11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 15:52:57

Agorà

Appello al nuovo Governo per Taranto e il suo siderurgico

Foto di Operai ex Ilva
Operai ex Ilva

Al nuovo governo compete ereditare e definire compiutamente la vicenda dello stabilimento siderurgico di Taranto, ferma all’accordo firmato il 10 dicembre 2020 tra Invitalia e Arcelor Mittal ma nei fatti indefinito. Da tarantino “informato dei fatti” desidero riprendere in breve considerazioni, indicazioni e proposte su presente e futuro dell’ex Ilva di Taranto già avanzate pubblicamente insieme ad altri colleghi ex siderurgici, in vario modo e più volte (BUONASERA Taranto, Il Diario del Lavoro, Newsletter di Ichino, ecc.). Esse rimangono incontestate nel merito e sommerse dal profluvio di petizioni, appelli, comunicati per la chiusura dello stabilimento che dicono “non accettiamo che l’Ilva continui a darci i dolori e i lutti che abbiamo avuto fino ad oggi.”

L’avversione, preconcetta o meno, nei confronti dell’acciaieria di Taranto in questi giorni ha raggiunto livelli inusitati: arringhe pesantissime dei pubblici ministeri nel processo “Ambiente svenduto”; martellante campagna mediatica di rappresentanti del mondo ambientalista e sanitario; proiezione di filmati del tipo “Papà uccidi il mostro”; ossessivi aut aut espressi da massime amministrazioni regionale e comunale. È impossibile ogni confronto e dibattito per chi esprime considerazioni, ragioni e proposte ispirate da conoscenza, competenza e realismo.

Occorre rimediare alla sottovalutazione dell’impatto sanitario.
Nella pregnante annosa questione dell’ex Ilva ci sono stati atteggiamenti/ provvedimenti irresoluti, improvvidi, inefficaci del Governo e dei suoi rappresentanti fin dall’inizio della vicenda giudiziaria, inverno 2012. Più specificamente s’è vista la presenza di commissari straordinari completamente a digiuno di siderurgia e di grandissimi impianti; governo e commissari, per di più, hanno sottovalutato la questione sanitaria invece fortemente cavalcata dall’ambientalismo locale. Continuando a non affrontarla decisamente, diverrà sempre più difficile anche trovare persone serie, capaci e preparate disposte ad occuparsi di questa vicenda in quell’atmosfera, segnando irrimediabilmente il destino dello stabilimento. Per avviare una sorta di “pacificazione cittadina” serve una svolta chiara, decisa, autorevole e responsabile da parte delle Istituzioni centrali e segnatamente dei Ministeri dello sviluppo economico, della salute e dell’ambiente. Il definitivo piano industriale ed ambientale che viene messo in pista deve essere vincolato al superamento della valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS/ISPRA e VIS/ISTISAN 19.9) dello stabilimento in tutti gli assetti impiantistici stabiliti. Da essa dovrà risultare un danno sanitario residuo accettabile secondo gli standard internazionali. I citati strumenti istituzionali sono già applicati a grandi centrali elettriche, raffinerie, impianti petroliferi, ecc.. Data l’eccezionalità del caso Taranto, il Governo ne può anticipare l’applicazione al Siderurgico di Taranto: serve solo la volontà politica.

Necessita il coinvolgimento della città nella gestione dell’azienda.
Un altro passo verso la “pacificazione cittadina” è attuare concretamente il coinvolgimento della città nelle decisioni e realizzazioni per la nuova Ilva di Taranto. Un vero coinvolgimento tale da rendere realistico lo scenario di una grande fabbrica, redditizia, responsabile dei propri dipendenti e fornitori, amica della città, partner propulsore di progresso e di crescita culturale del territorio, una grande fabbrica “olivettiana” (con partecipazione attiva dei lavoratori e degli stakeholder), sotto forma di una Società Benefit come oggi prevista dall’ordinamento giuridico italiano e già richiesta al Governo ormai compartecipe di azionariato. Persino Beppe Grillo, tra le “raccomandazioni” al presidente incaricato Draghi, inserisce la spinta alla conversione in “società benefit” di imprese italiane. La Società Benefit, val la pena ripeterlo, è una realtà dell’ordinamento giuridico e amministrativo dell’Italia. La legge 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), commi 376-384, definisce Società Benefit quelle società che nell’esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse. E’ il momento giusto per la “Nuova Ilva – Società benefit”.

Definire compiutamente la strategia industriale.
Mentre si provvede ai necessari adeguamenti normativi (valutazione dell’impatto sanitario ed ambientale) e statutari (Nuova Ilva società benefit), necessita definire compiutamente la strategia industriale della nuova impresa, connotata dalla confermata strategicità nazionale dell’acciaieria di Taranto ed aggiornata alla luce degli orientamenti nella siderurgia internazionale verso lo sviluppo sostenibile. È quantomai opportuno rielaborare le simulazioni industriali ed economiche dell’acciaieria “ibrida” di Taranto traguardando il più possibile gli orizzonti mondiali. Serve la piena consapevolezza della complessità della situazione e l’umiltà di cercare ad ogni costo vere competenze a livello internazionale, anche italiane. Per parte nostra, io ed altri ex siderurgici, illustreremo pubblicamente criticità e considerazioni sul previsto assetto “ibrido” della fabbrica. Riteniamo che l’attuale piano INVITALIA-ARCELOR MITTAL ITALY abbia certamente bisogno di ulteriori valutazioni e approfondimenti per evitare un tragico insuccesso e un’immane perdita di denaro pubblico.

Biagio De Marzo
Ingegnere, già dirigente dell’Ufficio Tecnico dell’Italsider/Ilva di Taranto

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