18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 11:54:00

Agorà

Non c’è democrazia senza giustizia…

foto di Enzo Tortora
Enzo Tortora

L’indice di maturità di una democrazia si misura dal grado di civiltà del dibattito politico. Le soluzioni ai problemi del paese possono essere valide o sbagliate a prescindere dal colore di chi le sostiene. Il fatto che a sostenere soluzioni valide siano persone o partiti che non reputiamo “giusti”, non rende tali soluzioni meno valide.

Mi sembra un punto di partenza quasi banale. Sarebbe bastato attenersi al rispetto di tale principio di maturità per evitare al nostro paese decenni di ritardi nella risoluzione di problemi strutturali che restano invece tutt’oggi intrappolati tra interessi elettorali e demagogia. Tra questi possiamo certamente annoverare la giustizia. Il 13 giugno 1987, all’indomani della definitiva assoluzione di Enzo Tortora, l’allora presidente dell’Associazione nazionale magistrati Alessandro Criscuolo, rassicurava l’opinione pubblica sostenendo che l’imminente approvazione del nuovo codice di procedura penale avrebbe evitato il ripetersi di casi di ingiustizia analoghi. Da allora sono passati quasi quarant’anni. Poco e nulla è cambiato. Vari sono stati nel corso degli anni i tentativi di riformare la giustizia del paese, ma una legge non scritta, che pesa quanto una maledizione, vuole che chi provi a metterci le mani ne resti scottato. Era accaduto con tangentopoli, cinque anni dopo gli esiti referendari del 1987, a cui seguì il “tradimento” della legge Vassalli.

Si è ripetuto con il tentativo di Berlusconi e le sue leggi “ad personam”, passando per il ministro Mastella, e poi Renzi, il quale si rifiutava di firmare i referendum sulla giustizia del 2013 firmati invece da Berlusconi. Nel merito è troppo difficile entrarci, e quando ci si riesce è troppo facile uscirvi. Basta screditare l’interlocutore parlando d’altro ed il gioco è fatto. Una mole enorme di processi va in prescrizione? Il dibattito si divide tra chi vorrebbe rendere infiniti i processi in nome della lotta all’impunità, e chi vorrebbe cancellarli tutti. Del perché poi i processi vadano in prescrizione sembra interessare a pochi. Oggi come ieri, dunque, si assiste al tentativo di qualcuno screditare la campagna referendaria promossa dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e dalla Lega, sfruttando a vantaggio delle proprie posizioni il caso di Voghera.

Per chi non avesse seguito la cronaca, un assessore della Lega, già poliziotto e avvocato, all’anagrafe Massimo Adriatici, ha sparato ed ucciso un uomo, e questo ha riacceso nel paese il tema della legittima difesa. Cosa questo abbia a che vedere con il referendum non è dato saperlo. Ma poco importa. Si deve provare un certo imbarazzo nel raccogliere le firme per il referendum giustizia accanto a pistoleri che si fanno giustizia da soli. Si legge su Twitter. Ed ancora. Non mi piace parlare di giustizia con uno che spara ad un disgraziato. E molti altri commenti di pari tenore. Poco importa che la responsabilità penale sia personale.

La responsabilità politica, invece, non lo è. Il fatto è che, come dichiarava il 18 Maggio del 2013 Francesca Scopelliti, vedova Tortora: “c’è una parte della politica che è troppo amica della magistratura, e ne diventa complice, perché non osa mettere in questione ed in discussione la minima riforma… e dall’altra parte c’è una politica troppo nemica della magistratura, che attaccando la magistratura in maniera esagerata ed a volte sguaiata, non ha fatto altro che mettere sopra una pietra tombale rispetto a qualsiasi ipotesi di dialogo riformista. Quindi mancando quella serenità, quella pacatezza, quella genuinità politica, quella saggezza politica necessaria per legiferare, la giustizia in Italia continua a mietere vittime”. La speranza è che questa volta sia diverso, nella consapevolezza che, come sostenne Enzo Tortora, “parlare di giustizia è come parlare di igiene pubblica; perché è piuttosto evidente che non ci possa essere alcuna speranza di democrazia senza giustizia”.

Mirko Venturini

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