22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2021 alle 21:54:00

Agorà

Un amore per la città non sempre corrisposto


Rossana Di Bello

Bella ragazza, Ti ho sempre chiamata così e so che ti piace. Me lo comunica il tuo inconfondibile sorriso. Mi sono imposto di non parlare di te al passato. Sarebbe un oltraggio alla tua frizzante freschezza che non hai mai perduto. Non mi unirò quindi al coro degli adulatori post mortem la cui ipocrisia è pari a quella di tanti yes man che ti razzolarono intorno nei “giorni del potere”. Quando non ero d’accordo te l’ho detto scontando che ti avrei infastidito, dissentendo dal falso, e spesso interessato, consenso.

Del resto sono stati i primi coraggiosi a “lasciare la nave” messa in pericolo dal qualunquismo violento e becero che ha fatto breccia in molti pervasi dall’antipolitica toutcourt. Non ti ho mai nascosto la mia diffidenza quando, negli anni 90, ti affacciasti alla politica. Eri parte del “nuovo corso” che si proponeva in alternativa alla “prima repubblica”, a cui, con orgoglio, ho sempre rivendicato di appartenere. A me “la valigetta” con le istruzioni d’uso di Publitalia non l’avevano proposta, ne mai avrei accettato di prenderla… tu invece avesti l’intuito di salire sul carro vincente di quegli anni difficili, diventandone protagonista. Lo compresi quando, lasciando la comoda postazione dell’assessorato regionale, accettasti la sfida difficile e impegnativa, di correre da Sindaco per Taranto. Da ragazza coraggiosa e fiera mostrasti di avere requisiti e attributi che spesso sono mancati a tanti uomini. Non era il genere la tua forza. Non lo è mai stato. Anche se non ti mancava la grazia, l’eleganza, la femminilità di una ragazza coraggiosa e l’entusiasmo, che hai tutto consumato con generosità, nella visione della Città per cui ti sei spesa totalmente. Spesso mi è capitato, di metterti in guardia, da quella forte volontà del fare che ti esponeva a gelosie e vendette mediocri quanto inconfessabili… sei stata un cavallo di razza azzoppato per impedirti di giungere al traguardo. Anche in quel momento hai dato prova di fierezza.

Quando decidesti di lasciare, non fu una fuga. Hai scelto di difendere con fierezza e coraggio il tuo privato di madre. L’odio del populismo non ha remore e confini per aggredire gli affetti più sacri… Con il ritardo del tempo, inesorabile quanto ingeneroso, le sentenze ti hanno reso giustizia. Ma il racconto del “dissesto” è continuato, spesso infarcito, come ogni racconto popolare, di volgari e diffamanti insinuazioni. Su quel dissesto molti, anche dopo di te,per oltre due lustri, hanno continuato a fornire alibi alla propria inettitudine. Avrebbe senso riflettere sulla storia dei nostri giorni. Migliaia di italiani che ancora devono nascere, dovranno sostenere il ‘conto definitivo delle spese per il Covid-19’. Finanziarsi a debito, rimandando le tasse ai governi del futuro, è più semplice e dà più chance di essere rieletti. Ma esiste un “debito buono” per il quale vale la pena indebitarsi e un debito cattivo. Molti censori non ebbero scrupoli a giudicare quello tarantino come dannoso, anzi in molti si convinsero che il dissesto sarebbe stata la soluzione di ogni problema. I fatti li hanno clamorosamente smentiti.

Tu ci hai messo la passione di chi ama la propria Città e quando si ama non sempre si è corrisposti. Spesso i detrattori fanno leva sul sentimento più diffuso. Umberto Eco sosteneva che “ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria” . Tu sei stata la vittima designata da tanti miserabili. Alcuni amici mi hanno chiesto di farmi interprete di un loro auspicio: vorrebero omaggiare la Sindaca Tarantina con il lutto cottadino. Anche su questo il tuo sorriso anticiperebbe un vaffa… mi diresti: piuttosto quando questo cazzo di Covid avrà smesso di allontanarci, vediamoci tutti allo stadio a tifare per la nostra Taranto!!! Se un giorno dovessi decidere di raccontare la tua storia raccoglierò le testimonianze degli amici veri concludendolo con queste parole: Dicono che c’è un tempo per seminare. E uno più lungo per aspettare… Io dico che c’era un tempo sognato. Che bisognava sognare… Ciao bella ragazza. Continua a splendere e a sorridere come tu sai fare. P. S. Un ultima raccomandazione voglio farti per dove sei ora. Non provare a mettere ordine anche li. Il padrone di casa potrebbe non gradire. E gia che ci sei, sapendo che i miei rapporti con lui non sono buoni, soprattutto da quando ha deciso di chiamare a se molti degli amici più cari, ricordagli, anche se di questi tempi è parecchio impegnato, occorre che si occupi di noi perché qui la situazione si fa sempre più difficile tant’è che anche i suoi rappresentanti hanno deciso di cedere alle debolezze umane del si salvi chi può…

Alfredo Venturini

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