24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Agorà

Il rispetto per gli imputati e la visione di futuro

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La lettura della sentenza del Processo Ambiente Svenduto

Nei giorni scorsi, un’intera città, la nostra, è stata protagonista di ribalta nelle prime pagine dei giornali nazionali per le sentenze di pena espresse dalla Corte di Assise di Taranto nel processo “Ambiente svenduto”. Gli articoli riportavano un titolo ricorrente: “processo storico per pene molto dure “ inflitte a politici responsabili nella pubblica amministrazione, dirigenti della fabbrica ex ILVA, operatori che con competenze diverse si sono occupati della stessa, nonché gli stessi proprietari, i Riva. Tutti, con identica declinazione, sono stati ufficialmente riconosciuti colpevoli dell’inquinamento a Taranto (detto con parole povere); in realtà un’intera città è stata messa sotto processo, giusto o ingiusto che sia. “Processo che farà storia” si è scritto.

Ma la storia, quella tramandata nei libri seri, non è mai stata fatta nei processi, non è mai stata determinata dalle condanne, ma dalla volontà e dall’azione di popoli che hanno realizzato una visione di futuro. Bisogna riconoscere che in quell’aula di tribunale, testimone di eccellenza è stato il “Dolore” quello per i nostri morti, quello degli imputati che hanno dichiarato la loro innocenza, quello dei lavoratori della fabbrica, consapevoli della precarietà del loro posto di lavoro, quello dei cittadini di Taranto, sottoposti per anni a respirare diossina. Tutti colpevoli o nessun colpevole? L’articolo 117 della nostra Costituzione assegna allo Stato italiano il compito di “Tutela dell’ambiente, dell’eco sistema ….; l’articolo 31 di modifica dell’articolo117 così recita: “lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie….al punto s) tutela e valorizzazione….ambiente ed ecosistema”.

E dunque in quale modo e misura lo Stato è intervenuto per Taranto? In quale modo e misura lo Stato è da ritenersi colpevole di disastro ambientale? Tornando alla lettura dei giornali nazionali, la sentenza della Corte di Assise è stata ritenuta da alcuni giornalisti “distorta da ideologismi” secondo altri è il risultato di un miope giustizialismo, influenzato da movimenti di piazza e non solo. Carlo Petrone, avvocato Tarantino di grande competenza, di raffinata intelligenza, di comprovata sensibilità,scrive sulle pagine di “Buonasera Sud”: “In genere le sentenze dei giudici non si commentano, si impugnano” Petrone nel processo difende Giovanni Florido, ex presidente della Provincia di Taranto, con grande convinzione della sua innocenza, così come lui stesso afferma. Le sentenze si impugnano perché ritenute ingiuste, inaproppriate, esagerate, rispetto ai fatti, non dimentichiamo che i giudici, in quanto persone, possono anche sbagliare. Le sentenze non si commentano perché alla Legge si deve rispetto, così come ha detto recentemente la sorella del giudice Falcone, ma nel processo e fuori dal processo si deve rispetto agli imputati, persone, da ritenere innocenti fino all’ultimo grado di giudizio, lo impone la legge.

“La storia siamo noi” dice una nota canzone, e allora facciamola la nostra storia; il Governo Draghi intervenga rapidamente, il Sindaco Melucci sia renda parte attiva nella concertazione, ci rappresenti “tutti”. Così come per la pandemia Covid si dia ascolto agli scienziati e ai tecnici competenti per salvare la fabbrica; sia da esempio l’acciaieria di Linz, in Austria, come indicato da Alfredo Venturini; Linz è un caso esemplare in Europa, per compatibilità ambientale, produttività, qualità del lavoro all’interno dello stabilimento. Un’ultimo appello al Sindacato, da ex responsabile sindacale :giusta la difesa del posto di lavoro, giusto anche riconoscere che è tempo questo di guardare lontano, di dare ascolto ai giovani e con loro andare verso il cambiamento, verso il futuro.

Libera Falcone
Consiglio Nazionale di Mezzogiorno Federato

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