23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Agorà

Il caso Assennato, la “fretta” di Rienzi e Marescotti

Giorgio Assennato
Giorgio Assennato

Dalle 23 del 19 maggio due giudici togati e sei giudici popolari sono chiusi in “conclave” a San Vito (Taranto), in una palazzina della Scuola sottufficiali della MMI. Ne usciranno tra giorni per la proclamazione del dispositivo della sentenza del processo “Ambiente svenduto”. Personalmente mi è capitato di avere a che fare con la Giustizia e con i Tribunali, da imputato, da testimone e da CTU (Consulente Tecnico di Ufficio). Sono state tutte esperienze positive, anche quando, per qualche “piccio” accusatorio, sono dovuto arrivare fino al top della Magistratura per veder riconoscere le mie buone ragioni. Non ho mai avuto l’onore e l’onere di essere chiamato a fare il giudice popolare in caso di processi di maggiore gravità e di allarme sociale com’è il processo “Ambiente svenduto”.

Ignoro quindi tutto quanto concerne il giudice popolare durante il dibattito tutto orale in aula. E provo sgomento al pensiero che quello è un processo che dura da 5 anni, con 330 udienze, 47 imputati e tantissimi capi d’imputazione variamente aggregati. Non invidio proprio quei giudici popolari. Immagino che, umanamente, in essi resterà quello che ha colpito di più piuttosto che quello che è giuridicamente più importante. Prevarrà in loro il condizionamento emotivo o quello giuridico? Fortuna (o saggezza giurisdizionale?) vuole che nel processo “Ambiente svenduto” i giudici togati siano due signore magistrate, con pregressa esperienza di processi “monstre” (ad es. il “Caso Scazzi”), complessi e appassionanti, in cui è di fondamentale importanza la loro implicita femminilità, fatta di empatia, comprensione e praticità, che impedisce loro di farsi ingabbiare nello stereotipo del momento. In questi giorni, pensando proprio alla grande responsabilità che grava sui giudici popolari del processo “Ambiente Svenduto”, mi hanno colpito due modesti episodi riconducibili da una parte al prof. Giorgio Assennato già direttore generale di ARPA Puglia, imputato di favoreggiamento nei confronti di Nichi Vendola già presidente della regione Puglia e dall’altra parte a due noti personaggi come il prof. Alessandro Marescotti (Peacelink) e l’avv. Carlo Rienzi (Codacons), anch’essi presenti in questo processo. Ascrivo detti episodi alla categoria della comunicazione frettolosa e sommaria che può provocare danni.

Li stigmatizzo a tutela e immutabile riconoscimento verso il prof. Assennato col quale ho avuto l’onore e il pregio di interloquire ininterrottamente e correttamente dal 2007 in qualità di ecologista, competente e fortemente impegnato sul fronte siderurgico tarantino. Ecco il primo episodio. Nel comunicato del 18 maggio 2021, immediatamente ripreso in maniera acritica da stampa e televisione, il prof. Marescotti ha scritto: “L’ex direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, il 17 maggio scorso ha reso dichiarazioni spontanee alla Corte d’Assise di Taranto in sede di conclusione del processo “Ambiente Svenduto” e in aula ha espresso la volontà di rinunciare alla prescrizione. E’ un gesto che ho apprezzato. Il professor Assennato ha escluso categoricamente di aver ammorbidito la sua posizione nei confronti di Vendola che è accusato di aver esercitato indebite pressioni su di lui nella vicenda del benzo(a)pirene cancerogeno della cokeria ILVA.” NO, caro Alessandro, la fretta del comunicato immediato ti ha fatto scrivere inavvertitamente una cosa che potrebbe “sfregiare” l’immacolata rettitudine del galantuomo che abbiamo conosciuto insieme. Giorgio non ha “ammorbidito la sua posizione nei confronti di Vendola che è accusato di aver esercitato indebite pressioni su di lui nella vicenda del benzo(a)pirene cancerogeno della cokeria ILVA.”

Giorgio, nella sua dichiarazione registrata da Radio Radicale, ha ribadito di non avere mai ammorbidito la sua posizione nei confronti dei Riva e ha esplicitato quattro episodi che, al contrario, attestano indiscutibilmente l’accentuarsi della sua pressione su Ilva, non l’ammorbidimento di cui discettano i pm. E qui c’è, forse, l’inconscio del tuo errore clamoroso: Assennato rinuncia alla prescrizione perché vuole essere assolto dall’accusa di favoreggiamento nei confronti di Vendola, cioè di avere mentito negando “minacce di non reincarico” da parte di Vendola. Se i giudici decidessero di assolvere Assennato, come io gli auguro fermamente, cadrebbe un tassello importante dell’accusa a Vendola. A non pochi non farebbe piacere. Passo ora al secondo episodio che mi ha colpito, per il quale ritengo che l’avv. Carlo Rienzi (Codacons) dovrebbe chiedere scusa al prof. Assennato. Nella stessa udienza del 17 maggio è intervenuto l’avv. Rienzi (stessa registrazione di Radio Radicale) che, avendo casualmente ascoltato le comunicazioni del prof. Assennato, lo ha indicato come esempio lampante di cattivo funzionario pubblico che fa propria una soluzione prospettata dal privato. Assennato invece aveva dichiarato che avrebbe preso in considerazione un’eventuale soluzione alternativa di Ilva a condizione che avesse la “stessa efficacia della nostra soluzione”. Ecco un altro esempio di comunicazione frettolosa, sommaria e potenzialmente pericolosa. Cosa rimane di tutto ciò nei giudici popolari?

Biagio De Marzo

1 Commento
  1. alfredo venturini 4 settimane ago
    Reply

    Carissimo Biagio De Marzo, Solo chi vive sulla propria pelle, insieme alle persone che gli sono vicine, i morsi feroci della pubblica gogna che inopinatamente irrompe nella sua vita, è in grado di comprendere la furia devastatrice e la brutale violenza di una simile esperienza. Vita professionale, politica, familiare travolte spesso in modo irreparabile, inesorabilmente compromessa.
    Anch’io come te, conoscendo Giorgio Assennato, non ho mai dubitato della sua correttezza fondata su una indubitabile dirittura morale e professionale. Sono profondamente convinto che la giustizia giusta, per la quale mi batto da sempre, deve procedere assicurando a chiunque, il diritto di chiarire e spiegare, a sé stesso ed agli altri, prima di essere trascinato nella gogna.
    Per questo ho apprezzato e condivido la scelta di Giorgio di rifiutare la prescrizione. Lui, come altri, ha il diritto di vedere riconosciuta la sua innocenza. Ma non m’illudo che chi ha espresso giudici azzardati, possa scusarsi. Il giustizialismo si fonda sul pregiudizio, prescindendo dai fatti. La mia personale esperienza me lo ha insegnato. Alcuni, conoscendomi profondamente, esultarono per una sentenza che mi assolveva totalmente. Altri ne presero atto con rammarico e diffidenza, e fra questi, un giornalista che aveva fatto scempio della mia immagine. Quando reclamai un ripensamento ed una rettifica, mi rispose che non bastava una sentenza totalmente assolutoria per convincerlo della mia innocenza. La sua sentenza, quella inappellabile, che aveva argomentato con pregiudizio prescindendo da fatti e risconti oggettivi era più forte e resistente ai tre gradi di giudizio che mi avevano assolto con formula piena! È il teorema Davigo su cui si fonda il giustizialismo che calpesta il principio costituzionale della presunzione d’innocenza. Per loro sono innocenti solo quelli che non sono stati ancora indagati…

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