L'editoriale

Grillo, l’euro, la D’Amato e lo svincolo di mandato

Taranto e il matrimonio mancato tra M5S e Alde

Politica
Taranto mercoledì 11 gennaio 2017
di Enzo Ferrari*
Il tweet di Rosa D’Amato: a novembre faceva il tifo per l’uscita dall’euro © Tbs

Per mero calcolo politico, Beppe Grillo aveva scelto di divorziare, nel parlamento europeo, dai fanatici antieuro di Farage per sposare i fanatici sostenitori dell’euro dell’ex «impresentabile» Verhofstadt, sodale politico di Juncker e Monti.

Aveva cioè deciso di entrare nel gruppo che forse più di altri rappresenta quella razza di banchieri e centri finanziari che il M5S ha sempre indicato come i demoni dell’Europa. Una repentina inversione ad “U”, quella di Grillo, messa bruscamente ai voti del web e altrettanto repentinamente ratificata dal popolo grillino, seppure con diffusi e questa volta nemmeno tanto malcelati mal di pancia.

Un ordito machiavellico tessuto dall’elité del Movimento, all’insaputa dei più, che si sono invece ritrovati semplicemente a dover decidere se gradire il menù imposto dallo chef genovese e preparato dai suoi cuochi più intraprendenti. Una trattativa condita da pochi intimi nei corridoi di Bruxelles che fa diventare preistoria la mania delle dirette streaming e della pretesa inattaccabile trasparenza dell’universo pentastellato. Ma proprio sul più bello, quando il popolo grillino aveva già cliccato sul tasto suggerito dal Grande Capo, ecco che è arrivato il brusco ed inatteso stop proprio da parte di quei gendarmi dell’euro che Grillo voleva sposare. Questo matrimonio non s’ha da fare, hanno tuonato i commensali di Verhofstadt. E lui, l’«impresentabile» belga, ha dovuto arrendersi. Così Grillo - suggeriscono alcuni osservatori - ha visto andare in fumo i circa 700 mila euro destinati ai gruppi parlamentari europei. Un gruzzolo che il M5S non vedrebbe se non iscritto ad alcun gruppo.

E ora che il matrimonio è andato in fumo, Grillo è tornato a tuonare contro quei “gomblottisti” ai quali voleva unirsi in matrimonio. La questione riguarda in qualche modo anche Taranto, perché Taranto esprime una parlamentare europea pentastellata, l’onorevole Rosa D’Amato, che grazie ai voti dei tarantini si è assicurata un posto al sole tra Bruxelles e Strasburgo. L’onorevole D’Amato fino all’altro ieri tifava addirittura per l’uscita dall’euro, come dimostra il tweet pubblicato meno di due mesi fa in occasione della campagna per il referendum sulla riforma costituzionale. Per onestà intellettuale verso chi l’ha votata, è lecito sapere dall’ eurodeputata tarantina cosa pensa di questa transumanza - poi mancata - del M5S? Può spiegare perché un movimento accanitamente anti-euro aveva deciso di abbracciare proprio gli assatanati cannibali della finanza per poi, dopo essere stati respinti, tornare ad essere anti-euro? E non trova poco coerente questa politica da flipper con la filosofia del vincolo di mandato che Grillo vorrebbe per legge imporre ai parlamentari italiani proprio per impedirne cambi di casacca? È lecito che i suoi elettori attendano risposte dalla propria eletta o dovranno rassegnarsi al silenzio o, peggio, alle battute da copione imposte dal più classico “tengo famiglia”?

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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