L'intervento

​Attuazione Piano Ambientale, i dubbi sul presidente​

La posizione delle associazioni che si riconoscono in Piano Taranto

Cronaca
Taranto sabato 11 agosto 2018
di La Redazione
Ilva​
Ilva​ © Tbs

“Il Presidente dell’Osservatorio Permanente per il Monitoraggio dell’Attuazione del Piano Ambientale dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, previsto dal DPCM del 29 settembre 2017, è il dott. Giuseppe Lo Presti, lo stesso che fu intercettato (senza essere indagato) nell’affare della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (...) nelle intercettazioni dei carabinieri del NOE i due funzionari del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Lo Presti e Fardelli, si lasciavano andare a frasi di questo tenore: «c’hai le mani lorde di sangue», «mi sputerei in faccia da solo», «tanto che ce frega stamo a fa’ a legge», «cerchiamo di fare una porcata leggibile»; e ancora: «stiamo scrivendo un’altra norma porcata, c’ho un conato». Anche il dott. Fardelli è, a tutt’oggi, membro dell’Osservatorio sul Piano Ambientale Ilva di Taranto”.

Sono le associazioni che si riconoscono in Piano Taranto a chiedere che “i Ministeri competenti avviino un’indagine volta a chiarire gli aspetti inquietanti legati alle vicende riguardanti i dirigenti in causa; si provveda in ogni caso, per ragioni quanto meno di opportunità, allo spostamento ad altro incarico del dott. Lo Presti e del dott. Fardelli”. Ancora Piano Taranto ricorda che “Ilva è fornita di certificazione UNI EN ISO 14001 (standard internazionale che fissa i requisiti di un sistema di gestione ambientale).

Nel dettaglio, come si evince dal sito di Accredia (l’Ente designato dal governo italiano ad attestare la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità dei beni e dei servizi alle norme), “Ilva Spa in Amministrazione Straordinaria” è certificata per gli impianti di Taranto dall’organismo accreditato IGQ per «Tutte le attività connesse alla produzione di acciaio da ciclo integrale, quali: gestione dei parchi minerali, agglomerazione, cokeria, altoforno, acciaieria, laminazione, tubifici, zincatura, cava, produzione calce, discarica e recupero rifiuti». Ci è legittimo manifestare - dicono da Piano Taranto - seri dubbi sul rilascio e mantenimento di tale certificazione, dato che parliamo di impianti per i quali non è garantita nemmeno la conformità normativa”.

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