12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Agorà

«Aveva grandi idee, fu ostacolata da gruppi di interesse»

foto di Rossana Di Bello
Rossana Di Bello

Quali furono i passaggi politici e amministrativi che precedettero la controversa dichiarazione del dissesto? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Franco De Feis, che proprio a cavallo tra il 2004 e il 2005 ricevette da Rossana Di Bello l’incarico di direttore generale. Con una missione: rimettere a posto la confusa macchina amministrativa e così poter controllare spese e costi andati fuori controllo.

La questione amministrativa
«Dal sindaco Di Bello – racconta De Feis al nostro giornale – ricevetti un ampio mandato. Mi dedicai alla riorganizzazione degli uffici e dei servizi istituendo quattro macroaree ed eliminando quattro dirigenze. Quella riorganizzazione fu approvata dal consiglio comunale non senza qualche difficoltà politica, anche nella stessa maggioranza. Con quella riorganizzazione sottrassi i dirigenti tecnici dalle funzioni amministrative, perché quella commistione tra funzioni tecniche e funzioni amministrative era stata una delle storture dell’amministrazione. I tecnici restavano a fare i tecnici e chiamai l’avvocato Filiberto Morelli a dirigere sul piano amministrativo l’area tecnica. Istituii inoltre il difensore civico, carica che fu ricoperta dall’ex sindaco Mario Guadagnolo. Con il nuovo assetto ogni dirigente doveva avere il suo piano dettagliato di obiettivi e quegli obiettivi dovevano riferirsi al piano economico di gestione in esecuzione degli indirizzi fissati dalla programmazione generale e dalla giunta. Insomma, uno stravolgimento della confusa situazione precedente. Facemmo contratti con ognuno dei dirigenti: ciascuno aveva il suo centro di costo. Tolsi al direttore generale i poteri di supremazia gerarchica, ristabilendo la piena autonomia e responsabilità degli stessi dirigenti».

La questione finanziaria.
«Io e Rossana – continua l’avvocato De Feis – attraverso la consulenza specializzata di una agenzia di rating, rilevammo che al Comune non vi era uno stato di insolvenza ma di illiquidità. Occorreva riequilibrare i conti e si ripartì con l’attribuzione di incarichi a uno studio professionale esperto della materia che già conosceva lo stato patrimoniale del Comune. L’obiettivo era quello di censire i beni immobili appartenenti al patrimonio disponibile, del quale subito dopo si deliberò la vendita. Fu trovata anche una società acquirente che diede anche il primo sostanzioso acconto. Con questa manovra si sarebbe potuto riportare l’equilibrio finanziario dell’ente locale».

Le opere
«Con i fondi Urban – racconta l’ex direttore generale – si realizzarono opere pubbliche importanti, in particolare nella Città Vecchia, con le banchine galleggianti sul Mar Piccolo, attualmente quasi distrutte, le fontane ornamentali sul Mar Grande, i restauri di palazzi storici della Città Vecchia, la progettazione e l’inizio dei lavori del delfinario, in accordo con l’università perché il progetto prevedeva ambiti di ricerca e assistenza ai cetacei. Poi la giunta Stefàno trasformò quell’opera in tartarugaio, ora sotto sequestro penale con problematiche non ancora risolte. Sempre con i fondi Urban fu possibile recuperare l’ex caserma Rossarol per farne la sede dell’università. In quegli anni abbiamo assistito anche alla rinascita del Borgo, con il rifacimento della pavimentazione di quasi tutte le strade e con l’abbellimento dell’arredo urbano con la piantumazione di palme che hanno arricchito via Mignogna, via Berardi fino a Piazza Ebalia, in un ideale collegamento con Piazza Immacolata. Sempre al Borgo, in Piazza Garibaldi, fu installato il gazebo per manifestazioni pubbliche. Rossana riuscì a riprendere il progetto del teatro dando inizio ai lavori al Cinema Teatro Fusco e al teatro estivo della Villa Peripato.

Riprese i lavori del PalaMazzola che erano stati sospesi per oltre dieci anni, fino alla loro ultimazione. In quegli anni ci fu una intensa attività di manutenzione in tutti i quartieri: una verità in questi giorni testimoniata anche da un allora consigliere di opposizione a proposito degli interventi effettuati al quartiere Paolo VI. Ci fu anche una grande innovazione per la mobilità, grazie al progetto di funzionalizzazione di Parco Cimino con l’idea di farne una stazione di interscambio, anticipando la filosofia della mobilità sostenibile. Rossana Di Bello era molto sensibile alle tematiche ambientali, come dimostrò con l’emissione dell’ordinanza di chiusura delle cockerie Ilva.

L’inchiesta
«Rossana Di Bello finì sotto inchiesta per il termovalorizzatore, insieme ad altri componenti della giunta. Quella vicenda presentava aspetti piuttosto complessi: la Termomeccanica aveva licenziato i suoi dipendenti, il termovalorizzatore non aveva ancora ricevuto il collaudo amministrativo (non quello tecnico) ed era stata sospesa la sua attività. C’erano evidenti interessi a non far riprendere la sua produttività. Io e Rossana – che mi diede grande protezione politica e istituzionale in questa vicenda per la quale io subii anche intimidazioni – riuscimmo a sbloccare la situazione. Riportammo il termovalorizzatore in funzione, così il Comune poteva persino vendere l’energia prodotta. Tutto questo fu realizzato grazie soprattutto all’apporto tecnico dell’ingegnere Michele Mirelli, all’epoca dirigente tecnico esperto nella materia. Ma proprio per il termovalorizzatore Rossana Di Bello subì la condanna in primo grado che la portò alle dimissioni.

Fu poi assolta in via definitiva dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza della Corte d’Appello di Taranto, rimettendo gli atti alla Corte d’Appello di Lecce che assolse in via definitiva il sindaco perché il fatto non costituiva reato. Rossana ha subito una raffica di denunce e numerosi processi che ha dovuto affrontare per anni dinanzi a Tribunale, Corte d’Appello, Cassazione, ma anche Corte d’Appello Civile che poi ha rigettato le richieste risarcitorie del Comune, ma la cui sentenza l’attuale amministrazione comunale ha di nuovo impugnato davanti alla Corte di Cassazione. Rossana Di Bello non ha assolutamente subìto condanne, è stata sempre assolta in via definitiva. Rossana Di Bello non ha mai voluto reagire dal punto di vista giudiziario contro chi l’aveva calunniata e portata sotto processo. Era per la ricerca della comprensione e del dialogo nell’interesse della Città. Questa sua inclinazione ad essere per la pace l’aveva simbolicamente rappresentata qualche anno dopo a sua prima elezione: sul balcone di Piazza castello fece issare un vessillo. Era una bandiera blu, celeste, viola, verde, gialla, arancione e rossa. Mi fece osservare che per evitare conflitti nel perseguimento di comuni obiettivi politici occorreva una vita serena. Ora è riuscita a vivere in pace».

 

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