15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 16:13:34

Una veduta aerea di Taranto
Una veduta aerea di Taranto

Ma insomma, esiste ancora in Italia l’“intellettuale”, quale lo avevamo conosciuto apprezzato irriso nei famelici anni, dal dopoguerra… al cellulare? Mi pare che ormai in Italia quella funzione, “compromessa”, “ingabbiata”, “snaturata”, sia appannaggio solo di giornalisti in etere, parabola e via cavo, e nel migliore dei casi si tratta di “arruolatori”, nel peggiore, di “asintomatici”, e nel più “irritante”, di inchinati fornitori di continue terapie intensive a governi “sintomatici”.

La generazione post-gramsciana dei Moravia, Vittorini, Arbasino, Sciascia, Pasolini, De Filippo e decine di altri a destra sinistra e persino centro, non ha fruttificato perché le nuove generazioni sono state assolutamente irretite in “post” e “app” , sufficientemente allontanate dalla riflessione del presente e dalla costruzione del futuro. La grande sconfitta del ’68 è consistita nella nullificazione della sua più affascinante provocazione: “la fantasia”, che si è snaturata in… “spettacolo”. Sì, ogni tanto appaiono “stelle” che si rivelano meteore e “sardine” a comando, ma l’intellettuale (chi lo ha visto?) non sa più inventare, gli si è atrofizzato il “sogno”.

La mutazione ha riguardato anche Taranto che ha smesso di generare “intellettuali” (nessun allarme) che pure hanno nel passato animato le acque dei due mari (la stagione di sostegno al recupero della Città Vecchia, i timidi vagiti anti-ILVA e, a chiusura di sipario, la grande popolare protesta per la Sovrintendenza scippata e ora semi-tornata). Intellettuali, intendiamoci, quelli che hanno conquistato citazione nel dizionario delle cose strane, dove si legge: “Persona fornita di una buona cultura o cultore di studi, ritenuto capace di esercitare una profonda influenza nell’ambito di un’organizzazione politica o di un indirizzo ideologico…”

La discussione cittadina nei decenni passati e postIlva non ha avuto grande smalto, agitata quasi intorno a una sola grande speranza: “che qualche governo o qualche benefattore desse pane e lavoro”. Le possibili decisioni alternative e le scelte? Pur con qualche nota eccezione, mai suggerite dall’intellighenzia nostrana, mai sorvegliate dalla stessa, poco indirizzata a proporre alternative per assoluta mancanza di quinte adatte a recepire e rappresentare le eventuali sollecitazioni. Ma Taranto avrebbe da mostrare, pur nel suo piccolo, qualche potenzialità. A guardar bene (e distinguendo), la città ha un’autentica legione di uomini e donne di cultura.

Non si può negare che da decenni e ancor più oggi, grazie ai sistemi di comunicazione diretta, hanno mostrato cosa questa città chieda davvero. Un’armata di archeologi, storici, ricercatori, studiosi, docenti veri e veri docenti, scrittori, cooperative culturali, studiosi e persino centurioni del “copia e incolla”, che non possono da soli costruire direttamente il futuro (come da intellettuali forse vorrebbero), sono molto impegnati a mostrare il passato al presente, e indicano, forse più di quanto i “tavoli” e le lettere al “Conte zio e ai don Rodrigo”, quale futuro questa città “aneli” nel suo profondo: pane, lavoro e utilizzazione della vera risorsa petrolifera, anzi “ibrida”: vivere di industria sanificata e di storia che “frutti”, di paesaggio, di arte, di turismo (ah, la parola sciocca) di internazionalità, tutto quello insomma di cui si può “saccheggiare” il nostro passato, perché gli uomini di cultura hanno definitivamente chiarito che Taranto è TARANTO e il suo “ieri” vale molto più di quello di Bari, Lecce, Matera, Brindisi, Foggia e, scendendo, di tutta la Calabria e, salendo, persino di Napoli che non contava nulla da “giovane” e Taranto invece era già adulta e “contabile”.

Se avessimo attrezzati “statisti” si sarebbe capito che la continua esigenza di mostrare in rete tutto quanto dica “come eravamo”, dai merletti della nonna, le strade sempre pulite (?), il coccio più coccio che ci sia, e alle lunghe (comprese quelle dello scrivente) pagine di storia mista a fantasia, dimostri che Taranto semi-adulta e pre-anziana ha irresistibile voglia di far vivere il… PASSATO, senza rischi e miseria (solo i giovani, “allattati” da prosperose “megabalie”, sembrano non voler nulla, se non se stessi, ma facciamoli… invecchiare). Ormai siamo tutti adoratori di storia a portata di “post” che, con l’aiuto di molti neoletterati e retescriventi, appare più mitica e vicinissima, è lì, tic! in ogni computer a casa di tutti, servita comodamente, senza andare per biblioteche, archivi e librerie il passato è sul pianerottolo, ecco la storia in casa.

La cultura tarantina è matura, propone semi-novità, effettua ricerca, annuncia scoperte, non sempre copia e incolla, e da tempo lavora per fornire possibili aggiornati scenari culturali e dunque sociali, ma sembra non sapere uscire da una continua esigenza consolatoria, e non le capita mai di ricevere “inviti” a palazzo! Occorrerebbe che gli uomini di cultura avvertissero il dovere di esporsi, di militare, di sorvegliare e farsi portatori di fantasia nel futuro, rendersi… intellettuali attrezzati e “utilizzaili” nel sostenere il cambiamento (incatenarsi alle colonne? per far fiorire le colonne dimenticate!). E bisognerebbe forse anche, e soprattutto, rompere l’insopportabile crisalide politcoamministrativa, per liberare la “rischiosa” fantasia. Come fare? Difficilissino da dirsi e da farsi. Ma credo che il mondo e Taranto, che vi abita, non possano più reggere a lungo col “poi vediamo”…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche