20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 15:55:41

Agorà

Bando Roche, vincono i volontari dell’Avo


Anna Pulpito guida da presidente l’Associazione Volontari Ospedalieri Tarantini. Avo dal 1975 opera su tutto il territorio nazionale con circa 240 sedi in oltre settecento tra ospedali e altre strutture di ricovero. La mission AVO vuole assicurare una presenza amichevole, offrendo ai malati durante la loro degenza, ai loro familiari, agli ospiti delle Residenze per anziani, calore umano, ascolto, compagnia. un aiuto per lottare contro la sofferenza della malattia e della solitudine, per la migliore umanizzazione delle strutture stesse ponendo il ricoverato al centro di ogni propria attività. AVO a Taranto svolge il suo servizio presso i reparti di Nefrologia/Dialisi, Chirurgia Vascolare, Medicina, Ortopedia, Chirurgia Generale, Urologia, Neurologia, Neurochirurgia e Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero Centrale – SS. Annunziata e presso i reparti di Geriatria e Oncologia dell’Ospedale “S. G. Moscati”.

Come avete vissuto e state vivendo la drammatica esperienza della pandemia?
Male, malissimo! Svolgiamo un servizio che oltre a dare conforto ai pazienti, gratifica noi stessi. Ci manca ascoltare le loro storie, sentirsi dire grazie per averli ascoltati. Domani torni? Ci gratificava stare accanto alle persone che soffrono anche di solitudine. Purtroppo, nel momento in cui avrebbero più avuto bisogno di noi, le disposizioni, per quanto ragionevoli, ci hanno impedito di svolgere il nostro ruolo, la nostra compagnia…

E quindi durante la pandemia avete dovuto arrendervi?
Tutt’altro, anche da lontano, anche se non fisicamente, abbiamo voluto garantire la nostra presenza con qualche pensierino per farci sentire vicini ai nostri pazienti. Prima del Covid, le festività di Natale e Pasqua, sono sempre state occasioni di gioia. Abbiamo portato la musica, il teatro, la cultura, gli zampognari in corsia. Incancellabile per me la commozione provata a Santa Cecilia quando portammo in ospedale la tradizione tarantina delle pettole e da una paziente dell’oncologia mi sentii sussurrare in un orecchio: “Grazie del pensiero, queste sono per me le ultime”….Anche quando Mietta venne da volontaria, insieme a noi, a visitare i nostri malati, in particolare Domenico, uno splendido ragazzo che fino all’ultimo respiro aveva voluto completare i suoi studi. Purtroppo la sua laurea arrivò troppo tardi. Maledetta burocrazia…avremmo voluto festeggiarla con lui.

In un periodo senza precedenti, in cui l’emergenza sanitaria ha messo a dura prova il mondo del Terzo Settore, le Associazioni di volontariato stanno dando un grande contributo al Sistema Salute nel fornire risposte e sostegno a pazienti e caregiver. I volontari ospedalieri di Taranto, con un progetto relativo a un nuovo metodo per determinare la terapia farmacologica mirata nel tumore al polmone, si aggiudicano il sostegno economico della Fondazione Roche “Accanto a chi si prende cura”. Una bella soddisfazione. Ci racconti come è andata.
In primavera la Dott.ssa Gabriella Modoni, digente medico del reparto Oncologia del Moscati, ci propose di partecipare al Bando come partner DElla dottoressa Tina Cafiero genetista esperta in Farmacogenetica dell’Ospedale Moscati di Taranto. Prezioso quanto decisivo è stato il suo supporto per la parte analitica del progetto, ovvero la piattaforma molecolare per la medicina di precisione che ha già un deposito brevettuale per invenzione in fase finale di accettazione. La scelta della Fondazione Roche, conferma e riconosce la volontà di stare a fianco delle persone, delle loro famiglie e della Comunità al fine di supportarle e poter offrire loro una migliore qualità di vita e gestione delle patologie.

 Come sarà il dopo Covid per l’AVO?
Non sono fra coloro che affermano con sicurezza “nulla sarà come prima”…Il dolore, la sofferenza, continueranno ad esserci soprattutto per una città come Taranto che le ferite profonde le aveva prima del Coronavirus, e purtroppo continuerà ad averle dopo. La nostra sfida è il presente. La voglia e il bisogno di tornare in reparto dai nostri malati in corsia con appropriate modalità. Magari come “ponte” verso le famiglie. E’ inaccettabile che ancora a distanza di mesi, non si sia trovato il modo di stare accanto al paziente. Troppe volte in questi mesi da figli e mogli mi son sentita ripetere: l’ho visto andare via da solo. Un’ambulanza l’ha portato via, senza nessuno accanto, senza una carezza, una parola di conforto ma soprattutto senza condividere i suoi ultimi momenti. Vaccinarsi è una scelta generosa verso gli altri, speriamo di poterlo fare presto e speriamo che la gente capisca che per uscirne occorre rispettare le disposizioni: igiene, mascherina, distanziamento.

 

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