21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Agorà

Cinque miliardi per risanare la Città e l’ex Ilva

L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

Cari cittadini di Taranto da almeno cinque anni con vari articoli su quotidiani locali e da oltre tre anni attraverso i miei blog pubblicati su “Stanzediercole”, ho ribadito che l’impianto siderurgico di Taranto aveva praticamente concluso il suo ciclo produttivo ed andava reinventato integralmente, oppure andava chiuso. Senza dubbio non sono un esperto del settore e il mio convincimento era legato solo a quanto, più esperti avevano, in momenti diversi, detto in merito ad una simile linea strategica.

E avevo anche ricordato che, sempre seguendo analisi dettagliate sui possibili costi, era necessario un investimento di circa 4 – 5 miliardi con cui dare vita ad un processo di concreta rivisitazione del centro siderurgico. Ribadivo anche che nessun privato avrebbe potuto sostenere un simile importo; ritengo utile ripetere: nessun privato avrebbe potuto garantire tale importo perché automaticamente sarebbe crollato ogni possibile recupero dell’investimento. Quindi, la proposta che, in più occasioni avevo formulato aveva un preciso itinerario:

1) – Lo Stato investe 4 – 5 miliardi per rendere l’impianto funzionale e in grado davvero di produrre 10 milioni di tonnellate di acciaio all’anno

2) – Lo Stato reinventa il nuovo impianto assicurando l’azzeramento di ogni possibile forma di inquinamento

3) – Lo Stato mette in gara, a valle dell’operazione di reinvenzione funzionale, la gestione del centro e pone a base di gara anche il recupero parziale di quanto speso per il riassetto del centro

4) – Lo Stato attua, con apposito investimento, la riqualificazione urbana della città e del suo hinterland Cinque, quattro, tre anni fa queste mie proposte sono rimaste tali e la cosa più sconcertante è che il Sindacato e rimasto praticamente inerme, è che il Sindacato non ha capito che si stava costruendo in quella realtà territoriale una delle peggiori bombe sociali della storia della Repubblica. Il Sindacato ha creduto prima nel Presidente Conte nel suo primo Governo, ha creduto poi e dialogato con il Presidente Conte nel suo secondo Governo, ha pensato che il Ministro Di Maio prima e il Ministro Patuanelli dopo, avrebbero potuto assicurare ciò che non era possibile assicurare.

Non voglio però infierire ancora sui comportamenti del Movimento 5 Stelle, non voglio cioè infierire contro la Senatrice Barbara Lezzi che ha commesso l’errore di regalare al gruppo Arcelor Mittal, annullando il famoso scudo penale, la possibilità di dare vita ad un contenzioso che ha delegittimato gli impegni contrattuali assunti.

Impegni contrattuali che già il Ministro Di Maio, nel rivedere il contratto firmato con il suo predecessore Calenda, aveva abbondantemente messo in crisi. In realtà Arcelor Mittal strategicamente ha fatto sì che il centro siderurgico di Taranto diventasse sempre più una tessera povera del mosaico dei centri siderurgici del pianeta, una tessera che non fosse presa da altri e poi, dopo averla gestita per qualche anno, decretarne in modo irreversibile la fine. Cari cittadini di Taranto e del suo hinterland, io sono nato nella vostra stessa terra e vorrei evitare che nei prossimi mesi questa realtà strategica del Paese si trasformi in un ambito destinato ad una crisi socio economica irreversibile e, soprattutto, di dimensioni tali da incrinare anche l’intero tessuto socio economico della vasta area jonico salentina.

Diventa quindi urgente che proprio in questa fase di avvio il Governo assuma una immediata azione organica, una azione organica che contenga i seguenti punti chiave:

  • Evitare inutili accordi, inutili compromessi con Arcelor Mittal; qualsiasi atto si trasformerebbe in un allungamento della fase di agonia dell’impianto, renderebbe sempre più difficile ogni processo di reinvenzione del centro stesso;
  • Destinare 5 (cinque) miliardi alla reinvenzione funzionale dell’intero “sistema Taranto”, cioè impianto siderurgico e area urbana; una destinazione finanziaria che in 60 giorni (è l’arco temporale che ci divide dalla scadenza del 30 aprile per la presentazione del Recovery Plan) deve essere supportata da una articolata proposta. Tale proposta deve in realtà disegnare un nuovo impianto che utilizza solo l’attuale area ma che è a tutti gli effetti un centro siderurgico di nuova generazione;
  • Destinare un miliardo per la riqualificazione funzionale della città di Taranto e del suo hinterland assicurando al nodo logistico (porto e piastra logistica) tutte le interazioni capaci di attrarre interessi privati; • Mantenere inalterati gli attuali livelli occupazionali utilizzando, dopo corsi di aggiornamento, le attuali forze di lavoro sia nel processo di rigenerazione funzionale dell’impianto siderurgico, sia negli interventi di riqualificazione della città Sono solo proposte accennate, sono solo dichiarazioni di volontà che, se non supportate subito da strumenti adeguati, rischiano di incrementare ulteriormente il disinteresse dello Stato nei confronti di Taranto, rischiano di generare una tragica rassegnazione in chi vive in questa vasta realtà territoriale e amplificano la esplosione di una imminente bomba sociale.

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