06 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Marzo 2021 alle 18:00:25


Capitale della Cultura 2022: Se fosse stata davvero “la partita della vita” oggi saremmo tutti dietro al suo feretro. Una volta un magistrato nel corso di un processo, sentendomi come teste mi chiese: lei partecipa ad una gara, investe in studi e progetti, senza avere la certezza di vincerla? Io gli risposi: signor Giudice la certezza non c’è mai. Tuttavia la scelta di partecipare comporta dei costi che appartengono al rischio d’impresa… La partecipazione al bando del Mibact “Capitale della Cultura 2022” non ci autorizzava a dare per scontato che Taranto potesse aggiudicarselo. Tant’è… Tuttavia qualche riflessione si impone con spirito costruttivo. Siamo sempre dalla parte di Taranto e di chi ci crede! Ma non basta crederci e soprattutto non serve esaltarsi o peggio autoesaltarsi.

«Nel nostro dossier c’è più anima – le parole del sindaco Rinaldo Melucci –, altri ne hanno affidato la redazione ad agenzie specializzate perché sono in cerca di una vetrina che aiuti la ripartenza. Per noi è, invece, la partita della vita, perché certifica un movimento che questa città ha già avviato e che vede nella cultura e negli eventi driver fondamentali per la trasformazione della propria immagine. Condividiamo con gli amici della Grecìa Salentina molte cose, ma soprattutto la consapevolezza che siamo ciò che raccontiamo e, in un progetto, siamo ciò che lasciamo dopo di noi». Se fosse stata davvero “la partita della vita” oggi saremmo tutti dietro al suo feretro. Non è così! Non è mai un derby calcistico e se mai lo fosse è sempre il Mister che carica la squadra.

Quando avviene il contrario bisogna dubitare della squadra… Piero Aresta da queste pagine ha proposto una pacata riflessione sul luogo comune “Taranto uguale monocultura dell’acciaio”. Concetto entrato nella comune consapevolezza, che “ mostra un vuoto abissale di cultura, di conoscenza, di sapere della nostra città, sulla nostra città. Esso, forse inconsapevolmente, permea di sé tutto il dossier”. Il risultato è che tutti gli sforzi per uscire da questa monocultura, è come brancolassero nel buio, come fossero alla ricerca di una strada per lo sviluppo, una strada, appunto, per il futuro, questa volta individuata, nel turismo, talaltra nel mare, o nell’ambiente, o nell’archeologia, o nel mito di un remoto passato. Salvatore Romeo si è soffermato sulla “città che si rinnova autodistruggendosi”. Come del resto si evince dal discorso di presentazione della candidatura di Taranto a capitale italiana della cultura: “il Sindaco ha speso parole poco lusinghiere nei confronti del Novecento che sarebbe stato un momento nefasto per la città, ma ora finalmente Taranto sarebbe pronta a rinascere.” Sono due riflessioni assolutamente condivisibili e fondate.

La presunzione di ritemere “nefasto” tutto ciò che ha preceduto il presente senza coglierne, criticamente, le positività è un’ambizione autoreferenziale e dannosa. Il rifiuto di leggere la memoria storica ha in se il rischio di perdere e smarrire il significato e il senso profondo della propria identità culturale e civile. Per il modo in cui si è formata la Taranto moderna, l’ancoraggio al nazionale ha giocato un ruolo decisivo nella definizione dell’identità cittadina. E’ stata una grande capitale della Marina, con la sua base navale e l’Arsenale. Una capitale delle costruzioni navali militari con i cantieri Tosi. Una capitale della siderurgia, fra le prime in Europa e nel mondo. Intorno alla siderurgia si svilupparono grandi luoghi di formazione, ricerca e progettazione ingegneristica. L’Ancifap, il Centro Sperimentale Metallurgico, l’Italimpianti erano avanguardie in Italia ed Europa con centinaia di ingegneri. La Simi, costruiva manufatti per il mondo (il ponte che unisce Svezia e Danimarca). Gli oceani ancora testimoniano della grandezza degli operai e ingegneri della Belleli: a Taranto furono prodotte le più imponenti ed importanti piattaforme petrolifere del mondo. Fu merito delle lotte operaie? Non solo.

Chi non ricorda il Circolo Vaccarella, la stagione teatrale Italsider. Luoghi di un’offerta culturale di elevatissimo livello, ma nel contempo non luoghi elitari. Erano frequentati da tutte le classi sociali. Per non scordare gli internazionali di Tennis sui campi in terra battuta del Vaccarella. È innegabile che il centro siderurgico ha avuto un ruolo preminente nel territorio. L’impatto, prima economico e poi ambientale, il modello di sviluppo, l’organizzazione del lavoro, sono stati l’humus che ha alimentato il conflitto fra ambiente e lavoro, fra fabbrica e città e per il quale ancora non si intravede una via d’uscita Tutto questo essere ha contenuto progresso, lavoro, ricchezza ma anche, come in ogni dove simile del mondo, sudore e lacrime. Questo il suo passato e ancora, in parte, il suo presente. Lavorare sulla memoria significa estendere i confini e costruire sulla storia le basi del futuro. Difficile il “mestiere” del Sindaco proprio perché non è un mestiere! Richiede una grande capacità politica oltre che una buona preparazione amministrativa ma soprattutto la predisposizione, la capacità di comprendere i pensieri e gli stati d’animo di una comunità. “In your shoes”, dicono gli inglesi: una relazione di scambio, in cui l’individuo mette in secondo piano il suo modo di percepire la realtà, per cercare di comprendere le esperienze e le percezioni altrui, facendo in modo che l’altro avverta che il processo si è compiuto.

E’ quello il momento in cui entra in empatia con la propria comunità. Quando la Comunità gli riconosce la capacità, soprattutto umana, di avvertirne e interpretarne, comprenderne la prospettiva, la capacità di esprimere una risposta anche affettiva e quindi si riconosce in chi guida e governa un territorio. Se abbiamo un problema in comune e cerchiamo di uscirne da soli, si chiama “egoismo”, se cerchiamo di uscirne insieme si chiama “Politica”. Don Milani con semplicità ha saputo tradurre l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Si riferiva alla Politica alta, che pensa alle future generazioni, non a quella che si nutre di sondaggi pensando solo alle prossime elezioni… La più piccola isola del Golfo di Napoli si è aggiudicata il titolo di capitale italiana della cultura 2022. Procida non ha magnificato il suo essere. Si è proposta sulla linearità della realtà, su cui costruire, la sua essenza. Procida può essere considerata una metafora di tante comunità che hanno riscoperto l’entusiasmo e l’orgoglio del proprio territorio su cui costruire un riscatto importante per le proprie terre.

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