27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 07:35:00

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Piano di vaccinazione anti-covid, io speriamo che me la cavo…

foto di Piano di vaccinazione anti-covid
Piano di vaccinazione anti-covid

Quando sarà il mio turno mi vaccinerò. Una volta completata questa prima fase ce ne sarà una seconda che dovrebbe riguardare le altre “fasce deboli” della popolazione, quindi anziani e persone con patologie. Se fossi nato a Tel Aviv mi sarei già vaccinato. Israele sta somministrando il siero Pfizer/BioNTech a circa 150 mila persone al giorno. Merito di un alto livello tecnologico insieme a un sistema sanitario diffuso e digitalizzato. Ad oggi 4 gennaio 2021, rilevazione delle 00:59:39 risultano effettuate 118.554 vaccinazioni. In Puglia 6.802 su 25.585 dosi consegnate.

Una percentuale del 26,3% rispetto al 54,8% registrata nella P.A. di Trento, 48,7% del Lazio, 29,0% del Friuli Venezia Giulia e 1,7% del Molise, 37,8% della Toscana, 3,9% della Lombardia (i dati sono consultabili in tempo reale sul Report Vaccini anti COVID19 della Presidenza del Consiglio) Entro il 25 gennaio dovrebbero essere distribuite 121 scatole di vaccino anti Covid Pfizer, ogni scatola contiene circa 195 flaconcini e da ogni flacone è possibile realizzare 6 dosi. Questo significa che entro il 25 gennaio la Puglia dovrebbe avere a disposizione 142.176 dosi, oltre le 95mila già previste. E’ quanto si legge nel “Piano strategico anti Sars-Cov2 della Regione Puglia” inviato dall’assessore alla Sanità, Pierluigi Lopalco, e dal direttore del dipartimento Salute, Vito Montanaro, a tutte le Asl e ospedali pubblici. Le prossime consegne, così come vengono riportate nel piano, sono previste il 4 gennaio e poi a seguire 11, 18 e 25 gennaio. L’obiettivo è raggiungere il prima possibile l’immunità di gregge.

Nel recepire il Piano strategico nazionale per la vaccinazione, la Regione ha definito un modello di intervento istituendo una Cabina di regia regionale e Nuclei operativi aziendali, al fine di assicurare un supporto tecnico-scientifico, pianificare le azioni e monitorare l’andamento della campagna. Nella fase iniziale di disponibilità limitata di vaccini, che è partita il 31 dicembre 2020, le persone da vaccinare prioritariamente sono gli operatori sanitari e sociosanitari. Questi infatti sono i più esposti all’infezione, possono trasmetterla a pazienti fragili e la loro salute è necessaria per tenere saldo il sistema sanitario. Aderiscono pertanto alla prima fase di somministrazione il personale delle strutture pubbliche e private accreditate, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, insieme con le persone ospiti delle residenze sanitarie e socio-sanitarie. Sono inclusi, inoltre, i lavoratori che operano nel campo sanitario per enti o istituti pubblici come INPS, INAIL, Forze Armate, Forze dell’Ordine, Sanità Marittima, agenzie ed enti di ricerca con contratto sanità.

Nelle strutture private, in cui rientrano anche gli studi professionali e le associazioni di volontariato impegnate nell’assistenza sanitaria e socio sanitaria, aderisce tutto il personale sanitario e socio-sanitario, compresi medici odontoiatri, odontotecnici, assistenti di studio odontoiatrico, farmacisti e biologi. In attesa del sistema informativo nazionale in allestimento per la prenotazione, registrazione e report delle vaccinazioni, la Regione Puglia ha pubblicato online Il modulo con lo scopo di raccogliere le manifestazioni di interesse per ottimizzare l’offerta vaccinale. Gli aderenti alla riceveranno successivamente dalla ASL tutte le informazioni dovute sulle caratteristiche del vaccino ai fini della sottoscrizione del Consenso Informato, necessaria prima della somministrazione dello stesso.

“La risposta del personale sanitario è ottima – dichiara l’assessore alla sanità Pier Luigi Lopalco – le adesioni hanno raggiunto quota 78.800 e a questo numero va aggiunta la platea degli ospiti delle Rsa pugliesi, circa 22mila”. Dai racconti di chi si occupa della campagna vaccinale sui territori, però, emergono chiaramente i segnali e le ragioni di una partenza a rilento. In diversi punti vaccinali il personale, anche alle prese con l’attività legata ai tamponi, è pronto a fare i doppi turni mentre in altri è stato necessario richiamare medici in pensione o ricorrere a volontari.

Le difficoltà principali si verificano dove già prima scarseggiava il personale dedicato alle vaccinazioni tradizionali. Innanzitutto ci sono problemi nel reclutamento di dottori e infermieri. L’azienda sanitaria del Molise cerca con urgenza di reclutarlo fra i propri dipendenti. In Calabria e in altre regioni, i medici sono costretti a somministrare le dosi anche fuori dall’orario di lavoro. Un freno, raccontano dalle corsie degli ospedali, sarebbe anche il vincolo di esclusività che impedisce di prestare opera extramoenia. In diverse strutture di Lombardia e Marche non sarebbero invece ancora arrivate le siringhe di precisione e si è ricorso in alcuni casi alle scorte degli stessi ospedali. E’ il deficit strutturale che sta rendendo tutt’altro che sprint la partenza della campagna per la vaccinazione contro il Covid in Italia. Lo ammette esplicitamente la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, sottolineando che “le regioni devono mettersi a correre: nessuna dose utilizzabile può attendere di essere usata anche solo per qualche ora. Usiamo anche le ore serali ma corriamo. Presto arriverà anche Moderna”.

Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, predica pazienza: “Mi metterei a guardare tra qualche giorno e qualche settimana, non minuto per minuto”. Ma ogni colpevole ritardo si traduce in una breccia nella trincea che non fa arretrare il contagio con il rischio di ulteriori morti. E’ assurdo che in questa situazione ci sia chi con motivazioni ideologiche, pretestuose e di parte si ostina a rifiutare l’uso del MES che servirebbe a colmare il deficit della sanità territoriale. È importante sottolineare che si tratta di investimenti e non di costi, che rappresentano le basi per generare una sanità appropriata, in linea con la composizione dei fabbisogni sanitari e sociosanitari dei cittadini. Io mi vaccinerò il prima possibile, ma non dipende da me! Lina Wertmüller nel ’92 diresse a Taranto un film interpretato da Paolo Villaggio.

Il tema di Gennarino Esposito, scolaro della classe del maestro Sperelli, della scuola De Amicis, descriveva profeticamente la fine del mondo nel suo paese: “Dio separerà le capre dai pastori, uno a destra e uno a sinistra, a centro quelli che andranno in Purgatorio. Saranno più di mille miliardi, più dei cinesi, fra capre, pastori e mucche. Ma Dio avrà tre porte. Una grandissima (che è l’Inferno), una media (che è il Purgatorio) e una strettissima (che è il Paradiso). Poi Dio dirà: «Fate silenzio tutti!» e poi li dividirà. A uno quà a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di quà, ma Dio lo vede. Le capre diranno che non hanno fatto niente di male, ma mentiscono. Arzano si farà in mille pezzi. Il sindaco e l’assessore andranno in mezzo alle capre. Ci sarà una confusione terribile. I buoni rideranno e i cattivi piangeranno, quelli del purgatorio un po ridono e un po piangono. I bambini del Limbo diventeranno farfalle Io speriamo che me la cavo”.

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