22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Settembre 2021 alle 19:54:00

Agorà

Il patto sostenibile per ricucire il territorio tarantino

Una veduta aerea del Ponte Girevole
Una veduta aerea del Ponte Girevole

Nel corso dell’evento organizzato dal centro di Cultura “Giuseppe Lazzati”, abbiamo avuto modo di avvicinare alcuni relatori, per porgli qualche domanda. A Mariavaleria Mininni, docente Università della Basilicata UniBas è stato chiesto: Quale può essere la chiave di lettura di un piano paesaggistico territoriale? “La Regione Puglia già nel 2010 aveva prodotto il piano paesaggistico territoriale e regionale (PPTR) e poi nei 2015 approvato il primo piano in Italia, dopo un lungo iter di condivisione e partecipazione, affiancando alla visione della tutela quello della valorizzazione”.

..e per Taranto in particolare?
“Si sono progettati 5 scenari dei paesaggi regionali al futuro, delineando già una visone in chiave paesaggistica del territorio: Taranto e il mare da valorizzare, Taranto e i suoi numerosi e stratificatiti paesaggi della storia e della cultura, Taranto e le reti ecologiche della flora della fauna, tra risorse terrestri e risorse marine, Taranto e le percorrenze antiche e gli itinerari dei nuovi pellegrinaggi, Taranto infine come città tra campagna e mare, agricoltura e pesca, dove verificare quanto l’azione paesaggistica può aiutare a risolvere i problemi creati dalla ricerca di una modernità acritica, dove contemplare l’Ilva e tutte le sue narrative e contraddizioni per entrare a far parte in un fatto storico più complesso”.

Ma cosa bisogna fare nel concreto per rendere attivi questi progetti?
“C’è bisogno di un Patto città-campagna, che prenda in considerazione lo spazio agricolo periurbano dove le città si espandono per rimettere in gioco una spazialità, non adottata dagli agricoltori ma neppure dai cittadini che si sentono nei margini periferici lontano dal centro. E’ necessario – ha precisato la docente – rimettere in gioco queste due realtà che soffrono entrambe di un processo di marginalizzazione e ridare loro vigore, individuando nella periurbanità una terzietà, uno spazio né città né campagna, che non è un difetto di città ma una visione ribaltata di centro e periferia”.

Gli ha fatto eco Alessandra Schmid, Architetto dottoranda corso di ricerca: PASAP Med_ Patrimoni Archeologici Storici Architettonici e Paesaggistici del Mediterraneo Università di Bari Aldo Moro, Politecnico di Bari, CNR Taranto, alla quale abbiamo chiesto: Quali possono essere oggi le relazioni aggiornate tra città e natura con particolare riferimento a Taranto?
“Taranto rappresenta una città molteplice, stratificata e complessa nel panorama mediterraneo, non descrivibile per mezzo di definizioni univoche e di facile interpretazione. La complessità stratigrafica di Taranto è stata generata nel tempo da una storia profondamente sedimentata di interazioni tra uomo e natura, a volte conflittive e dure, a volte collaborative, che distinguono le forme e le dinamiche dei suoi

Potremmo allora parlare del territorio tarantino di oggi come un’area territoriale estremamente ibrida da questo punto di vista?
“Infatti. Taranto è la città del sistema chiuso dello zoning del XX secolo, della settorializzazione in zone funzionali e di una separazione che tende a negare una relazione produttiva tra città e ambiente. Ma Taranto è anche un caso emblematico di città stratigrafica e quindi della compresenza tra uomo e natura che ha generato nel tempo le forme del paesaggio oggi percepibili ed esperibili. Le acque di Taranto – sottolinea inoltre la ricercatrice – sono luoghi emblematici della ricchezza stratigrafica della città, teatro di vita pulsante e biodiversa, nel quale il paesaggio della pesca e della militicoltura incontra l’acciaio, i paesaggi produttivi o dismessi e le aree umide scelte per la nidificazione dagli uccelli migratori. Un territorio molteplice difficilmente definibile se non in termini di stratigrafia, compresenza e paesaggio”.

Si può parlare dunque di una dualità tra città e natura, tra città e campagna?
“In termini di Natura e Cultura sono non in opposizione ma anzi profondamente interrelazionati, poiché il concetto di inseparabilità tra di essi è radicato in varie teorie. È interessante notare come l’interdipendenza tra la città costruita e il territorio limitrofo sia alla base della concezione urbana della Taranto magno-greca nella quale la campagna (la chora) non solo è parte della polis ma ciò da cui la sua ricchezza dipende. Il termine agrourbano acquista in questo senso e nel panorama odierno, operatività e urgenza. Un’agro-silvo-urbanità di terra e di mare può farsi vera e propria visione urbana e strategia d’azione per Taranto”. Da questo simposio che anticipa come tappa il dibattito verso il prossimo Festival ASviS (28 settembre – 14 ottobre 2021), è emerso che Taranto può rappresentare, a ragione, un caso studio d’eccezione in quest’ambito. Va da se che per avviare questo ragionamento è stato necessario e indispensabile ricostruire il gruppo di lavoro costituito dalla segreteria tecnica del piano in oggetto, coordinata da chi su questi argomenti ha speso una vita di ricercatrice e dal gruppi di ricercatori Inea Crea.

A questo proposito in particolare segnaliamo la presenza all’incontro organizzato dal Centro di Cultura e Sviluppo “Giuseppe Lazzati, anche di Grazia Valentino e Pierpaolo Pallara, i quali hanno relazionato sulle opportunità per il Patto città campagna a Taranto. Entrambi hanno sempre operato nello spirito instillato dal suo coordinatore scientifico Alberto Magnaghi e alla efficace e operativa visione di Angela Barbanente, un assessore tecnico e politico allo stesso tempo. Per Taranto, allora, una visione davvero profetica che, speriamo, venga finalmente realizzata in toto: il Piano Paesaggistico che (ri)pensa per Taranto l’idea dell’agricoltura periurbana di terra e di mare, rispettando la ricchezza stratigrafica e biodiversa del proprio territorio.

Floriano Cartanì

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