L'iniziativa

Una strada per Enzo Lippolis

La proposta è di dedicare un angolo della città all’archeologo tarantino

Cultura
Taranto martedì 13 marzo 2018
di Giuseppe Mazzarino
Enzo Lippolis
Enzo Lippolis © Tbs

Ad Enzo Lippolis non è stato consentito raggiungere una feconda vecchiaia; una di quelle in cui tirare le somme di una eccezionale carriere di archeologo militante e di professore universitario; di divulgatore e di autore di libri importanti; di organizzatore delle attività scientifiche del più importante centro italiano di studi antichistici, il dipartimento di Scienze dell’antichità dell’Università di Roma – La Sapienza, giunto dopo un quinquennio della sua guida al primo posto fra le istituzioni universitarie di studi classici nella classifica internazionale Q-S stilata col concorso determinante dei più rinomati Atenei del mondo.

L’Archeologia non è come il calcio o l’atletica leggera, e nemmeno come la Matematica; nelle Scienze dell’antichità il progredire dell’età non fa affievolire le energie, spegnere l’acume intellettuale e meno che mai il vigore immaginativo e creativo: per questo, oltre che sul piano umano, la perdita di Lippolis è stata grave sul piano scientifico.

Si pensi solo alle ricerche che stava conducendo a Saturo, considerato generalmente uno scalo miceneo dove i Parteni ebbero primo approdo e primo insediamento provvisorio prima di muovere guerra a Taras (già esistente, con il suo nome, che non è greco) come villaggio iapigio. Da quelle campagne di scavo e ricerche, non ancora organicamente ordinate e sistemate, sembrava emergere per esempio una forte retrodatazione di un insediamento stabile a Saturo; ma questo potranno dircelo i suoi collaboratori. Il suo acume scientifico, invece, non ci potrà essere restituito. Come la sua umana disponibilità e capacità di comunicare: che è una virtù distinta dalla cultura e dalle capacità intellettive.

Di comunicare con i suoi studenti ma anche con i borsisti dei convegni Magna Grecia, con giornalisti di formazione tutt’altro che antichistica, col pubblico delle conferenze divulgative, e persino con gli studenti ginnasiali (tredici/quattordicenni...) del suo vecchio liceo, l’Archita, coi quali si intratteneva, a margine magari degli scavi a Saturo... Enzo Lippolis non potrà invecchiare continuando ad imparare, come faceva Solone, uno dei Sette sapienti dell’Ellade antica. Ma la sua morte precoce – sessantatrè anni oggi non è la vecchiaia – se gli ha vietato nuove scoperte e nuovi studi non ha sminuito la sua statura, unanimemente riconosciuta nel campo degli studi antichistici ed in quello, più ampio, della cultura tout court.

Non a caso, appena cinquantenne, nel 2005 si vide insignire dall’Accademia dei Lincei del premio alla carriera. Taranto che gli ha dato i natali, che l’ha visto studente dell’Archita, giovane archeologo nella Soprintendenza (prima che una sciagurata riforma sopprimesse le Soprintendenze archeologiche e riportasse Taranto “in provincia di Lecce” nella localmente istituita Soprintendenza mista di Archeologia belle arti e paesaggio) e direttore del Museo nazionale archeologico, che l’ha visto tornare per i Convegni Magna Grecia e per campagne di scavo, è stata assente, a livello di istituzioni, nel momento della scomparsa. Può rimediare: provvedendo ad intitolargli immediatamente, senza attendere i canonici dieci anni dalla scomparsa (per personalità di indiscutibile rilievo e particolari benemerenze si può fare), una strada o una piazza. Non un mozzicone o un tratturo, possibilmente.

E nel frattempo, come ha suggerito Angelo Conte, bene farebbe il MArTa (il Museo archeologico tarantino il cui progetto di riallestimento, prima tappa verso il MArTa, fu proprio opera di Lippolis) a dedicargli la sala convegni. Perché abbiamo il dovere di non far cadere l’oblio sugli uomini e le lodevoli imprese che hanno fatto onore alla nostra terra.

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