22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 10:52:00

Agorà

Lettera di addio di Oronzo Forleo al SS. Annunziata

foto di Oronzo Forleo
Oronzo Forleo

Carissimo SS Annunziata,
il mio tempo è finito, devo congedarmi e allontanarmi dalla tua accoglienza che cominciò nel lontano 1981. Allora ero uno tra i tanti medici, io giovane e tu bello e tanto avvenente, seducente ed attrattivo che insieme alla nostra città facevi da richiamo anche per una parte di giovani che si formavano e crescevano culturalmente al ricercato nord. Io stesso mi sono formato al nord, nella “Milano da bere”, in quella Milano che già allora era Europa, quella città dalle tante possibilità e che remunerava i meriti e certamente il serio lavoro di ogni professionista impegnato in ogni campo.

Il canto delle sirene del magnifico Ionio, il richiamo delle radici territoriali della nostra stupenda Taranto e familiari mi hanno fatto lasciare la facile collocazione lombarda preferendo la difficile collocazione locale, dove i metodi per emergere erano sempre i soliti. Si sempre i soliti, le raccomandazioni e il censo familiare ed economico (ah dannato 68) di provenienza, ma si sa, da giovani sorretti da ideali e soprattutto da vigore fisico e mentale, nulla risulta impossibile tanto da convincermi a fare la gavetta delle gavette, pur di approdare al lavoro ospedaliero che era la meta da raggiungere. E dopo tanti avvisi pubblici nel reparto di Pediatria e nel “Centro Immaturi” (così si chiamavano le attuali UTIN unità di terapia intensiva neonatale) ,finalmente sono riuscito carissimo SS Annunziata ad entrare nelle tue grazie e nella tua beltà. Ero felice, coronavo il sogno antico, quello di fare il medico ospedaliero e soprattutto il medico ospedaliero dei bambini e per i bambini nelle loro famiglie: erano già evidenti i grossi bisogni sociali. Come qualche volta racconto l’aver vinto il concorso di assistente pediatra (negli anni 80 esistevano 3 figure mediche primario, aiuto primario e assistenti) era per me come aver vinto il concorso da direttore della “NASA” americana.

Si, ero orgoglioso, avevo conquistato la mia meta, iniziava il mio percorso. Anche la mia amata madre era sbigottita del mio entusiasmo poichè col suo sapere pratico ed esperto non aveva mai condiviso la scelta del ritorno da Milano; bisognava continuare a studiare a Milano e le mie eventuali necessità economiche per chi aveva già fatto laureare in medicina mio fratello e sorella maggiori, adesso con me solo da “mantenere”, erano fatiche lievi. Sono passati tanti anni e la neonatologia iniziava i suoi primi grandi passi sorretti da tecnologie e conoscenze che andavano veloci come il suono. E dopo i primi ventilatori giocattolo dove non c’era nessun rispetto dei polmoni neonatali abbiamo assistito a rapide evoluzioni con apparecchi sempre più performanti e sempre rispettosi delle peculiarità di organi in divenire , interrotti nella loro naturale evoluzione maturativa da nascite premature. Ti ringrazio amico SS Annunziata perché mi hai dato la possibilità di crescere come persona offrendomi l’interazione con una umanità variegata e dalle mille sfaccettature con la quale ho imparato a comunicare. Mi hai insegnato a comunicare anche nell’evento forse più lontano dei medici: la morte.

E si perché la morte rappresenta qualche volta l’evoluzione di un fallimento terapeutico e questo fa allontanare buona parte dei medici. Molto spesso è la risposta ad una legge naturale dove il nostro compito diventa completo solo se accompagniamo i genitori nel passaggio del loro neonato in quest’ultimo viaggio. Questo l’ho imparato da te amico mio attraverso le tue infermiere e al garbo che mostravano nel conservare le ultime cose di corpicini che raccontavano storie e speranze familiari. Della crescita di medico caro SS Annunziata non ti ringrazio, è la tua unica mancanza ma forse hai un attenuante perché la nuova neonatologia era giovane e non c’erano maestri per questa nuova branca. Fortunatamente c’erano però maestri di comportamento e di dedizione al lavoro che io per primo ho rispettato e ai quali ho dedicato parte del 6 piano. Quello che bisognava imparare lo si doveva elemosinare fuori dalla nostra amata e dannata città e fuori dalla puglia certamente. Ed ecco riecheggiare forte le parole di mia madre che insisteva su una formazione lombarda ed europea. Per questo, per tanti anni sono stato girovago in lungo e largo per vedere cosa facessero gli altri e cosa si dovesse imitare o addirittura migliorare. Per te caro amico ho rinunciato alla crescita dei miei gioielli, i miei figli che amorevolmente mi hanno permesso di essere sempre latitante. Per te ho trascurato mia moglie che, sicuramente unica, mi ha sopportato condividendo questo legame profondo che mi univa a te e ai neonati affidati rinunciando a tantissimo, troppo per una sola persona.

Ma la vita è bella perché non si torna indietro e ti suggerisce sempre di fare bene subito perché nella vita reale i rewind non esistono. E adesso che il mio tempo è finito amato amico SS Annunziata, ho paura che stia per finire anche il tuo tempo perché incalza il nuovo ospedale, il San Cataldo che dopo tanti problemi probabilmente presto vedrà offrirsi alla città. Ma con tutto il rispetto e la devozione per un santo straniero, mandato a noi per volere soprannaturale dalla lontana Irlanda, e con tutta la gratitudine per il suo operato evangelico in terra ionica e nella peste di Corato, io non ti avrei mai cambiato amico SS Annunziata o almeno avrei lasciato al nuovo il vecchio nome.

Tu sei sempre stato leale e sei sempre stato campanilista, vicino ai tarantini, al contrario di san Cataldo che nell’opinione popolare è amante dei forestieri. Ma questo sicuramente per una antesignana sua estrazione europeista e per la sua grande cultura di base. Il mio tempo è finito e se anche il tuo è vicino ti ricorderò con l’affetto del miglior amico, dell’amico che non si può mai tradire e verso il quale si nutre solo amore e rispetto profondo. In tempi dove non esiste più il compagno di strada col quale condividere il proprio cammino e i sani progetti, ma solo nemici da abbattere ad ogni costo, anche senza motivo, credo sia giusto rispettare questo tempo che non ci appartiene più: il nostro tempo è finito. Come ho detto ripetutamente nell’ultimo anno “non mi filetto“ più col sistema attuale e non riesco più a diventarne un tutt’uno per una idea personale e antica della medicina e delle professioni d’aiuto. Ma il lutto di separazione da te l’ho già elaborato e adesso sono felice. Ti giunga il mio abbraccio forte, amico caro, questo ti dovevo con grande devozione e con l’affetto che si conserva per gli amici d’infanzia. Ps: Dedicato a tutta la città che mi ha accolto e che mi ha voluto bene E dedicato ancor di più a chi non me ne ha voluto…probabilmente dovevo sforzarmi maggiormente.

Oronzo Forleo
Direttore Neonatologia e Utin Taranto in prossima quiescenza

4 Commenti
  1. Vincenzo 2 mesi ago
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    Grazie

  2. Francesco Mancarella 2 mesi ago
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    Persona esemplare, in possesso di grandi doti umane e professionali.

  3. Patrizio Gatto 2 mesi ago
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    Un grande Professionista, grande Medico, grande Uomo… da cui tutti abbiamo solo da imparare… La città è il SS non ti dimenticheranno. Patrizio Gatto.

  4. carlo 1 mese ago
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    non ho avuto modo di conoscerla. Dalla sua bellissima lettera rivolta all’amico, tuttavia emerge la sua professionalità e soprattutto il suo amore per il territorio. Questa città ha bisogno dei suoi figli, soprattutto in questo momento di rinascita.
    Continui ad operare nel sociale e metta a frutto la sua esperienza.

    Grazie per tutto quello che ha dato.

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