Il futuro del siderurgico

​Due scenari per il futuro dell’Ilva​

L’analisi dopo l’incontro al Mise

Cronaca
Taranto giovedì 09 agosto 2018
di Ercole Incalza
Ilva​
Ilva​ © Tbs

Sarebbe opportuno analizzare attentamente il comportamento adottato dal Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro nei confronti della Società Arcelor Mittal, nei confronti, cioè, del vincitore della gara effettuata per il rilancio funzionale dell’ILVA di Taranto con le massime garanzie in termini di impatto ambientale. Entrando nel merito dei rapporti tra Sarebbe opportuno analizzare attentamente il comportamento adottato dal Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro nei confronti della Società Arcelor Mittal, nei confronti, cioè, del vincitore della gara effettuata per il rilancio funzionale dell’Ilva di Taranto con le massime garanzie in termini di impatto ambientale. Entrando nel merito dei rapporti tra il Ministro e la Società scopriamo che proprio per tutelare l’ambiente erano stati richieste alcune proposte migliorative; in particolare era stato richiesto l’impegno a ridurre del 15% le emissioni di anidride carbonica per tonnellata di acciaio liquido prodotto (abbattendo rispettivamente del 30% e del 50% le polveri e le diossine derivanti dall’impianto sinterizzazione).

Tuttavia una serie di richieste quali la rassicurazione da parte della multinazionale che a Taranto, dal 2020 in poi, non ci saranno più wind days, la rassicurazione che l’apertura alle tecnologie low carbon e l’anticipazione della fine dei lavori per la copertura dei parchi delle materie prime, però, sono ancora “non soddisfacenti” per il Ministro Di Maio. Il secondo fronte è quello della legittimità della gara. Sul punto il Ministro è deciso: pronto a portare “tutte le carte in Procura” se la gara non risulterà regolare. In merito poi ai tempi, la proroga per la cessione dell’Ilva ad Arcelor Mittal è fissata per il 15 settembre, ma il Ministro non vuole fretta ed in proposito ha ribadito: “Non aderisco a quella idea politica per cui bisogna fare di tutto per liberarsene. Perché siccome bisogna liberarsene la regaliamo al primo acquirente che passa senza fregarcene del destino dei lavoratori, dell’azienda e dei cittadini di Taranto, dell’intera Puglia”.

Appare evidente, quindi, che siamo in piena fase di discussione di una offerta e al tempo stesso siamo, addirittura, in presenza di un pesante dubbio sulla legittimità della gara. La discussione della offerta ed il dubbio sulla legittimità da parte del Ministro competente impongono chiaramente una serie di domande: • Cosa dirà il raggruppamento Arvedi – Cassa depositi e Prestiti – Delfin di fronte a queste modifiche e a questi confronti tra Ministro e vincitore della gara. • Cosa farà o cosa sta facendo non l’ANAC che ha denunciato già delle anomalie procedurali ma la Procura della Repubblica di fronte alle dichiarate perplessità di un Ministro.

Mi meraviglio che queste banali perplessità non siano emerse subito, mi meraviglio che si continuino ad effettuare incontri ristretti ed allargati per dibattere una offerta che, se soggetta a nuove richieste, non può escludere il coinvolgimento degli altri concorrenti, cioè non può escludere il rapporto con il raggruppamento Arvedi – Cassa depositi e Prestiti – Delfin. Mai dico mai la città di Taranto aveva assistito ad una simile assurda evoluzione o involuzione dell’impianto siderurgico; mai c’era stata tanta superficialità, tanta inadeguatezza contrattuale, tanta impreparazione procedurale ed è strano che qualcuno ritenga “criminogena” la Legge Obiettivo dimenticando che nella esperienza di questi giorni nell’affrontare il caso ILVA ci sono davvero gli estremi più preoccupanti di una anomalia procedurale. Occorre, quindi, con la massima urgenza, denunciare queste incongruenze procedurali e forse sarebbe opportuno ricordare al Ministro che non è igienico dubitare della legittimità della procedura di gara perché automaticamente una simile dichiarazione produce incertezza e genera rilevanti danni nell’intero comparto socio economico legato al settore siderurgico.

Oppure questa pericolosa melina ha un altro risvolto: si è ormai convinti che non ha più senso mantenere l’attuale attività siderurgica, che il costo per il recupero dell’impianto, sia per quanto concerne l’impatto ambientale, sia per quanto concerne la revisione tecnologica, è talmente elevato da imporre con la massima urgenza un cambiamento sostanziale della strategia. In realtà è arrivato il momento di scegliere tra due distinte linee comportamentali: • Avviare la chiusura dell’impianto, provvedere alla riqualificazione del territorio (metodologia analoga a Bagnoli) identificando una nuova destinazione d’uso dell’attuale area. • Ridimensionare in modo sostanziale l’attuale impianto ponendo come soglia di produzione di 3 milioni di tonnellate di acciaio/anno. Non ha più senso continuare a discutere, a dubitare di procedure, a rinviare nel tempo una decisione che, se non presa, porta automaticamente verso una crescita irreversibile delle diseconomie che da oltre sei anni si stanno accumulando. Il più volte invocato problema occupazionale va vissuto effettuando una corretta analisi dei costi legati sia alla Cassa Integrazione Guadagni (CIG), sia alla Cassa Integrazione Guadagni Speciale (CIGS) e, se necessario, ricorrere ad un apposito provvedimento normativo che, attraverso la istituzione di apposito Fondo, garantisca una continuità temporale agli attuali lavoratori dell’impianto e supporti per un arco temporale di un triennio l’indotto imprenditoriale legato all’attuale centro siderurgico. So benissimo che siamo in presenza di una scelta non facile ma ogni anno, ogni mese, ogni giorno che rinviamo una simile decisione amplifichiamo in modo esponenziale il danno che la indecisione produce alla città di Taranto, alla Regione Puglia, al Paese.

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