07 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Marzo 2021 alle 18:00:25

Agorà

Il Ministro Giovannini: «Il Tecnopolo di Taranto strategico per il Paese»


Proponiamo in questa pagina l’intervento tenuto il 16 dicembre scorso da Enrico Giovannini, attuale ministro dei trasporti e delle infrastrutture, in occasione del convegno sullo sviluppo sostenibile promosso dal Cnel e dal Centro Lazzati. Giovannini intervenne come portavoce dell’Asvis e si soffermò proprio sul caso Taranto e sul Tecnopolo del Mediterraneo del quale si attende da tempo la realizzazione.

Buongiorno e grazie per questa iniziativa e per l’attenzione su un progetto, il Tecnopolo Mediterraneo, in cui c’è qualche impronta digitale del sottoscritto, diciamo così. Insieme al ministro Fioramonti immaginammo proprio questa iniziativa e la immaginammo a Taranto. Ho sentito quello che è stato detto sino ad ora e sono molto lieto del fatto che, finalmente, ci sia l’intenzione di sbloccare la situazione e accelerare perché, come è stato ricordato anche dal senatore Turco, il tema ormai è centrale nel piano nazionale di ripresa e resilienza. E’ centrale per l’Europa, oltre ad essere centrale per Taranto. Io vorrei fare tre considerazioni che vanno un po’ al di là di quello che sino ad ora è stato detto, e che rispecchiano un po’ l’idea che, con Fioramonti ed altri, elaborammo quando il testo legislativo fu preparato. Il primo punto è che volevamo, speravamo, che questo Tecnopolo diventasse anche un ponte verso il Mediterraneo, per la cooperazione internazionale, perché non dobbiamo dimenticare che anche l’Africa, in particolare, è chiamata ad una transizione energetica ed ecologica, oltre che eco-sostenibile.

Allora, il mio suggerimento, da questo punto di vista, è quello di coinvolgere il prima possibile l’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo), con cui immaginare come questo Tecnopolo Mediterraneo possa diventare anche un centro di formazione per il mondo del Mediterraneo per lo sviluppo sostenibile. Per fortuna non si parte da zero, anzi; anche come ASviS abbiamo sviluppato tante iniziative. Oggi è partita la scuola per gli amministratori regionali, ad esempio, che si unisce e si aggiunge a quella per gli amministratori comunali e così via. Ma è chiaro che il Tecnopolo ha una vocazione ed è una vocazione tecnologica, gestionale, di visione strategica, per il settore privato e per il settore pubblico. Credo che questa sarebbe un’azione da intraprendere il prima possibile, magari nel momento in cui l’Italia si desse una struttura efficace sulla governance, sullo sviluppo sostenibile tornerò tra un attimo, e fosse anche una occasione per condividere queste esperienze con i Paesi del Nord Africa. Secondo punto che vorrei sottolineare.

Il Tecnopolo Mediterraneo non può essere sganciato dal territorio. Penso allo Human Technopole di Milano che è immaginato come un motore per il territorio dell’ex area Expo, ma un motore che mette in connessione tante realtà già esistenti sul territorio. Ricordiamo alcune polemiche sul territorio milanese: l’Human Technopole tra il coinvolgimento di alcuni soggetti e l’esclusione di altri. Ecco, bisogna imparare da quella esperienza per non commettere gli stessi errori. Il Mezzogiorno, ma in generale il settore di ricerca di cui l’Italia dispone, è eccellente su molti fronti, così come abbiamo eccellenze nel settore privato sui temi legati in particolare alla transizione energetica, ma anche alla economia circolare. Allora è importante che il Tecnopolo Mediterraneo sia in grado di mobilitarli, di metterli a sistema in una partnership tra pubblico e privato, che è facile da pronunciare ma difficile da realizzare. Insomma, se questo Tecnopolo vuole essere una scelta strategica, per usare una parola molto abusata, c’è bisogno di una governance inclusiva del coinvolgimento dei territori ma anche delle altre eccellenze che abbiamo in Italia e, in particolare, agli Enti di ricerca.

Abbiamo l’opportunità del network degli Enti di ricerca guidato pro tempore dal presidente dell’ISPRA, dunque un soggetto naturalmente orientato a questi temi, e penso, quindi, che il coinvolgimento del presidente Laporta (non solo presidente ISPRA ma anche della consulta dei presidenti degli Enti di ricerca), sia una opportunità oltre che un dovere. Il terzo aspetto è legato al Mezzogiorno, e mi fa molto piacere che il ministro Provenzano sia con noi ora, dopo essere stato presente, anche se a distanza, nel nostro incontro di ieri in cui è stato presentato il rapporto ASviS sui territori, ed è evidente che tale aspetto lo si legga chiaramente dal Piano Sud 2030. Il ministro Provenzano ha chiara la centralità dell’Agenda 2030, anzi, il Piano Sud 2030 è l’unico documento italiano al momento così integrato con l’Agenda. Mi sarebbe piaciuto che anche il piano nazionale di ripresa e resilienza lo fosse così tanto, ma c’è ancora tempo per perfezionarlo. Dunque il Tecnopolo di Taranto può diventare, anche nella logica del Piano Sud 2030, un punto di forza del territorio, un punto di transizione, non solo del Mezzogiorno, ma di tutto il Paese. Torno sulla questione della governance che ho sottolineato in precedenza. Mi fa piacere che il senatore Turco sia ancora collegato. Da 1 gennaio prossimo partirà il nuovo CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che ha assunto il nome di CIPESS (… Sviluppo Sostenibile) ed è importante questo cambiamento, non semplicemente terminologico, perché perfettamente in linea con gli obiettivi europei.

Quando lo proponemmo come ASviS due anni fa, avevamo già in mente questa evoluzione, e sono grato al Governo Conte-2 di aver recepito questa nostra indicazione. Ma cosa vuol dire in pratica immaginare che dal CIPE si passi al CIPESS? Vuol dire una capacità di valutazione di impatto delle decisioni di investimento per i progetti infrastrutturali, che nel CIPE transitano, alla luce dello sviluppo sostenibile. Come fare questo non è proprio banalissimo, non è proprio chiarissimo, e credo che il Tecnopolo possa giocare un ruolo importante se e nella misura in cui svilupperà, come ha detto il senatore Turco, anche metriche utili per valutare l’impatto delle politiche degli investimenti alla luce dello sviluppo sostenibile. Noi di ASviS stiamo operando, e ringrazio il ministro Provenzano per gli apprezzamenti di ieri, per l’opera che è un po’ di supplenza, che non è il nostro compito principale.

Dunque mi aspetterei da questo Tecnopolo un ruolo per sostenere la governance del Paese nei prossimi anni, alla luce della Next Generation EU e del Green New Deal, e questo può essere utile anche al settore privato chiamato esso stesso a convertire la propria contabilità, anzi ad estenderla anche in direzioni ambientali e sociali. Da questo punto di vista mi auguro sinceramente che il Parlamento voti in queste ore finalmente la correzione ad un errore gravissimo fatto dal governo Renzi nel 2016, sulla base dello spirito del mondo imprenditoriale dell’epoca, che limitò la rendicontazione non finanziaria a pochissime grandi imprese e non a tutte. In questi giorni c’è un emendamento di nuovo, per il terzo anno consecutivo, per estendere questa rendicontazione non finanziaria anche alle altre grandi imprese e, con due anni di transizione, alle medie imprese. Non votare una cosa del genere vorrebbe dire, ancora una volta, non capire la trasformazione che è in corso e non dare alle nostre medie imprese una opportunità di competitività, visto che la finanza va in questa direzione.

L’ultima considerazione, e poi mi taccio, è sul tema della rete delle università per lo Sviluppo Sostenibile che ormai riunisce 78 soggetti su poco più di 80. Da questo punto di vista Bari, in particolare, è un luogo effervescente di riflessioni su questi temi, grazie alla università Aldo Moro e grazie anche a progetti che hanno messo già in rete, oltre che l’ASviS, il Comune di Taranto, la Camera di Commercio, il Centro Lazzati e altri soggetti del territorio che ormai da anni spingono per la mobilitazione e l’uso del paradigma Sviluppo Sostenibile anche a fine di sviluppo locale, anche attraverso l’università e le reti dell’università per lo Sviluppo Sostenibile. Il Tecnopolo può accelerare rapidamente una serie di iniziative proprio costruendo su ciò che già esiste ed offrendo una sponda importante alla rete. Lo dico anche perché con l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) si sta lavorando per capire come portare l’Agenda 2030 non solo nella educazione e nei progetti di ricerca ma anche nella così detta “terza missione”, cioè il ruolo delle università di sostegno del territorio, di assistenza delle istituzioni pubbliche e private che insistono su un certo territorio.

Ecco, anche da questo punto di vista vedo una possibile alleanza tra Tecnopolo e reti delle università per lo Sviluppo Sostenibile al di là di ciò che accade in Puglia, per favorire una accelerazione delle trasformazioni sia del settore pubblico che di quello privato, e dunque anche una opportunità, per chi fa educazione, di condividere strumentazioni, innovazioni, molto, molto rilevanti dal punto di vista dello Sviluppo Sostenibile. Io mi fermo qui, vi ringrazio ancora e, naturalmente, ASviS è a disposizione per collaborare, se ritenuto utile, allo sviluppo del Tecnopolo.

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