18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Settembre 2021 alle 23:59:00

Agorà

Divisi sul Green Pass come Guelfi e Ghibellini

foto di Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Il nostro Paese è davvero strano. Non vi abita il buon senso ed ha la capacità straordinaria di rendere complicate anche le cose più semplici. In queste settimane divampa la polemica sull’utilità del green pass per fronteggiare e difendersi dai colpi di coda del covid che non intende lasciarci riprendere la normalità. Come da prassi consolidata anche su questo argomento l’Italia si divide i Guelfi e Ghibellini, interisti e juventini, sostenitori di Bartali e sostenitori di Coppi.

Ci sono da una parte i rigoristi che vorrebbero i vaccini obbligatori e quindi che si esibisse ovunque il green pass che attesta l’avvenuta doppia vaccinazione e dall’altra gli aperturisti che al contrario vorrebbero libertà di vaccino cioè affidare alla discrezionalità dei cittadini se vaccinarsi o meno. Ovviamente su questo argomento furoreggiano infiammati quanto vuoti e inutili dibattiti nei talk show televisivi che servono solo a confondere le idee, con professionisti dell’opinione che passano il tempo saltando da una televisione all’altra fingendo di azzuffarsi come polli in un pollaio impazzito, tuttologi che hanno un’opinione su ogni cosa, anche sul colore delle mutande della regina d’Inghilterra. A questo si aggiunga che la politica non fa il suo mestiere perché ogni partito sull’argomento liscia il pelo al suo elettorato creando confusione e disorientamento.

Eppure i termini della questione sono molto semplici. I no vax, terrorizzati come sono dalle notizie di quei pochissimi casi di conseguenze letali legati alla somministrazione del vaccino, nascondono la loro paura dietro ragioni ideologiche e costituzionali che non hanno senso, scomodando il liberalismo e la Costituzione, invocando il diritto alla libertà di scelta e chiamando in causa addirittura il fascismo e il nazismo parlando di dittatura sanitaria. Questi no vax che sono circa un 14% degli italiani, stanno dando vita ad aperte manifestazioni di protesta come è accaduto a Torino e a Roma. Su qualche social ho visto foto del tipo “qui è vietato l’ingresso ai cani e ai non vaccinati”, postate da qualche idiota accostandole a foto di epoca nazista nelle quali vien ricordato il tristemente famoso cartello “qui è vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei” con ciò mandando il falso messaggio che in Italia c’è la dittatura sanitaria e il razzismo. Quando leggo queste affermazioni mi ricordo quanto sia vera l’affermazione che “la madre dei cretini è sempre incinta”.

Cosa c’entri infatti il razzismo o il nazismo con la necessità di vaccinarsi per non correre il rischio di lasciarci la pelle e contagiare il prossimo non si capisce. In realtà i no vax sono solo degli opportunisti poiché non rischiano dal momento che la stragrande maggioranza degli italiani è vaccinata e sanno che il sistema sanitario nazionale italiano nel caso si ammalino garantisce loro le cure a prescindere da come la pensano. Per contro sull’altro fronte nel campo rigorista ci sono coloro che vorrebbero che si esibisse il green pass anche per andare in bagno o a prendere un caffè al bar. Quando i cosiddetti “liberali del vaccino” sostengono che il green pass violerebbe il diritto costituzionale alla libertà personale dicono una castroneria poiché non tengono conto del principio ormai acquisito che il mio diritto alla libertà di compiere un’azione finisce quando questo mio diritto lede il diritto di un altro o reca un danno alla sua persona. Un cittadino ha certamente il diritto di scegliere di vaccinarsi o non vaccinarsi ma tale diritto trova il suo confine nel diritto altrettanto legittimo di un altro cittadino di non ammalarsi. E allora se l’esercizio di questo diritto legittimo corre il rischio di trasmettere la malattia ad un’altra persona quel diritto non è più legittimo ma diventa un abuso.

E questo con la dittatura, il nazismo, il fascismo ed altre amenità del genere non c’entra nulla. Ora queste considerazioni, ancorchè semplici e di normale buon senso, non sembrano far breccia in quel 14% di italiani che continuano a rifiutare il vaccino e che inscenano manifestazioni di protesta. E allora in uno Stato democratico nel momento in cui ci si trova di fronte ad un conflitto tra diritti un governo governante fa quello che il governo Draghi ha fatto con il decreto sul green pass, esercita il potere che gli attribuisce la Costituzione e applica l’art. 13 della Costituzione terzo comma “In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori…,”.

Decreta cioè, nell’osservanza della legge e tenuto conto della situazione eccezionale e di emergenza, un limite all’esercizio della libertà personale naturalmente normandolo sulla base delle garanzie previste dalla Costituzione. E forse che la pandemia non si configura come un caso eccezionale e un’emergenza? Ora il decreto come intende che il governo eserciti questa sua autorità? Certamente non con i fucili e il manganello, né inseguendo i no vax per le strade o somministrando loro per forza il vaccino ma osservando la legge e la Costituzione e percorrendo prima la strada della persuasione e del consenso e nel caso di fallimento di questo percorso assumendo provvedimenti consequenziali. E se per esempio occorrerà salvaguardare il diritto di un medico a non vaccinarsi e contemporaneamente quello di un suo paziente a non beccarsi il covid il decreto adotta norme che impediscono al medico di avvicinare i suoi pazienti e di contagiarli. Come? Disponendo il suo trasferimento ad altre mansioni che non prevedono il contatto con i pazienti o col pubblico.

E allora per l’adozione del green pass se un cittadino intende andare al ristorante e farsi una pizza o partecipare ad un evento sportivo di massa nel quale corre il rischio di contagiare o contagiarsi dovrà essere obbligato ad esibire il green pass cioè dimostrare di essere vaccinato e quindi che non rappresenta un pericolo di contagio per gli altri. Con ciò non gli viene negato il diritto alla scelta di non vaccinarsi ma gli si impedisce solo di correre il rischio di contagiare se stesso e di essere un veicolo di contagio per gli altri. In tal modo chi vuole esercitare il suo diritto a non vaccinarsi sarà libero di farlo ma deve sapere che allo stadio o al concerto non ci potrà andare e la partita se la vedrà a casa comodamente in poltrona. In una democrazia governante un governo può fare questo in quanto legittimato dal voto popolare e dalla Costituzione e quindi non deve avere timore di stabilire delle regole soprattutto quando queste sono volte a tutelare un bene comune primario come è la salute dei cittadini.

Però malgrado i provvedimenti corretti del Governo il Paese continua a vivere nell’incertezza poiché continuiamo a spaccare il capello in quattro e perché tutte le forze politiche inseguono il loro elettorato seminando confusione e incertezza. Da notizie dell’ultima ora apprendiamo che dopo l’annuncio della necessità del green pass decisa dal Governo a partire dal 6 agosto c’è stata una corsa alla prenotazione del vaccino la cui richiesta è aumentata esponenzialmente del 200%. In Italia non abita certamente il buon senso ma l’opportunismo è di casa e si sostituisce in un attimo alla convinzione ideologica sulla libertà e la democrazia. In proposito prendo a prestito un’azzeccata osservazione del nostro Direttore Enzo Ferrari fatta sui social per ricavarne una considerazione amara: “Dopo l’annuncio sull’obbligo del green pass è scattata la corsa a prenotare la vaccinazione. Per migliaia di italiani il prezzo della tanto evocata “libertà” è dunque quello di una pizza e birra a tavolino”. Come non essere d’accordo! Andrebbero invece studiate soluzioni per garantire la normalità a coloro i quali, senza essere no vax, non possono vaccinarsi perché affetti da patologie che non permettono di ricorrere alla vaccinazione.

Mario Guadagnolo

1 Commento
  1. Giuseppe Giacovazzo 2 mesi ago
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    Complimenti per questo articolo.

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