17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 07:03:25

Agorà

Ambiente svenduto, ma dei soldi nessuna traccia

foto Processo Ambiente Svenduto
Processo Ambiente Svenduto

I n genere dormo poco e sogno molto. I miei sogni spesso sono condizionati da quello che leggo e approfondisco, motivato dall’interesse a non vivere sopra le riga. Inseguo la conoscenza che attrezza la coscienza. Lo faccio sempre per avere un opinione più o meno fondata, mai per principio e pregiudizio. Che ne sarebbe della libertà senza il libero pensiero… Questa notte ho sognato Gaia Tortora presidente della RAI, Piero Sansonetti direttore editoriale e nella mia città l’avvento del giornalismo d’inchiesta del Washington Post di Carl Bernstein e Bob Woodward, Il duo giornalistico più famoso del mondo che investigò sul caso “Watergate”.

I sogni si perdono al risveglio, e di questi tempi serve una buona dose d’ottimismo per svegliarsi. “Una certa stampa ha massacrato delle persone” senza magari avere letto tutti i verbali e i riscontri o, maliziosamente, avendoli letti e ignorati, “Dobbiamo fare tutti una riflessione e darci una regolata”. Il garantismo non è un cappotto che metti e togli a seconda della stagione. Gaia Tortora il garantismo lo porta nel suo DNA. E’ lo stesso del padre, quando disse ai giudici: “Io sono innocente, spero lo siate anche voi”… “Dopo il potere politico dei 5Stelle, e quello giudiziario del partito dei pm, il ragazzo ha pure il potere economico”. E’ quello che pensa e scrive Piero Sansonetti di Marco Travaglio, accusandolo di aver messo le mani sull’Eni: “Ha candidato alla presidenza della più importante potenza economica italiana una donna del proprio staff, un membro del consiglio di amministrazione del giornale”.

Sansonetti, dalle pagine del Riformista, che dirige, combatte strenuamente il giustizialismo e la malagiustizia. Quando emergono dall’ombra, i verbali secretati dell’affaire Amara, svelando l’esistenza della loggia segreta Ungheria, potentissima e formata da toghe e ufficiali della Guardia di Finanza, Sansonetti non esita a definirli, se veri, “roba da colpo di stato”. Quello di Piero Amara è un nome ricorrente. Professione: avvocato “facilitatore” che vanta rapporti stretti con alcune toghe e il mondo dell’imprenditoria. Dalle vicende Eni, di cui è stato per un periodo avvocato esterno, alle sentenze pilotate al Consiglio di Stato, dal ‘sistema Siracusa’ fino ad arrivare al caso Palamara. Da qualche tempo ha preso a parlare con la Magistratura, trasformandosi da facilitatore a grande accusatore. Il suo nome torna spesso, a vario titolo, in inchieste e processi in varie città italiane.

Nell’ordinanza d’arresto, firmata dal gip del Tribunale di Roma Daniela Caramico D’Auria, sono emerse tutte le “marachelle” del “facilitatore”. Società che si trasferiscono con tempistiche sospette, incarichi a parenti di magistrati, trattative anomale su cui indagano i pm di Potenza che sospettano che il “sistema Trani” abbia avuto qualche ruolo su Taranto. Piero Amara arriva nel Palazzo di giustizia di Taranto come consulente della struttura legale di Ilva in As e partecipa alla cosiddetta “trattativa” con la procura per raggiungere quel patteggiamento su cui a suo tempo si espresse la Corte d’assise: “le pene concordate con i rappresentati della pubblica accusa” sono “sommamente inadeguate e affatto rispondenti a doverosi canoni di proporzionalità rispetto alla estrema gravità dei fatti oggetto di contestazione”. Anche la Corte di Cassazione si esprime rilevando che, la decisione sia “viziata da errori di interpretazione” e conferma il “no” al patteggiamento. La pubblicazione del contenuto dei verbali sull’affaire Amara, come afferma il sostituto procuratore generale di Messina, Felice Lima, è “una delle più gravi, estese e spudorate corruzioni sistemiche mai realizzate”, impone di riscrivere in modo radicale e definitivo l’assetto degli uffici di procura che sono divenuti la principale meta carrieristica di tanti e, a volte, luoghi per feroci regolamenti di conti. Se la Loggia Ungheria dovesse esistere, avrebbe l’innegabile merito di averla scoperchiata a dispetto di tanti e di aver rivelato quanto sia fragile la governance della magistratura italiana. Per quanto ci siano tante toghe che hanno mostrato di avere la schiena dritta e di non indietreggiare al cospetto dei propri doveri, è innegabile che sia giunto il momento di fare chiarezza a tutela delle persone perbene che sono ingiustamente colpite.

“Ambiente Svenduto” nell’immaginario mediatico ha assunto il significato di un processo all’intero sistema politico istituzionale per aver stretto un abbraccio mortale con Riva. Svenduto perché, come sostiene l’ex procuratore capo dottor Franco Sebastio, lo hanno fatto per quattro soldi”. Dove siano finiti quei quattro soldi e chi li abbia presi, nel dibattimento di questo processo non è emerso. Salvo la presunta tangente (10.000 euro) che Archinà avrebbe pagato ad un consulente della Procura in una stazione di servizio. La stessa cifra fu consegnata al vescovo Benigno Papa ma, per carità, è proprio il caso di dirlo, si trattava di un’ offerta che abitualmente Archinà consegnava in busta chiusa a sua eccellenza, che non ne conosceva il contenuto, salvo ad ammettere che si trattava di banconote da 500 euro. Gianni Florido è stato accusato e condannato, con la sentenza di primo grado, per tentata concussione per costrizione e concussione per induzione ai danni di due funzionari della Provincia: ing. Morrone e dottor Romandini. E’ bene precisare che Gianni Florido, Presidente pro tempore della Provincia di Taranto, non ha mai autorizzato la discarica Mater Graziae.

La stessa fu autorizzata successivamente al suo arresto e alle sue conseguenti dimissioni con legge 30 ottobre 2013 n. 125 di conversione del decreto legge n. 101 del 2013 Art. 12 Disposizioni in materia di imprese di interesse strategico nazionale. Per motivare l’arresto del Presidente della Provincia serve una “prova reggina” che fornisce la perizia trascritta dell’intercettazione di un colloquio fra l’ing. Morrone e l’assessore Michele Conserva: “Sì, Miche’. Ripeto, sono pronto a firmare”. La perizia di quella trascrizione presenta un anomalia: parte dal minuto 1 e 20 secondi invece di partire dal minuto 00:00:00. Che fine hanno fatto gli 80 secondi e perché non sono stati trascritti? La rivelazione è inquietante: L’Ingegner Morrone e Conserva, intercettati, non parlano della discarica ma dei controlli e verifiche sulle caldaie degli impianti termici delle abitazioni civili. Ma c’è un’altra anomalia ben più grave ed inquietante. Qualcosa viene eliminato mentre qualcos’altro di decisiva importanza viene aggiunto. La parola firmare è sta aggiunta per “errore” dalla manina che trascrive il verbale. E’ assolutamente inesistente nel file audio di intercettazione. Anomalia, confermata in udienza, dal finanziere D’Arco che ha provveduto a trascriverla: «Mi è sembrato di capire “firmare” e scrivo “firmare”».

Quell’errore quanto ha pesato sull’arresto e la condanna del Presidente Florido? Quanto poi alla concussione per induzione di Romandini, la tesi dell’accusa appare davvero ardita. Florido avrebbe tentato d’indurre Romandini ad emettere il provvedimento che non c’è. Avrebbe fatto pressioni affinché assumesse delle decisioni coerenti con le richieste dell’Ilva, minacciando il trasferimento del dirigente ad altra direzione. La rotazione del personale all’interno delle pubbliche amministrazioni, nelle aree a più elevato rischio di corruzione, è stata introdotta come misura di prevenzione della corruzione dall’art. 1, comma 5, lettera b), della legge 190/2012. Inoltre, secondo quanto disposto dall’art. 1, comma 10, lettera b) della legge medesima, il Responsabile della prevenzione della corruzione (RPCT) deve verificare, d’intesa con il dirigente competente, “l’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione”. Il termine massimo di durata dell’incarico è di tre anni, alla scadenza del quale l’incarico deve essere affidato ad altro dipendente. Un trasferimento legittimo, quindi.

Il Presidente Gianni Florido, non ha mai imposto e tantomeno sollecitato l’autorizzazione all’utilizzo delle discariche interne alla fabbrica. Ha giustamente preteso, nell’ambito dei suoi doveri istituzionali il confronto-contraddittorio delle parti sul merito. Si può intravedere in questo comportamento il tentativo di concussione? Sono tante in questo processo le tessere di un mosaico che non tornano. C’è quel “Non se ne fa più nulla. Non posso…”. Una frase del pubblico ministero dottor Petrocelli che nel 2005 indaga sull’inquinamento all’interno dell’Arsenale della Marina Militare. Una frase riferita in aula dall’ispettore del lavoro Fernando Severini incaricato dal sostituto procuratore di svolgere quell’indagine. “Amianto, terreni crudi contaminati impregnati di qualsiasi tipo di sostanza nociva, solventi, diluenti, oli sintetici”. Una ispezione effettuata nello specchio d’acqua antistante il bacino Brin, a qualche centinaia di metri dai quadri delle cozze in mar piccolo con tubazioni che scaricavano direttamente a mare anche PCB L’ultimo atto di quell’indagine fu il blocco del bacino Brin. Poi il silenzio… Maledetto Covid, che quel fascicolo se l’è portato via… quella frase, quel “non se ne fa più nulla. Non posso” meriterebbe una risposta.

Dopo la pandemia, vogliamo tutti che torni la normalità, anche nelle aule dei tribunali. Un buon giornalismo d’inchiesta potrebbe essere d’aiuto. Gli uomini, le donne, meritano rispetto. Anche quando sono imputati perché innocenti fino alla prova del contrario! E’ questo che il sogno ha voluto suggerirmi. Le sentenze, con i loro giudizi, con le loro pene, non sono portatrici di verità. I pericoli di un processo accusatorio sono congegnate per costruire una verità a discapito di un’altra.

Alfredo Venturini

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