27 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 16:47:00

Agorà

Studenti, famiglie, dirigenti: la scuola disorientata

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Aula scolastica

Esprimere oggi un pensiero rivolto al mondo della scuola è estremamente importante e quanto mai complesso per le dinamiche che la pandemia ha determinato nella vita sociale e quotidiana di ognuno di noi e per il variegato mondo che essa comprende sia a livello numerico che sociale. Proviamo insieme a fare un ragionamento che sia quanto più obiettivo ed aderente alla realtà comprendendo le varie esigenze che il mondo scolastico esprime. È palese che le scelte politiche prese a più livelli si scontrano con i reali tempi della gestione e successiva realizzazione delle scelte stesse, così come risulta evidente, le scuole hanno dovuto adottare soluzioni organizzative non previste, mai sviluppate in precedenza ed assolutamente al di fuori di ogni esperienza o norma esistente.

In più queste indicazioni ed ipotetiche soluzioni tendono a scontrarsi con una serie di limitazioni tecnologiche, infrastrutturali, finanziarie e burocratiche che inevitabilmente hanno ripercussioni sulla efficacia delle scelte previste. Tutto l’immenso lavoro effettuato in cooperazione con i Dirigenti Scolastici, e ne sono consapevole in prima persona avendone fatto orgogliosamente parte, per la riapertura in sicurezza delle scuole a settembre, è stato reso vano da scelte successive non sempre coerenti. Complessivamente l’utenza scolastica e le famiglie sono disorientate e questo stato d’animo costituisce un terreno di scontro con le Istituzioni Scolastiche e più precisamente con i Dirigenti Scolastici che, in questo momento, sono costretti, senza una precisa propria responsabilità diretta, a navigare il più delle volte a vista e senza la possibilità di una vera programmazione; essi stessi sono divenuti non correttamente bersagli unici delle giuste e mancate aspettative che le famiglie ripongono nell’Istituzione Scolastica. Reputo che sarebbe auspicabile uscire velocemente da questo provocato equivoco ricordando che l’unico bene primario sono i nostri ragazzi e la tutela della loro istruzione e crescita.

Ritengo che, da un punto di vista metodologico, l’adozione della didattica Integrata e cioè della commistione tra alunni in presenza ed alunni a distanza è un non senso pedagogico e pone oltretutto i docenti in una posizione di assoluta novità e difficoltà nella gestione di una sistematica totalmente nuova e per molti versi non coerente con una corretta offerta didattica. Il grande impegno che i docenti profondono può e viene messo in discussione da un vulnus di preparazione e consapevolezza tecnologica che questa pandemia ha evidenziato, frutto di anni di mancati investimenti sulla scuola e sulla cultura in generale. Da questo punto di vista la DID rappresenta tutto il contrario della tanto auspicata inclusione che a più riprese si cerca di ottenere, creando disuguaglianze circa la possibilità di accesso all’istruzione. L’aula, la classe rappresenta comunque uno spazio, un luogo in cui l’insegnante può interagire in forma esplicita e diretta con i suoi studenti e questo è un valore aggiunto che non ha possibilità di essere sostituito, ma solo eventualmente integrato dai diversi sistemi che la scienza tecnologica ci mette oggi a disposizione.

Pur comprendendo le non semplici scelte che la politica deve prendere, penso sia importante poter trasferire alla società civile linee guida che siano le più chiare possibili, affinché le famiglie possano programmare una quotidianità che sia la più stabile possibile rispetto, ad una situazione comunque in continua evoluzione. Per poter tornare il più velocemente possibile ad una situazione di normalità sarebbe coerente, così come giustamente voluto per il mondo della sanità, pensare ad un avvio della fase due delle vaccinazioni includendo il mondo della Scuola, affinché siano tutelate tutte le risorse strategiche che ivi lavorano. La scuola è divenuta, più che la base strategica dell’evoluzione delle future generazioni, un terreno di scontro e confronto politico. A mio parere un Paese, uno Stato poco attento alle ripercussioni future che questo down sociale e culturale può provocare, pone una seria condanna alla qualità della propria futura esistenza. Non dobbiamo dimenticare che sempre più siamo e saremo chiamati a competere come Paese in ambito internazionale e le future classi dirigenti saranno il frutto di ciò che sapremo costruire oggi. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con i suoi 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile indica anche percorsi ed obiettivi che coinvolgono direttamente la scuola. Infatti l’obiettivo 4 cita espressamente: “…Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti. Un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile”. La scuola è quindi centro di sviluppo di obiettivi assai rivelanti che riguardano il futuro della nostra Taranto in primis e del nostro Paese nel futuro. Se non saremo in grado di governare queste dinamiche avremo tutti fallito come società e come singole persone.

Auspico quindi, che gli investimenti rivolti alla Scuola a tutti i livelli siano costanti e non frutto di sporadiche emergenziali necessità e che si comprenda che ogni singolo euro per essa investito non rappresenta una spesa ma un moltiplicatore di opportunità ed inclusione sociale.

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