12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 07:19:17

Agorà

Conti correnti, rischi di default per i debitori

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Le bandiere dei Paesi dell'Unione Europea

Dal 1° gennaio del 2021 entrerà in vigore il Regolamento Delegato (UE) n. 171/2018 della Commissione Europea del 19 ottobre 2017 sui requisiti di capitale delle banche (Capital Requirements Regulation – CRR) il quale ha introdotto delle specifiche disposizioni sul default di un debitore (art. 178), richiedendo nel contempo all’Autorità Bancaria Europea (EBA) di emanare le linee guida sull’applicazione della definizione di default e alla Commissione di adottare un Regolamento delegato sulla misura della soglia di rilevanza delle esposizioni in arretrato.

Un documento che riguarda la classificazione europea dello stato di inadempienza e dunque incide sull’eventualità che i debitori siano considerato in stato di default, ovvero in stato di inadempienza di un’obbligazione verso la banca. Vengono previste, infatti, soglie molto basse per le quali si verrà considerati come dei cattivi pagatori. Le nuove regole specificano che Basterà superare per 90 giorni due soglie – ridotte, rispetto all’attuale disciplina – e cioè avere un arretrato da oltre 90 giorni, il cui importo risulti, allo stesso tempo: – per privati e piccole medie imprese, superiore ai 100 euro e superiore all’1% del totale delle esposizioni verso la Banca; – per le imprese, superiore ai 500 euro e superiore all’1% del totale delle esposizioni verso la Banca. Diversamente dal passato, l’impresa non potrà più impiegare margini ancora disponibili su sue linee di credito per compensare gli inadempimenti in essere ed evitare la classificazione in default. Finora accadeva che il passaggio di un addebito non coperto – per importi non eccessivi -non determinasse particolari scossoni, se protratto per un breve margine temporale, anche se c’era il rischio di vedersi applicare tassi elevati.

Ora questo non sarà possibile. In particolare, sarebbero circa 42mila le piccole medie imprese a rischio, come conferma l’allarme lanciato da Confesercenti: “le regole pensate prima della pandemia non possono essere fatte valere adesso, come se tutto fosse normale. Ne va della salute non tanto delle banche quanto dell’economia in generale, della vita di tutti noi. Dei cittadini che investono, delle aziende, piccole o grandi che siano”. È un meccanismo micidiale soprattutto in epoca di pandemia perché chi accusa quel ritardo finisce per essere inserito nella lista dei cattivi pagatori, con tutto quello che ne consegue. È evidente che tutto ciò in periodo di pandemia finirebbe per strangolare l’economia”. Non saranno più possibili nemmeno piccoli sconfinamenti e questo vuol dire, per molti artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e anche per molte famiglie, non poter più usufruire di quelle piccole forme di flessibilità che, specie in questa fase così critica sono fondamentali per far fronte ai pagamenti di utenze o altri adempimenti, come gli stipendi e i contributi previdenziali, le rate di finanziamenti e mutui.

A questo proposito la Banca Nazionale del Lavoro,del gruppo francese BnpParibas, ha scelto una linea rigorista di applicazione delle norme anticipa le modalità già dal 7 dicembre: il giorno della scadenza del pagamento via addebito l’istituto provvederà sin dalla mattina a verificare la consistenza sul conto corrente; se la disponibilità non sarà sufficiente verrà inviata una notifica. Entro le 15 della stessa giornata va assicurata la copertura del fabbisogno sul conto, altrimenti il pagamento verrà bloccato. Intesa Sanpaolo consentirà l’addebito di pagamenti non coperti sulla base della conoscenza del cliente. Il titolare del conto sarà contattato e sollecitato a coprire lo scoperto (ovviamente se il cliente ha un apertura di credito su conto corrente lo sconfinamento è segnalato se esso supera la soglia massima dell’affidamento autorizzato).

Analogamente UniCredit non ha introdotto un automatismo per bloccare gli addebiti non coperti. L’istituto ha preferito lavorare sull’informativa ai clienti per illustrare le nuove regole, le relative implicazioni e l’opportunità di porre la massima attenzione alle scadenze.. Gli istituti di credito cooperativo, che hanno una maggiore connessione col territorio di riferimento, su questi aspetti dovrebbero mostrare una maggiore sensibilità, proprio in virtù del diretto rapporto di conoscenza con i propri clienti. La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa ha chiesto “il completo superamento della definizione di default e la revisione del cosiddetto calendar provisioning che regola la valutazione del merito creditizio secondo meccanismi tanto rigidi e sproporzionati per i crediti di importo minore quanto inadeguati all’attuale fase di profonda recessione scatenata dalla pandemia”. Le soluzioni valide in tempi normali sono inadatte ai tempi drammaticamente straordinari che stiamo vivendo come dimostrano i risultati del sondaggio selettivo realizzato e presentato nell’evento di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza “La criminalità ai tempi del Covid: quali pericoli per le imprese”. Sono raddoppiate le proposte “irrituali” di aiuto economico, acquisto dell’azienda a un valore inferiore a quello di mercato, cessione delle quote aziendali fatte alle attività commerciali, turistiche e di servizi. L’indagine di Confcommercio ha posto forte attenzione su come le attività, in questi mesi difficilissimi di emergenza sanitaria con restrizioni e lockdown, stiano affrontando la carenza di liquidità.

Il 69% degli imprenditori, con un incremento del 5%, ha fatto ricorso al patrimonio aziendale. Molte più imprese si sono rivolte alle banche: dal 43% di giugno al 56% di novembre. E sono diminuiti i fornitori disposti a far credito: dal 52% di imprese che avevano dichiarato, a giugno, di aver ricevuto questa disponibilità, si è scesi al 37%. Gli effetti prolungati dell’emergenza Covid impattano pesantemente sulla tenuta economica e la liquidità delle imprese. In questa situazione di grave difficoltà per molte aziende è impensabile applicare regole pensate prima del Covid che rappresentano una vera e propria scure nell›attuale periodo di crisi economica determinato dalla pandemia, e rischiano di abbattersi sulle imprese che potrebbero trovarsi nelle condizioni di essere ritenute inadempienti nei confronti degli istituti di credito anche per importi molto bassi.

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