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Calderone: “Guardare a piattaforma diritti e tutele comune a tutti i lavoratori”

Roma, 8 nov. (Labitalia) – “C’è bisogno di un approccio nuovo che lasci dietro la prassi di delineare confini rigidi e che si proietti nella definizione di una piattaforma di diritti e tutele comune a tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia di inquadramento. Intervenendo poi su ogni singola tipologia con provvedimenti ad hoc attraverso un investimento sulla contrattazione di secondo livello in modo da cucire le regole sulle esigenze della singola realtà produttiva”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Marina Calderone, intervenendo a Montecitorio alla presentazione del ‘Rapporto Inapp 2022 – Lavoro e formazione, l’Italia di fronte alle sfide del futuro’.

Secondo Calderone “ci troviamo a fare i conti con una rivoluzione tecnologica che ha frammentato i modelli di lavoro tradizionali. Già prima della pandemia abbiamo assistito a una crescente ibridazione tra modello di lavoro autonomo e dipendente. Ma con l’accelerazione tecnologica questa tendenza si è ancora più amplificata creando delle situazioni al limite dell’attuale normativa e altre completamente nuove rispetto alle quali gli schemi del passato sono semplicemente invecchiati e non più in grado di dare risposte al mercato del lavoro. In questo senso anche nella normazione c’è bisogno di un approccio nuovo”, aggiunge ancora.

Per il ministro anche “Il modello normativo dello smart working, quello della legge 81 del 2017, non è quello che noi abbiamo sperimentato e questo è un esempio di una norma oggi vigente che è già vecchia rispetto ai modelli attuali”, sottolinea.

Per il ministro del Lavoro il tema della precarietà è centrale. “Inapp ci dice che nel 2021 il 68,9% dei nuovi contratti sono a tempo determinato. E nell’insieme il lavoro atipico rappresenta l’83% delle nuove assunzioni. Una direzione che si sta rivelando una costante nel modello di sviluppo italiano e che si dimostra un requisito strutturale della ripresa post-Covid. Non può che essere motivo di attenzione il fenomeno della precarietà quando diventa precarietà di vita”, spiega.

Il tema delle competenze è fondamentale. “Dobbiamo essere attenti a recuperare i livelli occupazionali pre-pandemia ma anche a fare in modo che il lavoro flessibile nelle varie forme che abbiamo imparato a conoscere incontri competenze costantemente in aggiornamento tali da vanificare il rischio della precarietà. Come farlo è spesso il punto di caduta dei buoni propositi”, conclude.