12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 07:19:17

Agorà

L’unico percorso per far ripartire Taranto

foto di Valutazione di impatto sanitario
Valutazione di impatto sanitario

I l recente bando sulla “La valutazione d’impatto sanitario preventiva è la linea del Piave della città dalla quale far ripartire Taranto Resistere, resistere, resistere… L’ammonimento di Francesco Saverio Borrelli ha un diritto di autore in Vittorio Emanuele Orlando. Caporetto e la sua disfatta portarono alla rimozione del generale Cadorna per manifesta e colposa incapacità! Quella del Sindaco, più che una chiamata alle armi, pare essere una implicita ammissione della fine di un amore. Amore e fiori non durano che una primavera… Di Zingaretti, Rinaldo Melucci si era fidato: “il PD con coraggio parla di un cantiere Taranto che mette al primo posto priorità come salute e ambiente.

Il PD può giocare una partita da protagonista su questi temi, oggi c’è un cambio di pelle sulle questioni industriali. Noi siamo in questa trincea desiderosi di dare il nostro contributo “. Quella fiducia si è infranta in meno di sessanta giorni: “Finché sento parlare di rifacimento di altiforni, di piena occupazione dentro allo stabilimento siderurgico, di piani sconosciuti del Governo e persino di sostenibilità ambientale col carbone, mi sento soltanto preso in giro. E il mio partito, dopo aver licenziato un documento strategico assai coraggioso e concreto(?) sulla riconversione di Taranto, ha preso nota del grido di allarme lanciato dal livello provinciale e regionale?”

“Non c’è nulla di più certo e immutevole che l’incertezza e il cambiamento.” La citazione di JFK dovrebbe essergli nota… La firma dell’accordo tra Invitalia e ArcelorMittal sull’ex Ilva potrebbe arrivare il prossimo 11 dicembre. Il tempo di definire i dettagli per l’ingresso di Invitalia al 50% nella Am Investco, per poi prendere la maggioranza dopo il 2022. Lo Stato quindi ritorna a gestire un settore strategico come la Siderurgia. Negli anni ‘70 la capacità produttiva complessiva di Taranto era più di 10 milioni di tonnellate. Nel lungo periodo gli effetti sull’ambiente si sarebbero rivelati devastanti ma, nell’immediato, quelli sull’economia, occupazione e reddito, furono assolutamente positivi. In quegli anni, il reddito complessivo della provincia di Taranto, crebbe a velocità quasi doppia rispetto alla media italiana e soprattutto a quella delle altre aree meridionali e gli occupati della provincia passarono da 40.000 a 70.000. Intorno alla siderurgia si svilupparono grandi luoghi di formazione, ricerca e progettazione ingegneristica. L’Ancifap, il Centro Sperimentale Metallurgico, l’Italimpianti erano avanguardie in Italia ed Europa con centinaia di ingegneri.

La Simi, costruiva manufatti per il mondo (il ponte che unisce Svezia e Danimarca). Gli oceani ancora testimoniano della grandezza degli operai e ingegneri della Belleli: a Taranto furono prodotte le più imponenti ed importanti piattaforme petrolifere del mondo. Fu merito delle lotte operaie che vollero una vera diversificazione produttiva. E non solo. Chi non ricorda il Circolo Vaccarella, la stagione teatrale Italsider. Luoghi di un’offerta culturale di elevatissimo livello, ma nel contempo non luoghi elitari. Erano frequentati da tutte le classi sociali. Per non scordare gli internazionali di Tennis sui campi in terra battuta del Vaccarella. Trent’anni fa l’Ilva di Stato era la quinta azienda siderurgica del mondo, preceduta dalla giapponese Nippon Steel, dalla francese Usinor-Sacilor (oggi Arcelor Mittal) e dalla British Steel. Taranto rappresentava l’80% della produzione del gruppo. Il mondo produceva 850 milioni di tonnellate di acciaio. Oggi viaggiamo verso i due miliardi.

L’acciaio se lo producono e se lo consumano Cina, Corea, India e Giappone. È innegabile che il centro siderurgico ha avuto un ruolo preminente nel territorio. L’impatto, prima economico e poi ambientale, il modello di sviluppo, l’organizzazione del lavoro, sono stati l’humus che ha alimentato il conflitto fra ambiente e lavoro, fra fabbrica e città e per il quale ancora non si intravede una via d’uscita. La visita della delegazione ministeriale in ottobre, guidata dal presidente Conte, è stata definita con enfasi, “una giornata epocale” segnata dall’annuncio di interventi d’impatto socioeconomico: -il corso di laurea in medicina che certamente rappresenterà una risorsa per il territorio in attesa che medici e specializzandi possano misurarsi con un diverso e più attinente sistema sanitario territoriale tutto da costruire; -l’avvio del cantiere del San Cataldo che viene annunciato come “l’ospedale più grande e moderno della Puglia” da realizzarsi in tempi rapidi e che dovranno essere utilizzati per meglio definire l’idea di un investimento strategico sul ciclo della salute, modernizzare la rete ospedaliera e ad accrescere i luoghi di eccellenza di produzione di prestazioni sanitarie; -il protocollo per il trasferimento dell’ex stazione torpediniere dalla Marina Militare all’Autorità portuale per avviarvi approdi diportistici e la costruzione di un acquario green; -il cantiere della Ferretti per la costruzione di grandi yacht che, a regime, impiegherà 200 addetti diretti sullo yard Belleli, dopo la sua bonifica; -l’avvio delle procedure per le gare d’appalto per recuperi nella città vecchia per 22,5 milioni; -l’investimento della Philip Morris in un digital information service center per i consumatori italiani di prodotti senza combustione con una occupazione a regime di 400 addetti. Il reale impatto, in termini di incremento di pil e occupazione dei vari interventi, si dispiega in misura tale da recuperare molto parzialmente e comunque in tempi medio lunghi, la flessione di PIL e di posti di lavoro causata dalle vicende dell’Ilva negli ultimi tre anni.

Né va sottovalutato che Yilport ha ridimensionato i piani occupazionali per il riavvio del terminal container. Vi sono ancora 1.700 addetti in cigs presso l’Amministrazione straordinaria dell’Ilva, 8.200 occupati diretti nel suo stabilimento, che è la più grande fabbrica manifatturiera d’Italia per numero di persone impiegate, e circa 5mila unità nell’indotto. I parziali segnali di diversificazione settoriale dell’economia cittadina vanno ricondotti ad una visione di sviluppo tutta da definire, ma sarà il futuro dello stabilimento siderurgico a determinare in maniera preponderante il prodotto interno lordo e l’occupazione. Chi auspica la chiusura dell’area a caldo, la decarbonizzazione, i forni elettrici che hanno bisogno di grandi quantità di rottami o preridotto proveniente da altri siti, deve prendere atto che non c’è nessuno al mondo in grado di tenere un’immensa acciaieria aperta per finta! Tanto meno lo Stato.

Su questa strada non troverà il Governo, le OOSS, la Confindustria e nessun anello della supplì chain della siderurgia. È il momento in cui “le parole di verità” devono prevalere su quelle vuote e strumentali. È il momento di decidere sullo stato reale delle cose. Nei giorni scorsi alla Cet1 si è verificata una perdita di gas dalla tenuta di una valvola e nei luoghi di lavoro limitrofi è stata rilevata presenza di monossido di carbonio ed il personale è stato momentaneamente allontanato per consentire ai vigili del fuoco di mettere in sicurezza l’impianto. Negli ultimi 2 mesi la centralina Arpa Puglia di via Orsini ha registrato 14 picchi, in media 1 ogni 4 giorni ed è stato registrato il valore piu’ alto di benzene da quando esistono le centraline. Nonostante la produzione sia scesa da 4,7 (dato 2019) a 3,2 (proiezione 2020) milioni di t/a di acciaio, l’inquinamento non è diminuito per via del cattivo funzionamento degli impianti privi di adeguata manutenzione.

Non c’è da negoziare salute e lavoro. C’è da tutelare e garantire i due diritti. Su questo è necessario avviare una trattativa vera e per esserne realmente protagonisti, autorevoli e rappresentativi del territorio è fondamentale costruire una alleanza forte e credibile con le organizzazioni sindacali dei lavoratori e con quelle dell’industria. Dare voce alla situazione drammatica che si vive in quello stabilimento per la vita dei lavoratori, l’insicurezza degli impianti, la riduzione del personale di esercizio, la prolungata sofferenza delle aziende e dei lavoratori dell’indotto e l’incertezza sul futuro. Il sindaco quale primo rappresentante della comunità locale è responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio e deve porre al Governo una condizione dirimente: lo Stato che ha reso operative le “Linee guida per la VIS ISTISAN 19/9 – D.Lo 104/2017” (oggi obbligatorie solo per una “specifica categoria” di impianti), non può continuare a negare la Valutazione di Impatto Sanitario preventiva per lo stabilimento siderurgico di Taranto poiché costituisce lo strumento obbligato per conoscere, preventivamente, il rischio sanitario indotto dalle emissioni degli impianti e indicare i relativi correttivi impiantistici o di processo(Health Impact Quantification) per la definizione del rischio sanitario residuo “accettabile”, via via riducibile con più avanzate tecnologie.

E’ questo l’unico percorso credibile ed accettabile per garantire la compatibilità fra ambiente, sicurezza, salute e lavoro e sul quale vale la pena resistere. La strada maestra da seguire. La linea Maginot per riavvicinare i due poli dicotomici. La linea del Piave della città dalla quale far ripartire Taranto! Il Nulla, l’assenza o la fragilità del pensiero, è il nemico a cui in ogni tempo occorre resistere. Quel Nulla che, abilissimo nell’indossare maschere e nell’occupare i territori del pensiero debole, avanza nella società come nel romanzo di Ende. Un mondo fantastico minacciato dall’espansione di una forza misteriosa chiamata Nulla. Il protagonista è un bambino del mondo reale che, leggendo un libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto, diventando anche lui parte di Fantàsia. Finirà per trovare un modo per ritornare nel mondo reale… A Taranto non serve abbandonarsi in analisi e previsioni pessimistiche, si tratta di trovare contenuti, occasioni e modalità per dare forza e prospettiva ai tre “resistere”, perché l’appello non si riduca a retorica. La via del pensiero, la via della coerenza, sono sempre praticabili.

Alla nostra Comunità serve il risveglio degli intellettuali, degli educatori, di coloro che di fronte alle urgenze non si sottraggono alla responsabilità di trovare soluzioni ma neppure si illudono e illudono che basti rispondere all’emergenza per costruire il futuro. Un compito difficile ma non impossibile.

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