06 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Marzo 2021 alle 18:00:25

Agorà

Draghi e Taranto, tutti i nodi da sciogliere


È un momento cruciale per le sorti dell’Italia. Sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. A fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi. Le emergenze sanitaria, sociale, economica possono essere fronteggiate soltanto attraverso l’utilizzo, rapido ed efficace, delle grandi risorse, predisposte dall’Unione Europea e richiedono immediati provvedimenti di governo. È doveroso, quindi, dar vita a un governo, con adeguato sostegno parlamentare, per non lasciare il nostro Paese esposto agli eventi in questo momento così decisivo per la sua sorte.

“Avverto, pertanto, il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica. Conto, quindi, di conferire al più presto un incarico per formare un Governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili che ho ricordato”. In questa decisione assunta dal Presidente Mattarella c’è la saggezza, l’equilibrio, la fermezza di un Capo dello Stato che indica la rotta alla nave Italia per affrontare la tempesta conferendone la plancia di comando a Mario Draghi. Taranto nelle elezioni politiche del 2028 affidò le sue sorti a sei parlamentari, 5 del M5s e una exM5s eletta in Forza Italia. Avevano promesso la chiusura dello stabilimento siderurgico e il popolo ci credette affidandosi al populismo. Abbiamo vissuto la stagione peggiore della storia politica della nostra Repubblica.

“Abbiamo abolito la povertà!” Dal balcone di Palazzo Chigi, si è passati ai 150 tavoli aperti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, con Luigi Di Maio che nell’ottobre 2018 arringava: “Whirlpool non licenzierà nessuno e ripoterà in Italia parte della sua produzione che aveva spostato in Polonia, sono orgoglioso ce l’abbiamo fatta”. Purtroppo il 31 ottobre del 2020 la fabbrica è stata chiusa definitivamente. Tra il giallo verde e il giallo rosso, gli errori che sono stati commessi da chi ha gestito la cosa pubblica sono tali e tanti da certificare il fallimento dei populismi. Il M5S è riuscito a non governare sia con la destra che con la sinistra negando ogni promessa su cui aveva illuso gli elettori. Sulla vertenza ILVA in tre anni di Governo Conte I e Conte II, siamo passati attraverso Barbara Lezzi (Ministro del Sud), Di Maio e Patuanelli entrambi responsabili del Ministero dello Sviluppo Economico e Domenico Arcuri Ad di Invitalia, “deus ex machina” capace di passare dai banchi a rotelle alle mascherine cinesi acquistate per 105 milioni di euro dalla società olandese YQT Health Care B.V. (con un solo dipendente, costituitasi a marzo dell’anno scorso), ai coils di alta qualità, al mercato globale dei minerali, sfidando la concorrenza agguerrita del colosso cinese e l’arrembaggio piratesco dell’acciaio turco nel Mediterraneo e nell’Europa, per annunciare “la svolta green per mano pubblica”.

Il risultato, per quello che ci è dato di conoscere, è decisamente più circoscritto rispetto all’annuncio. Si sa che dentro lo stabilimento di Taranto sarà installato un forno elettrico. Non si sa però quando il forno sarà pronto e quindi quando la produzione a carbone sarà affiancata dall’elettrico. Così come non si sa quando si inizierà ad usare il preridotto collegato a una nuova linea di produzione, esterna al perimetro aziendale. Anche qui il come e il quando sono da definire. Quello che si sa è che circa un terzo della produzione di acciaio avverrà “con emissioni ridotte”.

Comunque la produzione verde arriverà al massimo a circa un terzo della produzione. Il che significa che il ritorno dello Stato nell’acciaio non sancisce la nascita dell’Ilva verde. Introduce un elemento di innovazione importante dal punto di vista dell’ambiente e dell’inquinamento, ma la traccia principale della produzione a Taranto resterà quella dell’acciaio fatto con il carbone. Quello che ha segnato la storia del centro siderurgico. L’azzardo dell’intervento statale è tutto qui, nel ritenere già chiuso il raggiungimento dell’equilibrio tra le ragioni dell’ambiente e quelle dell’economia. Un equilibrio che è sempre saltato. Mancano il piano industriale e quello ambientale. Mittal chiede che venga modificato quest’ultimo L’indizio è nascosto in una riga del comunicato stampa con cui ArcelorMittal ha annunciato l’accordo con il Governo per il nuovo corso dell’ex Ilva.

“Le condizioni sospensive al closing comprendono: la modifica del piano ambientale esistente per tenere conto delle modifiche del nuovo piano industriale”. Tradotto: la chiusura dell’accordo salta se non si modifica il piano ambientale. Mittal è pronta a deconsolidare Ami. La separazione delle direzioni commerciali appena avvenuta, con la creazione di una direzione italiana autonoma per i prodotti ed Ilva, che non saranno più gestiti a livello commerciale dal gruppo, è propedeutica all’operazione. E questo la dice lunga sulle intenzioni della multinazionale rispetto alla sua permanenza in Italia. Ci sembra di vivere Il labirinto – Maze Runner. Il romanzo fantascientifico di James Dashner: Thomas si sveglia all’interno di un ascensore in risalita, al termine della quale si ritrova in un cortile erboso situato all’interno di un vasto perimetro, circondato e delimitato da alte pareti grigie, dove incontra altri ragazzi che hanno subito la stessa sorte. Sopravvivono grazie a una fiala di Dolosiero che viene loro distribuita. I più veloci riescono a scappare ma bisogna essere veloci di giorno perché la notte porta in sé il mistero dolente della morte… Il sindacato, a giusta ragione, continua sollecitare un incontro di merito: “la presenza dello Stato è un messaggio positivo che però deve tradursi in fatti concreti, in un elemento di garanzia, che sia però capace di generare prospettive industriali e risultati”.

C’è stato un metodo ricorrente nel governo Conte, sia nel primo che nel secondo, quello di evadere il merito dei contenuti, fermandosi ai titoli. Il metodo è sempre una scelta! Impedire la conoscenza e conseguentemente il confronto nel merito. Così è stato per il recovery plan che si è tentato di approvare nottetempo senza che nessuno lo avesse mai visto prima. Così è per ILVA. E’ quanto meno anomalo che si appronti un piano industriale, quello ambientale e i necessari investimenti, al buio! Dalle pagine di questo giornale, esperti e conoscitori, a vario titolo, di quello stabilimento, manager, autorevoli tecnici conduttori e progettisti impiantisti della siderurgia pubblica e privata hanno fornito una pacata quanto competente riflessione, avanzando proposte fondate su una appropriata conoscenza. Fra queste quella dirimente relativa alla Valutazione di Impatto Sanitario preventiva per lo stabilimento siderurgico di Taranto( Linee guida per la VIS ISTISAN 19/9 – D.Lo 104/2017”,oggi obbligatorie solo per una “specifica categoria” di impianti). Lo strumento obbligato per conoscere, preventivamente, il rischio sanitario indotto dalle emissioni degli impianti e indicare i relativi correttivi impiantistici o di processo per la definizione del danno accettabile dal quale non si può prescindere per ricostruire un dialogo proficuo e rasserenante tra fabbrica, territorio e Istituzioni.

Nel frattempo la “resistenza” evocata dal Sindaco Melucci si è fusa. Sovente succede per uno sbalzo di tensione… chiedere continue conferme su “la più bella del reame” fa trasparire fragilità, paura del confronto, insicurezza, scarsa empatia con la propria comunità. Taranto esprime il bisogno di identificarsi in una visione comune, credibile, accettabile. Manca di un punto di riferimento autorevole, rappresentativo, unificante che rappresenti questa visione al Governo che sta per nascere che sarà certamente capace di affrontare la crisi. Sono bastate poche ore per capire che con Mario Draghi sarebbero migliorate le prospettive di riuscire ad accedere ai fondi del Next Generation EU che produrranno effetti positivi sul potenziale di crescita dell’economia italiana e del Sud in particolare. Tutti gli istituti economici più attenti guardano al mezzogiorno come piattaforma dell’Europa nel mediterraneo per lo scambio tra materie prime, semilavorati provenienti dall’oriente e prodotti finiti delle industrie UE.

Mario Draghi ha più volte rilanciato la grande questione meridionale: “Senza il Mezzogiorno I’ltalia non ha futuro, abbiamo tutti bisogno dello sviluppo del Mezzogiorno”. La next generation Ue rappresenta per il mezzogiorno e per Taranto una occasione irripetibile. Attualmente nessuno è in grado di dire quali attività economiche potranno essere effettivamente redditizie nell’era post pandemica e a quali cambiamenti dovranno andare incontro le aziende per adattarsi alla nuova prospettiva di sviluppo. Per il 2021, la World Steel Association, prevede un deciso recupero rispetto all’anno che sta per concludersi, con un incremento della richiesta di acciaio del 4,1% ed un volume totale di 1,795 miliardi di tonnellate. La Cina dovrebbe mantenere i livelli di consumo del 2020, senza ulteriori crescite, mentre i restanti Paesi globali aumenteranno il consumo del 9,4%. Per i Paesi sviluppati, e l’Europa in particolare, la ripresa postlockdown sarà più forte delle previsioni. Basta riflettere su come hanno reagito i mercati finanziari, che guardano in avanti, quando giudicano favorevolmente questo cambio di passo rappresentato da Mario Draghi. Più che le “poltrone” è la competenza che conferisce autorevolezza e infonde sicurezza sui mercati. Non si può disconoscere a Matteo Renzi e a Italia Viva il merito di aver tolto dalle mani di chi giocava vicino alla tanica di benzina la scatola di fiammiferi… Alcuni sembrano ancora non accorgersene. Per questo forse dovremo ringraziare l’avvocato del popolo. In questi suoi tre anni di Governo ci ha fatto riscoprire l’importanza della competenza e prendere le distanze dalla miriade di improvvisatori nati nell’arco di pochi anni proprio nel mondo delle Istituzioni.

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