aria che Tira su La7 il ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio è tornato a parlare di Ilva. «Stiamo chiedendo più garanzie» ha detto «ma non è un ultimatum: li ho ringraziati per la loro disponibilità». Il ministro ha annunciato che ci sono contatti in corso tra i commissari e la stessa ArcelorMittal. La linea pare quella della continuità produttiva: «C’è il rischio che la trattativa possa saltare? Io spero proprio di no, ci stiamo lavorando con tutte le nostre forze». Il ministro ha quindi proseguito affermando che «il 15 settembre finiscono i soldi per far girare l’Ilva» e a quella data bisognerà arrivare «con tutte le procedure espletate».

Ma a tenere banco è anche la questione della consegna da parte dello stesso Di Maio della lettera di Michele Emiliano all’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone in cui si chiede un “approfondimento” sulla vendita a Mittal. Particolarmente significativa l’analisi di Paolo Bricco su Il Sole 24Ore, quotidiano di Confindustria. Bricco parla di «un atto politico chiaro perché, nella sostanza, legittima e accetta – o, per lo meno, non neutralizza né respinge - il punto di vista del presidente della Regione Puglia. E cioè: qui qualcosa non funziona, c’è un odore cattivo che promana dall’assegnazione dell’Ilva di Taranto ad Am Investco (...) È un bluff se verrà usata da Di Maio come elemento negoziale.

È un progetto se, invece, questo passaggio porterà al profilarsi di due bivi, differenti ma entrambi dannosi per l’industria (e la società) italiana. Il primo bivio è un progetto minimo: uno scarico di responsabilità per cui si sceglie di girare la palla a Cantone. Che decida lui. Che porti lui – se mai troverà qualche irregolarità - il peso della cancellazione di una operazione da 4,1 miliardi di euro. Il secondo bivio è, invece, un progetto massimo: aggiungere un altro elemento – l’Anticorruzione di Cantone, appunto – ad un iter che è già una Via Crucis, per trasformare in linea politica le posizioni più radicali del partito – incarnate da Beppe Grillo – che a Taranto desiderano una riconversione fatta di chiusura e deindustrializzazione. Bluff o progetto».

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I commenti degli utenti
  • Fra ha scritto il 15 luglio 2018 alle 08:12 :

    Grillo è uno che legge tantissimo ma che ha una fantasia galoppante ,questa città è degrado ambientale,tutto ciò che fallisce non viene più toccato e lasciato in abbandono ,lo stesso accadrebbe al ‘Ilva ,altro che riconversione ,Emiglio inoltre aiutasse questa città ,lui è un bastone tra le ruote per Taranto ,pensasse al suo o alla sua Bari ,piuttosto ,che cade a pezzi e non si fa che elogiarla e dargli più fondi . Rispondi a Fra