04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:13:24

Agorà

Quale eredità per la Concattedrale di Taranto

foto di Il Parco della Pace
Il Parco della Pace

Nel dicembre 2020 sono stati celebrati i 50 anni della Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, progettata dal celebre architetto Gio Ponti e fortemente voluta da Sua Eccellenza Mons. Guglielmo Motolese. L’iniziativa è frutto di un accordo firmato a giugno 2019 dall’Arcidiocesi di Taranto, dall’allora Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Brindisi, Lecce e Taranto e dal Dipartimento di Scienza dell’ingegneria e dell’Architettura del politecnico di Bari e nasce come esito di una tesi di laurea realizzata da cinque giovani architetti e ingegneri dell’ateneo barese. Come ampiamente raccontato nelle scorse settimane, l’evento principale delle celebrazioni è la mostra inaugurata lo scorso 15 giugno: Gio Ponti e la Concattedrale Taranto 1970-2020. Il sogno di una città, il sogno dei suoi cittadini e il sogno di Guglielmo e di Giovanni presso il MuDi-Museo, curata da Fernando Errico, Gabriele Rossi, Francesco Simone, con Maria Piccarreta e la collaborazione di Marco Aprea, Teresa Cipulli, Cataldo D’Introno, Luca Lentini e Sacha Raffa.

Nel percorso espositivo, suddiviso in cinque sezioni, la Concattedrale si svela al pubblico attraverso le fasi cruciali dell’iter progettuale: dal racconto epistolare con la committenza, ai disegni interlocutori, agli studi di dettaglio fino alla redazione degli elaborati esecutivi e l’avvio del cantiere. Nell’ambito della divulgazione e valorizzazione di questa grande opera architettonica, una tra le più importanti del ‘900 italiano, sarebbe auspicabile, oltre a celebrare la Concattedrale nella memoria, valorizzarla nella sua forma e nella sua materia, riprogettando soprattutto il contesto circostante. Il percorso atto a riscoprire l’opera della Concattedrale è iniziato senza ombra di dubbio, ma non deve fermarsi! La mostra allestita al MuDi, il MAP Festival, il restauro delle vasche, l’illuminazione della vela sono mezzi necessari a far riscoprire l’architettura e la sua storia, ma ciò di cui l’opera ha fortemente bisogno è un contesto che sia degno delle sue vesti sacre. La riqualificazione della Concattedrale si integra anche nelle politiche di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 dell’Onu, guardando alla sua valorizzazione e tutela, anche attraverso una proposta di vincolo o ad un possibile concorso di progettazione per riconvertire l’area che circonda la parrocchia Gran Madre di Dio.

È fondamentale ricordare che l’architetto milanese ha mantenuto sempre fervida la volontà di donare alla città di Taranto un parco degno della sua Cattedrale. L’Architetto ha sempre mostrato grande lungimiranza: difatti abbracciare la chiesa con della vegetazione spontanea non è solo frutto di una visione poetica ma anche un chiaro tentativo progettuale per preservare l’architettura dall’incipiente inurbamento e dalla speculazione edilizia che di lì a poco avrebbe coinvolto l’intera area. Le previsioni progettuali dell’architetto Gio Ponti, ad oggi, sono state largamente disattese, difatti l’organismo è ora attorniato da diversi assi viari e grandi edifici polifunzionali. Questo congestionamento oltre ad aver alterato il rapporto tra la Concattedrale e lo stretto contesto, falsando i coni visivi che lo stesso Ponti avrebbe voluto garantire, ha limitato la fruizione ed il potenziale sviluppo di uno spazio pubblico al servizio tanto della cittadinanza quanto della parrocchia stessa. Il progetto del parco fu affrontato su un’area d’intervento ben più vasta di quella ora residua, è chiaro quindi che quanto previsto in termini volumetrici all’epoca, risulterebbe utopico da immagine a distanza di 50 anni. Tuttavia, interpolando in maniera critica i risultati della ricerca condotta con la visione pontiana che traspare dalla letteratura è stato possibile calare un pensiero ormai passato nella realtà odierna: prende così forma, sotto una nuova veste, il Parco della Pace.

La proposta di masterplan avanzata durante il laboratorio di tesi di laurea (da me condotto insieme ai già citati curatori e collaboratori della mostra), non vuole essere una soluzione alle varie problematiche che circondano l’area, bensì un chiaro tentativo di stimolo e una possibile e futuribile visione della Concattedrale, in virtù delle considerazioni sull’approccio della conservazione integrata. La visione progettuale elaborata non si limita al solo intervento di restauro del bene architettonico ma si concentra anche allo spazio dell’opera per preservarne sì la materia, ma al contempo tutelarne la figuratività, celata nel rapporto tra l’organismo e l’ambiente che lo circonda.

Il Parco della Pace: valorizzazione e recupero dell’ambito urbano
Il cuore dell’intervento proposto durante la tesi di laurea, è il Parco della Pace, in una versione aggiornata e rivisitata dell’originaria idea pontiana: pertanto non si propone un perimetro di chiusura che delimiti l’area verde piuttosto l’intervento risulti una cucitura tra il contesto e l’area d’intervento. Abbiamo volutamente immaginato la Concattedarele, come una nave immersa in un mare di possibilità, ma che purtroppo, ancora oggi, dopo più di 50 anni, non ha mai preso il largo. Desiderio del progetto è quindi quello di ridare movimento a quest’opera, la cui scia realizzi un vortice di possibilità e attrattività per gli abitanti di Taranto. L’intervento proposto è frutto di un’attenta analisi degli spazi esterni ed interni della chiesa il cui obiettivo è quello di ottimizzare l’area che circonda l’opera riorganizzandola.

Alla luce di una ricognizione dei servizi presenti in zona si è provato a comprendere le necessità di questi luoghi, rilevando un’assenza di spazi di aggregazione per le diverse fasce d’età. Allo stesso tempo non sarebbe stato opportuno vincolare l’area ad una destinazione d’uso rigida, piuttosto si è pensato di donare versatilità con ambienti flessibili alle esigenze della cittadinanza. Da questa volontà nasce il progetto di due piccoli padiglioni e la progettazione di un luogo di aggregazione ampio e all’aperto, protetto dal contesto circostante. L’area a ridosso della chiesa, invece, non potendo essere né congestionata da strutture di nuova progettazione né da una vegetazione estremamente alta (che ne compromettesse la vista), ospiterebbe le due zone dedite ai più giovani: lo skatepark che risponde alle nuove tendenze e un piccolo campo da basket.

Inoltre, di fondamentale importanza ai fini del risultato finale, è stato lo studio condotto sui coni visivi e sugli assi di percorrenza principali che caratterizzano questa nuova idea di Parco della Pace: Con una Cattedrale immersa nel verde, in un giardino progettato per viste prospettiche, in cui spazi e vedute distribuiscono un verde prorompente tra sassi e alberi. in cui, per dirla alla Ponti, «ad architettura rigorosa e semplice contrasta bene giardino disordinato». Ed infine, l’idea di immaginarci il parco attraverso viste e coni prospettici ha dato luogo alla realizzazione di una serie di setti permeabili, sul versante di via Ancona, tali da canalizzare l’attenzione del visitatore direttamente sulla ‘vela’ che si staglia tra gli alberi, richiamando quella suggestione poetica più volte sottolineata dall’architetto. In definitiva la proposta per il Parco della Pace non nasce con le pretese di essere ‘una riproduzione in scala’ di una suggestione ormai passata, piuttosto una reinterpretazione critica, inserendo quindi della vegetazione a coronamento di quell’idea di cattedrale pontiana, probabilmente ora mutila, e allo stesso tempo occasione per giovani ‘architetti nostrani’ di cogliere la possibilità di dar spazio alla propria interpretazione in un luogo dalla duplice sacralità: quella religiosa e quella architettonica.  

Marco Aprea
Architetto del gruppo di giovani autori della tesi sulla Concattedrale e sul Parco della Pace

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