27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 23:04:00

Agorà

Ex Ilva, “La politica faccia sintesi delle diverse esigenze”

Operai ex Ilva
Operai ex Ilva

Il dibattito aperto sulle colonne di Taranto buona sera nella pagina di Agorà è stimolante sia sul piano della qualità eccellente degli interventi di persone di assoluta competenza come Gianni Florido, Alfredo Venturini, Biagio De Marzo ecc. sia per il merito dei problemi che pongono perché stimolano il politico a prendere atto della situazione e lo costringono per il ruolo che la politica deve avere ad assumere tutte le iniziative necessarie perchè quelle idee e quelle proposte giungano a compimento. Infatti cos’altro è la politica se non riduzione a sintesi di diverse istanze, esigenze, problematiche, mediazione tra diversi interessi e aspirazioni del popolo e traduzione di essere in soluzioni applicabili consegnate ad una legge o ad un provvedimento.

Orbene senza voler entrare nel merito delle questioni tecniche sollevate dagli interventi citati, premesso che la siderurgia nel nostro Paese assume un valore strategico tra le produzioni industriali italiane perché l’Italia possa essere competitiva con le produzioni di acciaio nel mondo e facendo un’analisi spassionata e realistica delle diverse esigenze ed opzioni che sono sul campo c’è da osservare che il tema della presenza dello stabilimento siderurgico a Taranto ruota sull’eterno irrisolto dilemma salute-occupazione. Infatti se lo stabilimento continua a produrre le condizioni di disastro ambientale e di aggressione alla salute dei cittadini rimangono quelle che sono cioè disastrose e per converso se lo stabilimento chiude certamente saranno risolti i problemi ambientali e della salute dei cittadini ma a causa dei licenziamenti massicci dei lavoratori si innescherebbe una bomba sociale dai risvolti difficilmente controllabili. In questo scenario da un lato il mondo ambientalista oltranzista punta alla chiusura tout court dello stabilimento rimandando a non ben precisate ipotesi e progetti la soluzione del secondo corno del problema quello occupazionale. Alla domanda su come e dove potrebbero essere occupati i lavoratori espulsi dalla produzione dopo lo smantellamento dello stabilimento (si parla di 15.000 addetti compreso l’indotto) gli ambientalisti o non rispondono o se rispondono propongono soluzioni vaghe, improbabili e certamente non risolutive nell’immediato.

Ci sono poi gli industrialisti che privilegiano l’esigenza della produzione rispetto ai problemi ambientali ma questi sono minoranza e non escono allo scoperto in maniera decisa e decifrabile. E poi ci sono coloro che in politica si direbbero i gradualisti e riformisti che, sulla scorta di situazioni analoghe e consolidate in diverse parti del mondo dove industria siderurgica, produzione industriale e salute convivono tranquillamente, propongono la convivenza dei due aspetti attraverso l’imposizione da parte dello Stato dell’AIA che l’impresa deve assumere per rendere ecocompatibile la produzione. Una variabile importante da questo punto di vista è contenuta nell’articolo di Venturini sull’adozione dell’AIA sanitaria mirata soprattutto alla compatibilità della produzione con la salute dei cittadini, in pratica fissando in regole, termini e quantità precise la produzione rendendola compatibile con la tutela della salute dei cittadini. In questo quadro si inseriscono le improbabili e tecnicamente non sostenibili proposte di elettrificazione e metanizzazione del processo di produzione che provengono anche da fonti istituzionali autorevoli ma che gli interventi su Agorà hanno dimostrato essere risibili e che hanno smontato proprio sul piano tecnico. Intanto la realtà incombe attraverso la necessità di condurre a compimento l’annosa questione del contratto con Arcelor che sembra risolto con la partecipazione dello Stato all’operazione.

Bisogna dire per la verità storica che sull’argomento ambiente, salute e chiusura dello stabilimento qualche forza politica, e segnatamente il Movimento 5 stelle ci ha marciato, ha cavalcato la tigre ambientalista, le ha lisciato il pelo lucrando politicamente un consenso elettorale notevolissimo con la promessa demagogica ai tarantini della chiusura immediata dello stabilimento salvo poi una volta al governo fare esattamente il contrario e affrettarsi a firmare il contratto con Arcelor mandando in soffitta l’idea della chiusura. Ma tant’è la politica è anche questo. Ma per tornare alla politica, quella seria, se questa è la situazione essa deve innanzitutto ascoltare e prendere atto dei problemi, ridurre a sintesi le diverse esigenze e i diversi interessi in gioco e, infine, porsi il problema non facile di proporre soluzioni accettabili, realizzabili e praticabili avendo in mente i due valori fondamentali sanciti dalla Costituzione che sono la salute e il lavoro. Bene, riteniamo che la politica ai diversi livelli istituzionali Comune, Regione, Governo abbiano ben chiaro in mente il loro compito? Io ritengo che la politica nelle sue rappresentanze annaspi ancora nel buio e che la sua azione sia caratterizzata da incertezza e da idee poco chiare.

Dalle diverse prese di posizione, da alcune proposte sconclusionate e demagogiche che vengono fatte anche da rappresentanti autorevoli di istituzioni pubbliche importanti, dai provvedimenti che ai vari livelli vengono assunti non mi pare che si marci nella direzione della ricerca di quella sintesi necessaria all’urgenza dei problemi.

Infatti si continua a rivendicare la propria soluzione, l’interesse del proprio orticello, si continua a parlare all’elettore e non al cittadino attingendo a piene mani a demagogia e a spregiudicato populismo laddove sarebbe più saggio e necessario spiegargli come stanno esattamente le cose e indicargli una direttrice di marcia. Questo è alla radice della situazione di stallo nella quale ancora oggi ci troviamo talchè i problemi, ancorchè risolversi, vanno sempre più aggravandosi e incancrenendosi. Ancora oggi infatti il dilemma salute-lavoro, lungi dall’essere risolto, è ancora lì in tutta la sua gravità per cui da un lato i lavoratori vedono il loro futuro sempre più incerto e sempre meno garantito e dall’altro la salute dei cittadini continua ad essere minacciata. E’ giunto il momento che la politica affronti con maggiore consapevolezza il tema sul tappeto, non si produca in ulteriori inutili e fuorvianti bizantinismi e distinguo, prenda una posizione chiara e unitaria, individui una strategia di lungo respiro per stabilire cosa vuol fare di Taranto e soprattutto assuma ciascuno per la propria competenza i provvedimenti necessari a restituire ai tarantini il lavoro, la salute, la tutela dell’ambiente. Questo va fatto da subito perché questo è il compito della politica e perché i problemi stanno sempre lì a ricordarci i nostri doveri e le nostre responsabilità di politici e di amministratori pubblici.

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