18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:07:14

foto di Benedetto Croce
Benedetto Croce

Da tempo ormai si sente o si risente parlare di fascismo e di antifascismo; meglio si disputa su non pochi quotidiani se c’è ancora un “fascismo” e, di conseguenza, un “antifascismo” e il tutto si riporta al senso dello Stato. Benedetto Croce (nella foto) scrisse che il “fascismo era stato una parentesi nella storia d’Italia”; e come era sorto, così era finito. Sorto con la violenza, era morto con la stessa arma della violenza.

Da grande storico Croce, e filosofo quale era, avvertiva subito il suo lettore, o lo studioso di “cose patrie”, che nella Storia (l’antica liviana Historia) nulla procedeva per evento casuale, ma ogni passo della “Storia” era sempre legato (e lo è) ad un passo precedente perché non esiste soluzione di continuità negli avvenimenti umani. Il “fascismo” era sorto e per la confusione civile e militare in Italia, dopo la fine della prima grande guerra e per la scissione avvenuta a Livorno nel 1921 del partito socialista; dal quale era nato il partito comunista, che poi fu di Gramsci. Fatti accaduti in un disegno della stessa “Storia” governata da uomini del tempo e secondo i “casi politici” del tempo. Una parentesi, dunque, fu il fascismo dal quale terminata la seconda guerra mondiale con la tragedia italiana che ben sappiamo (ma anche europea e mondiale) fu generato un antifascismo, come ritorno alla democrazia e alla libertà. In tale vicenda storica, che ad oggi perdura, quale risposta ad un fascismo si debbono tuttavia tenere ben presenti due concetti: primo che il senso dello “Stato” è ormai cambiato e non solo in Italia, ma in tutta l’Europa e l’europeismo ne è il miglior “accadimento” e che il fascismo, come altre dittature quali il nazismo e il comunismo staliniano, furono “fatti” legati ad “uomini”; quegli uomini che la storia ha cancellato dalle sue pagine: dico uomini come dittatori che le masse seguirono mitizzandoli e che gli stessi avvenimenti della Storia (con la maiuscola) ha poi registrato per quello che furono e per come operarono. La dittatura ha dato il posto e il passo alla democrazia e la tirannia alla libertà.

È tornato, come conseguenza di una privazione, il vero senso dello Stato. Dello Stato etico. Lo Stato come valore morale; chi, se quel valore si perde, si perde lo stesso Stato non machiavellicamente inteso, ma illuministicamente desiderato. Altro basilare concetto è che, di fronte a tale moralità di Stato, non esistono, per le vere pagine della Storia, vincitori e vinti, se non in modo fittizio. Come se i vincitori abbiano tolto l’onore ai vinti; perché il giudizio sui fatti storici non lo dà il vincitore, anche se è tale, ma la stessa realtà che nasce dalle macerie di una sconfitta. Ed è l’anima di un popolo sconfitto che sa riprendere il cammino verso beni che erano perduti e che la vittoria altrui ha reso più spedito e convincente. Donde il necessario evento dell’antifascismo per i fatti di casa nostra. Ma attenzione; un antifascismo che non produca altri “fascismi”, di altro colore ideologico, ma che perseveri nelle assolute verità della democrazia e della libertà dei popoli. Un antifascismo dunque democratico e perenne, mai un antifascismo che conduca ad un altro governo assoluto e antidemocratico, ove un partito diventi uno Stato. Un antifascismo che non nasconda un potere politico ed economico, ma sia dispiegato nel preparare il popolo alla vera democrazia, che è onestà dei costumi e bene supremo verso la Patria, che, a sua volta, contiene il massimo del senso etico della vita; e dello stesso Stato.

Paolo De Stefano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche