12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 16:52:04

Unione Europea
Unione Europea

S enza il Sud, l’Italia non ce la fa. Lo ha capito l’UE che lo ha affermato nelle linee guida per le modalità di accesso al Recovery Fund. Il Presidente Mario Draghi in una frase è riuscito a rappresentare tutto il significato del Recovery Plan che si sta riscrivendo: “deve essere trasversale e sinergico, contenere la capacità d’impattare simultaneamente più settori in maniera coordinata”. E’ il riferimento chiave per il rilancio del Mezzogiorno che non passa attraverso il finanziamento di lotti di opere non funzionali ed interventi estranei ad una azione organica da realizzare contestualmente. Nella crisi sempre più evidente del sistema politico, Mezzogiorno Federato è nato per dare alle regioni del sud una nuova capacità di sviluppo che passa e si afferma attraverso il risanamento delle Comunità e del Territorio ed un nuovo protagonismo economico in un contesto diverso di affermazione della Europa mediterranea e dei valori dell’atlantismo. Il “Governo del Presidente”, rappresenta l’interesse generale del paese per fronteggiare l’emergenza sanitaria, sociale ed economica e nel mezzogiorno e in Puglia, dove le emergenze zono più drammatiche e pesanti si va affermando una trasversalità convergente sui metodi e sui contenuti in una fase nascente di responsabilità e decisioni che programma per sistemi e governa per contenuti.

A Davide Carlucci, Sindaco di Acquaviva delle Fonti, protagonista e fautore di una rete di Sindaci e amministratori locali meridionali abbiamo chiesto di spiegare il senso di questa iniziativa.

Carlucci: Il numero dei sindaci che stanno aderendo a Recovery Sud cresce di ora in ora, mentre le parlo sono già 120 ma immagino che saranno molti di più. La nostra è una rete di sindaci che si è mobilitata in modo spontaneo e trasversale, anche se è stata importante l’esortazione ad “agire” dello scrittore e meridionalista Pino Aprile. Del resto, già da tempo, con sindaci e consiglieri comunali di Altamura, Bitonto, Giovinazzo, oltre ad altri sindaci molisani, calabresi e campani avevamo avviato un’azione di mobilitazione contro gli effetti perversi del federalismo fiscale e l’iniqua distribuzione del fondo di solidarietà comunale. La next generation Ue rappresenta per il mezzogiorno una occasione irripetibile.

Quali attività economiche potranno essere effettivamente redditizie nell’era post pandemica e a quali cambiamenti dovranno andare incontro le aziende ed i territori per adattarsi alla nuova prospettiva di sviluppo?
Carlucci: Abbiamo deciso di intervenire nella partita del Recovery Plan per evitare che i fondi finiscano tutti al Nord senza beneficiare davvero i nostri territori. I nostri Comuni sono in ginocchio e stanno reggendo come possono, spesso con grandi sacrifici, l’urto del Covid. Senza risorse e personale a disposizione, tuttavia, non riusciremo mai a intercettare la ripresa, non riusciremo mai a spendere i fondi che arriveranno dall’Europa. È necessario reclutare un numero molto più elevato di giovani professionisti da inserire nella pubblica amministrazione meridionale, magari mettendo i giovani talenti che sono andati via in condizione di tornare e dare un contributo alla loro terra.

Come pensate pensate di incidere al tavolo delle decisioni sulla realizzazione del Recovery Fund, per salvaguardare un organica ed integrata progettualità, capace di dare prospettiva e concretezza ad una strategia di sviluppo del Mezzogiorno che sia nazionale ed Euromediterranea?
Carlucci: I sindaci della Rete Recovery Sud stanno elaborando diversi documenti per rappresentare le priorità dei nostri territori, a partire dalle aree industriali da rilanciare e mettere in condizione di diventare realmente attrattive, dalle linee ferroviarie da adeguare al livello del resto d’Italia, dalle strade e le altre opere incompiute da completare, come ad esempio l’autostrada Bari-Taranto, eccetera. Mezzogiorno Federato ha chiesto ai Presidenti delle Regioni meridionali di affrontare uniti questo passaggio storico. Serve una classe dirigente meridionale consapevole e compatta che porti a realizzazione quei progetti strategici di valenza comunitaria ed interregionale che modifichino strutturalmente il territorio ed il suo tessuto economico e culturale.

Tutto va ricondotto in un unico sistema progettuale. I sindaci diventano un necessario anello di congiunzione tra il territorio e il “Governo del Presidente” a cui avete rivolto un appello.
Carlucci: Siamo all’inizio di una battaglia lunga. Il governo dovrà capire che il Sud è una polveriera e se sarà lasciato ancora nel sottosviluppo che lo contraddistingue da 150 anni, potrebbe reagire in maniera incontrollabile a questa crisi. Ecco perché dobbiamo dare risposte forti e chiare ora e non chissà quando.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche